Capo Matapan? Non mangio sardine perché si sono divorati il figlio mio

di Marino Miccoli

…ovvero quando giunse la notizia a casa Miccoli.

Nelle due vecchie fotografie in b/n che ho estratto, dall’album di mio padre Antonio (*), si può notare l’equipaggio del Regio Incrociatore Fiume riunito a poppa per la recita della Preghiera del Marinaio e le batterie che fanno fuoco. Quest’ultima immagine, inedita, rende solo in minima parte ciò che rappresentava la potenza di fuoco costituita dall’entrata in azione di quelle torri binate del calibro da 203 mm.; infatti, secondo quanto narrava il mio compianto genitore, quando queste batterie aprivano il fuoco, sprigionavano una potenza tale da far sussultare tutta la nave.

All’epoca in cui è stata scattata la fotografia (fine degli anni ’30) mio padre era imbarcato proprio su questa superba unità navale con la qualifica di Capocannoniere stereotelemetrista ed aveva appena superato un corso di aggiornamento professionale sul funzionamento del nuovo telemetro, presso le Scuole del C.R.E.M. a Pola (Istria italiana). A tal proposito consiglio la seguente lettura qui: http://www.lavocedelmarinaio.com/2010/06/le-scuole-c-r-e-m-di-pola-istria-italiana/

Regi incrociatori Fiume, Pola, Zara e Gorizia
Questi i nomi delle quattro moderne Unità che costituivano la superba quanto temibile classe “Zara”; erano quanto di meglio poteva schierare la flotta della regia Marina riguardo agli incrociatori pesanti.
La I^ Divisione fu quasi totalmente annientata a largo di Capo Matapan (Mediterraneo centrale) la notte del 28 marzo 1941; scampò al sicuro affondamento il Gorizia che si trovava in cantiere a Messina per la riparazione di un’avaria ai motori.
Quella maledetta notte, nelle acque del Mediterraneo centrale, colarono a picco tre dei quattro migliori incrociatori pesanti (tipo Washington) della nostra squadra navale e due regi cacciatorpediniere della classe “Poeti”: Alfieri e Carducci.
Persero la vita oltre 2.300 uomini, tra questi amici e colleghi di mio padre come Nazareno Bramante di Siracusa (*).
Oggi possiamo affermare che da quel momento ebbe inizio il tramonto della regia Marina Italiana; la flotta, considerata fino ad allora, la quinta al mondo per numero e potenza.
L’implacabile, quanto terribilmente preciso tiro a segno notturno guidato dal radar che le corazzate britanniche della Mediterranean Fleet effettuarono sugli ignari regi incrociatori della I^ Divisione, provocò una vera e propria strage di Marinai italiani.
Dalle ore 22,27 alle 22,31: quattro minuti di fuoco bastarono a causare la carneficina.
Le corazzate britanniche azionarono i loro cannoni del calibro di 381 mm. da distanze ravvicinate, ovvero tra i 2.000 e i 3.000 metri, con alzo quasi a zero.
Il regio incrociatore Fiume fu l’unico degli incrociatori pesanti ad affondare per causa direttamente da attribuirsi alle bordate delle navi da battaglia nemiche; infatti preso di mira da due corazzate (Warspite e Valiant) ,si appoppò fino a capovolgersi per poi affondare.
Le altre due unità, Pola e Zara, furono finite dai siluri lanciati dai Cacciatorpediniere Britannici.

La storia di nonna Santa
Quanto sopra riportato fa parte della storia, ma cerchiamo di comprendere come fu accolta quella triste notizia nella famiglia di mio padre e precisamente da sua madre Santa.
Mia nonna paterna non mangiava le sardine; ella non le appetiva non per motivi legati al suo gusto, alla sua dieta o a qualche particolare allergia alimentare. Nonna Santa decise di non cibarsi di sardine o di aringhe dalla fine di marzo 1941, ovvero dal triste giorno in cui Le fu comunicato che l’incrociatore Fiume, ovvero la nave sulla quale era imbarcato suo figlio Antonio, era stata affondata dagl’inglesi la notte del 28 marzo 1941.
Per una strana coincidenza la strage di nostri Marinai, a seguito dell’agguato notturno teso dalla Mediterranean Fleet, avvenne proprio nel giorno in cui ricorreva il 31° compleanno del Capo Antonio Miccoli; egli fu tra i pochi sopravvissuti ma fu dato sin da subito tra i dispersi.
Mia nonna, sconvolta da quella notizia, si recò nella Chiesa parrocchiale del paese, a Spongano (Lecce); disperata per la triste sorte toccata al figlio, si rivolse accoratamente alla Madonna e fece questo voto: “non si sarebbe più fatta tagliare i capelli fino a quando non avesse riabbracciato suo figlio”. E poiché sapeva che le sardine sono tra i primi pesci che, attirati dai cadaveri, accorrono per divorarne le carni, nonna Santa non volle più cibarsi di esse.
A chi inconsapevolmente le chiedeva la ragione di questo suo comportamento, addolorata e scuotendo il capo, con gli occhi bagnati dalle lacrime rispondeva:
– “percè s’hannu mangiatu lu fiju meu!” (perchè hanno mangiato mio figlio!).

Quel tragico giorno anche per mio padre, sopravvissuto a quel macello, significò l’inizio di un’amarissima quanto dolorosa esperienza; cominciò per lui e per quei pochi fortunati, anzi “graziati”, che sopravvissero, un calvario di diverse ore in acqua, durante il quale vide e sentì le urla disumane dei suoi più fraterni amici e stimati colleghi, morire atrocemente tra le fiamme sulla coperta del Fiume; li vide poi morire assiderati, li vide morire annegati, li vide morire divorati dagli squali, li vide morire impazziti dalla disperazione.
Mi raccontava, con gli occhi arrossati, che i corpi dei Marinai erano attaccati prima dalle sardine che ne rosicchiavano le estremità e poi venivano improvvisamente trascinati giù, in un gorgo, dagli squali. Sulle zattere non c’era posto per tutti, e si faceva a turno tra chi era in mare, reggendosi aggrappati fuoribordo. Lunghissime ore di disperazione, nella notte, faccia a faccia con la morte, fino a quando non fu fatto prigioniero da un cacciatorpediniere inglese che lo issò a bordo con i pochi superstiti.
Ma quando in famiglia si ebbe qualche notizia sulla sorte di mio padre?
Il giorno 10 maggio 1941 (ben 42 giorni dopo la tragedia di Capo Matapan!).
Giunse a Spongano, nella casa dei nonni, una lettera della Croce Rossa Internazionale in cui si comunicava che il maresciallo della regia Marina Antonio Miccoli era tra i pochi sopravvissuti all’affondamento dell’incrociatore Fiume. Catturato in mare dagli inglesi, era stato temporaneamente imprigionato ad Alessandria d’Egitto e poi era stato internato con molti altri Militari italiani, catturati non solo in mare, in un grande campo di concentramento P.O.W. situato a Zonderwater, in Sud-Africa. Rimase prigioniero degli inglesi in Sud-Africa per 5 anni e 2 mesi; un lungo periodo in cui patì la fame, subì angherie e maltrattamenti perché quando fu sottoposto più volte a interrogatorio si rifiutava di rivelare come era fatto e quale fosse il funzionamento del telemetro italiano (che per la qualifica posseduta egli ben conosceva) ai britannici.
Fu liberato nel maggio del 1946 e rimpatriato a Napoli.
Riprese la sua carriera di sottufficiale nella neonata Marina Militare e, dopo essere stato più volte decorato e nominato Cavaliere al merito della Repubblica dal Presidente Giovanni Gronchi, si congedò nel 1962 con il grado di Sottotenente del C.E.M.M..
Questo mio modesto scritto, oltre che ricordare e onorare la memoria degli oltre 2300 Marinai Caduti e i Dispersi di Capo Matapan, vuole anche rappresentare un’occasione per considerare e riconoscere i grandissimi meriti della Croce Rossa Internazionale che sin dalla sua fondazione svolge quell’importante missione di recare soccorso, assistenza e conforto ai prigionieri e ai familiari delle vittime delle guerre. Ritengo pertanto tributare a questa organizzazione umanitaria di avermi fatto il dono del più prezioso frutti che la civiltà e il progresso umano ha dato a tutte le nazioni: l’umana solidarietà.

(*) per saperne di più digita i nomi sul motore di ricerca del blog.

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35 risposte a Capo Matapan? Non mangio sardine perché si sono divorati il figlio mio

  1. Di Lorenzo Giuseppe dice:

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  2. Marcantonio Gianneschi dice:

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  3. Manrico Mascia dice:

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  4. Andrea Gattuso dice:

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  5. Michele Salatino dice:

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  6. Sandro Saccheri dice:

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  7. Francesco Ortega dice:

    riposate in pace e onore ai caduti

  8. Salvatore Giuseppe Fratianni dice:

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  9. Giuseppe Paratore dice:

    ho letto molto a proposito ”la voce che mi lascia perplesso….si cita testualmente …errore tattico”……insomma,non bello da leggere e da dire,con questo ONORE A CHI HA COMBATTUTO UNA SFORTUNATA,SBAGLIATA BATTAGLIA.

  10. Luciano Testa dice:

    Oggi sono passati 76 anni da quella sconfitta, BATTAGLIA SBAGLIATA, da chi? per primo mancanza del radar e la poca visione di SUPERMARINA più marina che super altri commenti sono perfettamente inutili

  11. Giuseppe Paratore dice:

    Giuseppe Paratore LO HANNO SCRITTO…..”ERRORE TATTICO….MANCANZA RADAR…..ECT.ECT…..L’HO LETTO,E NON VOGLIO FAR POLEMICA,NON HO STRUMENTI NE COMPETENZE…..IO LEGGO QUELLO CHE ESPERTI HANNO SCRITTO”…..VADA A LEGGERE…..DI FATTO UNA SONORA BATOSTA,COSTATA CARA.
    sono andato a rileggere…….perdite inglesi 1 aereo silurante 3 morti
    perdite italiane 2 incrociatori 2 cacciatorpediniere 1 nave da battaglia danneggiata 2331 morti 1163 prigionieri…..causa sconfitta…….britannici piu’ evoluti tecnicamente…….noi arretratezza tecnica ……”ANCHE TATTICA”…..non addestrati per ”cannoneggiamento notturno”……NON FACCIO POLEMICHE,NE VOGLIO DENIGRARE L’ONORE DELLA MARINA,NE L’ONORE DEI CADUTI…….ma le cifre parlano da sole,purtroppo.
    con tutto il RISPETTO PER LA NOSTRA MARINA MILITARE,E PER CHI HA SERVITO.
    gli inglesi avevano aerei,radar,addestrati al combattimento notturno…..cunningam….”dice testualmente……atteggiamento tattico aggressivo…..poteva contare su tutto cio”’…..noi purtroppo per soccorrere una nave……ci siamo infilati nella loro trappola……giusto o sbagliato?……non sta a me dirlo,ma parlasi di pesante sconfitta e tributo di marinai.sicuramente spesso si cita la ns.flotta come potente mezzo bellico,con ”troppe e vistose lacune”.non parlo di tradizione marinaresca,gli inglesi hanno costruito per secoli il loro impero sulla supremazia per mare.dico solo RIP per tutti quei marinai che si son trovati a combattere e perire.sul campo certo che hanno fatto il loro dovere fino in fondo,come sempre il soldato italiano ha dimostrato.VIVA LA MARINA

  12. Luciano Testa dice:

    Sono d’accordo su tutto principalmente sull’onore e rispetto per i caduti, prigionieri e di tutti coloro che parteciparono alla battaglia, ma definirla come un “semplice errore tattico” mi è sembrato parecchio riduttivo, le cause del disastro di questo “errore tattico” le conosciamo ma altro………..no,comunque per il mio quarto di secolo al servizio della Marina mi unisco al VIVA LA MARINA

  13. Giuseppe Paratore dice:

    Luciano Mariarosaria Testa ,BUON GIORNO,se a voglia si vada a leggere GIUDIZIO FINALE DELLO SHINANO”sulla battaglia in questione…..il povero AMM.IACHINO,VIENE PESANTEMENTE MESSO SOTTO ACCUSA….leggevo altrove che comunque gli inglesi,si adoperarono al recupero dei superstiti……FINO ALL’INTERVENTO IN AREA DEGLI AEREI TEDESCHI…..ALLORA PERCHE’ NON HANNO SUPPORTATO PRIMA LA MARINA?…..oltremodo gli inglesi segnalarono le posizioni dei naufraghi a SUPERMARINA,per facilitarne il recupero….come mai mi chiedo,non si fosse addestrati al combattimento notturno?

  14. Giuseppe Paratore dice:

    poi sappiamo che il FASCISMO,commise il grande errore di non dotare di una sua forza aerea la MARINA,lo stesso errore che fecero i TEDESCHI,che costruirono navi di superficie molto potenti.forse una concezione tattica ”vecchia”?….guardavo l’altro giorno,solo alcuni dati sulla guerra sommergibilistica…..sconfortanti i risultati,eppure ottimi soldati,marinai,ufficiali.SPERO OGGI SIA DIVERSO.ho chiesto di entrare in questo gruppo,perche’ la MARINA MILITARE,ERA UN PO’ il mio sogno di ragazzo,ma mio padre non mi permise detta inclinazione.pero’ leggo tutto con curiosita’,e cerco di comprendere,senza scendere nello specifico,non avendo competenzze e conoscenze.

  15. Luciano Testa dice:

    Giuseppe Paratore Buongiorno a Lei, grazie per l’informazione, è un testo che non conoscevo, rimedierò al più presto, tutti questi interrogativi mi lasciano perplesso sulla definizione data “Errore tattico”

  16. Sandro Atena dice:

    Mancava la portaerei, poi c’era molta rivalità tra aeronautica e marina, la prima non volle la consegna di aerei alla marina. Poi ancora si diceva che l’Italia era una portaerei ma senza assistenza dell’aeronautica fu solo a parole. Per chiudere, mancava tanto altro

  17. Giuseppe Paratore dice:

    GIA’…..C’E CHI DICE CHE I CANNONI DA 358……AVESSERO DEI PROBLEMI….. ma li bisognerebbe essere dei tecnici…….non so se sia solo una questione di ”polemica retorica”.al solito nostro…….e’ chiaro che….RADAR,COPERTURA AEREA…..MAGGIOR ROUTINE DEGLI EQUIPAGGI…..MAGGIOR AUTONOMIA…..”FA SI CHE SI ABBIA UN ATTEGGIAMENTO TATTICO DIVERSO”….DI FATTO GLI INGLESI CHIUSERO LA PARTITA,CON NOI……CHE AL TEMPO COMUNQUE ERAVAMO UNA SPINA NEL FIANCO…..LA CONSEGUENZA CHE DOMINANDO IL MEDITERRANEO,PERDEMMO L’AFRICA……IL RESTO E’ NOTORIO.LEGGEVO CHE ANCHE ”IN GERMANIA…..NELLA CORSA AGLI ARMAMENTI ” VI FURONO LOTTE INTESTINE SU OVE CONVOGLIARE LE RISORSE,E SOLO IN UN SECONDO TEMPO SI COMPRESE L’IMPORTANZA DI UNA GUERRA MARINARA,PER BLOCCARE L’INGHILTERRA E RELATIVO SUPPORTO LOGISTICO DEGLI ALLEATI COI LORO CONVOGLI….I TEDESCHI INIZIARONO LA COSTRUIZIONE DI UNA PORTAAREI……E SE NON VADO ERRATO ANCHE NOI…..O FORSE SI TRATTAVA SOLO DI UN PROGETTO….AVEVO LETTO QUALCOSA…..PERO’ QUESTO CI DA’ L’INDICE DI UNA VISIONE ”DICIAMO TERRESTRE”…….DEL CONFLITTO……A POSTERIORI SEMPRE FACILE,QUI SU POI ANCORA PIU’ SEMPLICE.

  18. Luciano Testa dice:

    Per la costruzione di una portaerei mi pare che rimase solo l’dea, per tutto il resto rimane tutto incomprensibile, mi ha fatto molto piacere questa istruttiva conversazione ma il dovere della cucina mi chiama, buon pomeriggio e saluti cari

  19. Giuseppe Paratore dice:

    PORTAEREI L’AQUILA COSTRUITA SU SCAFO DEL TRANSATLANTICO ROMA…….A DATA 8 SETTEMBRE 43,STATO D’ALLESTIMENTO 90%…..DANNEGGIATA DA BOMBARDAMENTO……VERRA’ SMANTELLATA NEL 1952

  20. Aldo Sami dice:

    Quasi introvabili , ma sarebbe interessante leggere due libri, Navi e poltrone e Settembre nero di Antonino Trizzino .

  21. Luciano Testa dice:

    Già letti

  22. Iacono Francesco dice:

    io ho una edizione di Navi e poltrone, letto

  23. Salvatore Costantino dice:

    nessuna arretratezza tecnica ma di sicuro mancanza di dotazione elettronica di sicuro ed inoltre ma questo si è saputo solo nel 1975 gli inglesi conoscevano i nostri piani perche li avevano decrittati dai tedeschi in quanto in grado di poter leggere i codici di enigma

  24. Sandro Atena dice:

    E’ da ricordare che la nostra “intelligence” era quasi zero

  25. Salvatore Costantino dice:

    vero ma per quello che poteva fece il suo lavoro

  26. Giuseppe Paratore dice:

    BEL LAVORO 5 NAVI PERSE.

  27. Salvatore Costantino dice:

    la protezione aerea tedesca è stata la causa che ha fatto conoscere i piani ed in questo gli inglesi mantennero un riserbo assoluto poiche avrebbero dovuto rivelare l’esistenza di ultra secret uno dei primi computers della storia ed il lavoro di turing

  28. Egidio Alberti dice:

    COMMOVENTE QUESTA RICOSTRUZIONE STORICA DELLA BATTAGLIA DI CAPO MATAPAN. ONORI AI 2300 MARINAI CHE VI PERSERO LA VITA. RR.II.PP.

  29. Fabio De Chiara dice:

    Onori R.I.P.

  30. Alessandro Achille Burla dice:

    Amici….meditate su queste vicende tramandate il ricordo di quei momenti terribili ai vostri figli e nipoti. Non bisogna dimenticarli….bisogna onorarne la memoria ed il ricordo…

  31. Carlo Di Nitto dice:

    Quanta tenerezza e quanta tristezza negli occhi di questa Madre!!! <3 <3 <3

  32. Antonello Goi dice:

    LA MOGLIE DI UN MARINAIO

    Qualche anno fa, per una rivista di ex dipendenti Telecom, scrissi una breve biografia di una collega “centenaria” dopo averla intervistata. Riporto qui un breve passo, in ricordo di lei, scomparsa qualche anno dopo, e del marito, che partecipò alla battaglia di capo Matapan. Un pensiero a tutti e due e un bacetto alla mia cara collega.
    “Iside era fedele al “suo” fidanzato, Vladimiro, che avrebbe sposato alla fine della guerra. Vladimiro, è bello ricordare anche lui, era un marinaio, sergente del Servizio Direzione di Tiro, imbarcato sull’incrociatore Zara che, all’inizio del conflitto, era inquadrato nella Iª Divisione Incrociatori della Iª Squadra di base a Taranto, quale ammiraglia di Divisione. Lo Zara partecipò alle principali missioni belliche della Regia Marina nella seconda guerra mondiale, come la battaglia di Capo Matapan (29 marzo 1941); in tale occasione lo Zara fu affondato. Morirono 782 dei 1148 uomini. I sopravvissuti furono internati dagli inglesi in un campo di concentramento a Johannesburg, soprannominato Zonderwater (che significa “senz’acqua). Da questo campo, dal quale ritornò nel 1947, Vladimiro scriveva tenere lettere d’amore alla sua Iside che già chiamava “moglie mia”e che sono ancora amorevolmente conservate.”

  33. Albanese Luciano dice:

    Tanta tenerezza per questa mamma

  34. Giancarlo Leandri dice:

    Un caro abbraccio alla Signora.

  35. Giuseppe Paratore dice:

    IO NON SONO STATO MARINAIO…..NON MI E’ STATO PERMESSO……DA MIO PADRE…MA MI EMOZIONO A VEDERE UNA NAVE….HO LETTO TANTISSIMO……TROPPA TEORIA,CHE SA DI POCO ALLA FINE,PER MARE DEVI ANDARCI….E NON VOGLIO ”NEL MODO PIU’ ASSOLUTO DENIGRARE LA MEMORIA,ED IL SACRIFICIO DI QUESTI UOMINI”……VIVA LA MARINA MILITARE…PURTROPPO LEGGENDO,FACCIO IL CONTABILE,E GUARDO CINICAMENTE AL RISULTATO.

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