28.12.1908, il terremoto di Messina

Ore 5.20 del 28.12.1908, il terremoto di Messina

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In quell’evento disastroso, che ebbe notevolissima eco in ambito internazionale nel prestare i primi soccorsi ai terremotati messinesi, si distinsero gli Equipaggi di alcune Unità della Marina Russa che prontamente sbarcarono per fornire il proprio aiuto.
Desideriamo ricordare i Marinai Russi per la preziosa opera umanitaria in quei tragici momenti constatando come nelle grandi tragedie non vi siano frontiere e divisioni che tengano!

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Foto a cura Sergio Cavacece e Antonio Cimmino

Il terremoto di Messina
di Claudio53

Ore 5,21 del 28 dicembre 1908 un grande boato sconvolse lo stretto di Messina. La terra tremò con un movimento sussultorio seguito da uno ondulatorio. L’intensità del terremoto che si abbatté sulla costa siciliana e calabrese fu di 11 gradi della scala Mercalli (su 12 previsti). Sulla costa il mare prima si ritirò e poi onde alte circa 10 metri trascinarono in acqua uomini e cose. La Scossa durò 37 interminabili secondi; dopo, prima il silenzio della morte e a seguire i lamenti dei feriti e dei sepolti vivi.
Sul numero dei morti non c’è mai stato una stima precisa. Alcune fonti riportano che siano morte in totale 160.000 persone di cui circa 80.000 a Messina (su 140.000 abitanti) e 15.000 a Reggio Calabria (su 45.000 abitanti). Nel 1998, in occasione del 90° anniversario dell’evento, il giornale “La Sicilia”, ha rivalutato sensibilmente la predetta stima incrementando il numero delle vittime a 200.000 per la provincia di Messina e in 180.000 per la provincia di Reggio Calabria.

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Messina fu quasi interamente distrutta con il 90% delle abitazioni crollate. Nei giorni successivi la terra continuò a tremare e si contarono altre 138 scosse dopo la prima.
Messina era la sede della 1° Squadriglia Torpediniere della Regia Marina ed il 28 erano ormeggiate in porto le torpediniere “Saffo”, “Serpente”, “Scorpione”, “Spica” e l’incrociatore “Piemonte” che a causa del maremoto entrò in collisione con la torpediniera Spica senza tuttavia riportare gravi danni. Il Comandante del Piemonte, Capitano di Corvetta Francesco Passino, la sera prima aveva raggiunto la famiglia ed era deceduto nel crollo della sua abitazione con tutto il nucleo famigliare.
I corpi del Comandante Passino e dei suoi parenti furono recuperati dai marinai del Piemonte e furono imbarcati inizialmente sull’incrociatore del quale, il Comandante in Seconda, Capitano di Corvetta Costanzo Ciano, aveva assunto il Comando. Le prime 400 persone raccolte, tra feriti e profughi, furono trasportati via mare con la torpediniera “Spica” a Milazzo. La stessa Torpediniera, al Comando del Tenente di Vascello A. Bellini, da Marina di Nicotera riuscì a trasmettere un dispaccio telegrafico per informare dell’evento il Ministro delle Marina e quindi il Governo.
Il mattino alle ore 08.00 del 28 gli uomini della torpediniera “Saffo” e dell’Incrociatore “Piemonte” riuscirono a scendere a terra ed iniziarono le operazioni di soccorso. A bordo del “Piemonte” furono organizzati, con le autorità civili, i primi soccorsi con il personale disponibile.

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Il Ministro dei Lavori Pubblici, On. Pietro Bertolini, raggiunse Messina partendo da Napoli con l’incrociatore “Coatit” allo scopo di verificare l’entità dei danni, l’esercito mobilitò molti Reparti e la Marina dirottò su Messina la Divisione Navale che in quel momento si trovava in Sardegna ed era composta dalle corazzate “Regina Margherita”, “Regina Elena”, “Vittorio Emanuele” e dall’incrociatore “Napoli”.

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Il Re e la Regina partirono il 29 da Napoli con il “Vittorio Emanuele”, che stava imbarcando in quel porto materiale sanitario e generi di conforto.
Il mattino del 29 giunse a Messina la squadra navale russa che era alla fonda ad Augusta con le navi “Makaroff”, “Guilak”, “Korietz”, “Bogatir”, “Slava”, “Cesarevitc” e subito dopo arrivarono in quel porto anche le navi da guerra inglesi “Sutley”, “Minerva”, “Lancaster”, “Exmouth”, “Duncan”, ”Euryalus”. I russi agli ordini dell’Ammiraglio Ponomareff oltre a prestare soccorso svolsero anche opera di ordine pubblico.
Gli equipaggi scesero a terra e parteciparono attivamente ai soccorsi. I primi stranieri che, comunque, furono impiegati nei soccorsi a Messina furono i tedeschi del piroscafo “Salvador” già in sosta in porto.
Il Re e la Regina giunsero il mattino del 30, accompagnati dai Ministri Bertolini, Mirabello e Orlando. Successivamente arrivò la Squadra navale Italiana.
Sulla banchina del porto erano ad attendere la coppia reale il Prefetto Adriano Trinchieri ed il Sindaco di Messina Gaetano D’Arrigo Ramondini che si lamentò che i soccorsi alla città fossero giunti subito dai russi e non dagli italiani. Il re lo interruppe dicendo “E lei si fa vivo adesso che tutto è finito?”; poco prima il Prefetto aveva comunicato al Re che il Sindaco, impaurito, si era reso irreperibile per un giorno. D’Arrigo venne destituito immediatamente e furono conferite le funzioni e pieni poteri al Generale Francesco Mazza.

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La problematica dei soccorsi arrivati in ritardo scatenerà, nei giorni seguenti, una inutile e sterile polemica sulla stampa italiana.
La presenza dei sovrani, secondo alcuni storici, costituì il primo vero contatto umano fra la dinastia piemontese ed il sud. Il Re, subito dopo aver visto l’immane tragedia, inviò al Primo Ministro Giolitti il seguente telegramma:

“Qui c’è strage, fuoco e sangue. Spedite navi, navi, navi e navi”.

Alcune Unità della Marina Italiana furono impiegate quali navi ospedali mentre altre vennero impiegate per portare i feriti a Napoli e per il trasporto, nel viaggio di ritorno, a Massina degli uomini dell’Esercito e dei Carabinieri.
A Reggio Calabria il Comando della “Piazza” e delle operazioni di soccorso fu assunto dal Comandante Umberto Cagni della R.N. “Napoli”.

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In zona, nei giorni successivi, arrivarono a dare il loro contributo anche Unità da guerra francesi, tedesche, spagnole, greche, e di altre nazionalità. Il mondo si mise in moto per portare aiuto alle popolazioni colpite.
Il 5 gennaio 1909 il Re emanò un Ordine del Giorno indirizzando al personale militare italiano e straniero il seguente elogio:

«All’Esercito ed all’Armata,
Nella terribile sciagura che ha colpito una vasta plaga della nostra Italia, distruggendo due grandi città e numerosi paesi della Calabria e della Sicilia, una volta di più ho potuto personalmente constatare il nobile slancio dell’esercito e dell’armata, che accomunando i loro sforzi a quelli dei valorosi ufficiali ed equipaggi delle navi estere, compirono opera di sublime pietà strappando dalle rovinanti macerie, anche con atti di vero eroismo, gli infelici sepolti, curando i feriti, ricoverando e provvedendo all’assistenza ai superstiti.
Al recente ricordo del miserando spettacolo, che mi ha profondamente commosso, erompe dall’animo mio e vi perdura vivissimo il sentimento di ammirazione che rivolgo all’esercito ed all’armata. Il mio pensiero riconoscente corre pure spontaneamente agli ammiragli, agli ufficiali ed agli equipaggi delle navi russe, inglesi, germaniche e francesi che, mirabile esempio di solidarietà umana, recarono tanto generoso contributo di mente e di opera.»

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La Marina Militare, durante tutto l’intervento, e nonostante il periodo natalizio, dislocò a Messina ben 48 unità (sei corazzate, due incrociatori corazzati, tre arieti torpedinieri, tre incrociatori torpedinieri, cinque cacciatorpediniere, 15 torpediniere, 14 navi ausiliarie e di uso locale) impiegando complessivamente 6.788 uomini.
Secondo alcune fonti giornalistiche l’intervento dei marinai russi ed inglesi consentì di salvare nei primi tre giorni ben 15.000 persone ma successivi dati governativi ridimensionarono questi dati e stimarono in circa 17.000 le persone salvate di cui 13.000 dai militari italiani, 1.300 dai russi, 1.100 dagli inglesi e 900 dai tedeschi. Inoltre, la Marina Militare Italiana trasferì negli ospedali di altre città circa 10.300 feriti mentre la Marina Inglese né trasferì 1.200 e quella Russa 1.000. Le perdite subite dai militari italiani furono di circa 1.000 uomini. Le vittime della Marina furono 78 tra Ufficiali, Sottufficiali e Marinai della base e delle Unità di Messina.
La ricostruzione fu lenta, difficile e costellata da notevole polemica giornalistica sull’impiego dei fondi assegnati dal Governo. Furono necessari circa 30 anni per la riedificazione, ci pensò però la Seconda Guerra Mondiale a distruggere quello che era stato così faticosamente ricostruito.
Il Duca di Bronte Alexander Nelson Hood nel suo diario annotò:

“Le ultime due settimane sono state un inferno, un orribile incubo, là dove si è toccato il fondo della miseria. La penna di Euripide avrebbe avuto difficoltà a dipingere tutto ciò. Tutti gli orrori dell’universo: fuoco e acqua, lo sprigionarsi della furia della terra; e tutta la sofferenza che l’umanità può patire: perdita della famiglia, degli amici dei vestiari, dei beni. Tutto ciò si riversò all’improvviso sulla gente, che il giorno prima viveva felice in pace e ben disposta verso gli altri”.

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Il Sindaco di Messina, nel febbraio 2006, ha consegnato una targa commemorativa alla Marina Militare Russa per il soccorso prestato nel terremoto del 1908.

Dagli Zar ai Soviet (Mario Veronesi) – Il terremoto di Messina.
di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra



ezio-pancrazio-vinciguerra-www-lavocedelmarinaio-com_10In quell’evento disastroso, che ebbe notevolissima eco in ambito internazionale, nel prestare i primi soccorsi ai terremotati messinesi, si distinsero gli Equipaggi di alcune Unità della Marina Russa che prontamente sbarcarono per fornire il proprio aiuto.
 Desidero ricordare i Marinai Russi, e ringraziarli ora per allora, per la preziosa opera umanitaria in quei tragici momenti. Prendo atto e sostengo che nelle grandi tragedie non ci sono frontiere e divisioni. Riporto e segnalo in tal senso il libro “Dagli Zar ai Soviet di Mario Veronesi” profondo conoscitore della storia del popolo di Russia.

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mario-veronesi-per-www-lavocedelmarinaio-comIl 28 dicembre 1908 alle ore 5,20/5,21 del mattino uno dei più potenti terremoti della storia italiana, del 7,1° grado della scala Richter pari al 12° della scala Mercalli, seguito da un maremoto, squassò le coste calabro-sicule con numerose scosse devastanti. Gravissimi i danni riportati da Reggio Calabria e da molteplici altri centri abitati del circondario. Sconvolte le vie di comunicazione, le ferrovie ed il telegrafo. La città di Messina fu rasa al suolo. Ai danni provocati dalle scosse sismiche ed a quello degli incendi si aggiunsero quelli cagionati dal maremoto, di impressionante violenza, che si riversò sulle zone costiere di tutto lo Stretto di Messina con tremende ondate stimate tra 6 e 12 metri che provocarono molte vittime fra i sopravvissuti che si erano ammassati sulla riva del mare alla ricerca di protezione dai crolli. Alcune navi alla fonda furono danneggiate, altre riuscirono a mantenere gli ormeggi entrando in collisione. Gravissimo il bilancio delle vittime: Messina una città che contava circa 140.000 abitanti ne perse 80.000 e Reggio Calabria ebbe 15.000 morti su 45.000 abitanti . I morti furono complessivamente 120.000 (dato non ufficiale).
Numerosissime scosse di assestamento si ripeterono nelle giornate successive e fin quasi alla fine del mese di marzo 1909. Ma già all’alba del 29, la rada di Messina cominciò ad affollarsi. Una squadra navale russa alla fonda ad Augusta si era diretta a tutta forza verso la città con le navi: Makaroff, Guilak, Korietz, Bogatir, Slava e Cesarevic. Subito dopo fecero la loro comparsa le navi da guerra inglesi Sutley, Minerva, Lancaster, Exmouth, Duncan, e Euryalus. Il comandante russo ammiraglio Ponomareff fece approntare i primi soccorsi prestando anche opera di ordine pubblico, salvando con i suoi marinai 1300 persone intrappolate sotto le macerie delle abitazioni crollate, e facendo fucilare gli sciacalli.
Nel 2006 in riconoscimento del grande impegno profuso dalla marina zarista a Messina è stata eretta una lapide e dedicata una via alla Marina di Russia. Nella foto l’incrociatore Bogaty in soccorso a Messina.

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TRATTO DAL LIBRO “DAGLI ZAR AI SOVIET- La storia della Marina russa dal 1600 al 1939” di Mario Veronesi. Per saperne di più digita:
http://www.lavocedelmarinaio.com/2014/11/dagli-zar-ai-soviet-la-marina-russa-dal-1600-al-1939-mario-veronesi/

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