A proposito di occhielli, di tessuti e di colori, ma non si tratta di cucito…

di Guglielmo Evangelista (*)

guglielmo-evangelista-f-p-g-c-a-www-lavocedelmarinaio-comUna caratteristica delle uniformi degli ufficiali di marina di quasi tutto il mondo sono i vistosi distintivi di grado portati sulle maniche (“ai paramani”) dell’uniforme invernale e consistenti in strisce e ricami di vario genere. In diversi paesi, fra i quali anche l’Italia, un’ulteriore caratteristica è rappresentata dal tradizionale occhiello sulla riga superiore, il cosiddetto “giro di bitta”.
Dove , quando e perché è nata questa tradizione?
Sul dove e quando non ci sono dubbi: fu un provvedimento introdotto dalla marina inglese l’11 aprile 1856.
Sul perché, invece, il discorso si fa molto più vago. In marina, si sa, circolano molte leggende e una di queste riguarda proprio l’occhiello: secondo questa l’ammiraglio Nelson, che aveva perso un braccio in battaglia nel 1797, usava fissare sul petto della divisa la manica vuota con un gallone di questo genere.
Il fatto è che nell’iconografia di Nelson, pur eccezionalmente vasta, questo particolare non si incontra quasi mai e la manica sembra normalmente tenuta ferma con una cucitura o con una spilla di piccole dimensioni. In ogni caso non c’era niente di appariscente.
Probabilmente l’occhiello fu introdotto dagli inglesi come semplice ornamento che sostitutiva sobriamente i più ricchi fregi preesistenti.

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Questa innovazione fu imitata ben presto da molte marine, ma non in Italia e dintorni. Non l’adottò la Marina Piemontese né quella napoletana e neppure l’Austria-Ungheria.
Non comparve nemmeno durante i primi anni di esistenza della Regia Marina e se ne parlò solo quando il Regio Decreto del 21 aprile 1878 stabilì che “Per gli Uffiziali dello Stato Maggiore Generale della Regia Marina, l’unico giro distintivo, o quello superiore, deve formare nel lato esterno dell’avambraccio, un occhio il cui diametro internamente sarà di mm 30”.
Quindi le dimensioni erano sensibilmente superiori a quelle attuali, e va notato che anche i galloni erano più appariscenti e correvano tutt’intorno alla manica.
Come si desume dal testo di legge il giro di bitta non era previsto per gli ufficiali di tutti gli altri corpi allora esistenti (Genio Navale, Direzione Macchine, Sanitario, Commissariato) oltre che per le Capitanerie di Porto, dipendenti dal Ministero della marina, ma corpo civile che pur portava un’uniforme identica a quella militare, ma senza stellette .

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Anche gli ufficiali del Reale Corpo Equipaggi (CREMM, poi CEMM), istituito qualche anno più tardi, mancavano dell’occhiello, ma portavano sopra il gallone il distintivo della categoria di provenienza.
Si dice che questo diverso trattamento scomparve a fine anni ’30 quando Mussolini, visitando una nave da guerra, domandò il perché ci fosse quella difformità fra un ufficiale e l’altro. Saputolo e ritenendola un’incongruità (teniamo presente che il Duce, anche se non sempre come diceva la propaganda, non poche volte aveva ragione) fece in modo che fosse abolita, cosa che fu sancita dal Decreto Ministeriale del 22 dicembre 1938.
Fin qui la “solita” leggenda ma, come vedremo meglio fra poco, a quel tempo tutte le forze armate avevano già i galloni ai paramani con occhielli di varia foggia che però non erano previsti, come in marina, per gli ufficiali che non appartenessero ai cosiddetti “corpi combattenti” a partire dall’Aeronautica che l’aveva adottato fin dalla costituzione dell’arma, nel 1923, per i soli piloti: è difficile che in tanti anni qualcuno, lo stesso Mussolini od altri, non si fosse accorto di questa difformità senza il bisogno di aspettare la visita in questione di cui si favoleggia.
Infatti, dopo la prima guerra mondiale l’occhiello, a quel tempo privilegio della sola Regia Marina, piacque, e piacque così tanto che tutti i militari che se ne appropriarono pur adottandone sempre con foggia diversa: per l’Aeronautica ne fu ideato uno romboidale,, seguì l’esercito con uno ovale (cui si conformarono Carabinieri e Guardia di Finanza) mentre la Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale dapprima ne ebbe uno romboidale e successivamente uno uguale a quello dell’esercito.

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Ultima venne la PAI, la Polizia dell’Africa Italiana, che ne adottò uno a punta, di foggia vagamente esotica.
Dopo la seconda guerra mondiale il successivo cambio delle insegne di grado fece piazza pulita della maggior parte degli occhielli che sopravvivono nella forma ovale, Marina e Aeronautica a parte, unicamente nelle uniformi da cerimonia delle altre forze e corpi armati.
Mancano ai Cappellani, ma solo perché….non è prevista per loro uniforme di gala.
Curiosità: fino a fine anni ’50 l’occhiello ovale sopravviveva nel corpo della Gendarmeria della Repubblica di San Marino, che mutuò a suo tempo le sue uniformi da quelle dei Reali Carabinieri, conservandole immutate ancora per parecchi anni.
E la storia non finisce nemmeno qui.
Gli ufficiali dei Vigili del Fuoco hanno recentemente adottato una nuova uniforme, ritornando ai distintivi ai paramani ed è stato introdotto per loro un occhiello triangolare (che con molta fantasia dovrebbe simboleggiare la punta di una fiamma). Con un po’ di ironia, si può pensare che forse sia una rivalsa contro il passato perché, durante il periodo prebellico e bellico, erano gli unici, fra i tanti che portavano una divisa, a cui il tanto desiderato occhiello fu negato….

Un’altra particolarità della Marina Militare è il sottopanno colorato che contorna i galloni, diverso a seconda del corpo di appartenenza, e questo differenza dell’Esercito dove a questo fine si usano fregi policromi e poligonali piuttosto complessi sul colletto e del’Aeronautica che usa simboli ricamati.
E’ storia antica anche questa.
Bisogna partire dalla considerazione che, dopo che si codificarono le uniformi, a partire dal ‘700, a seconda del corpo e del grado per ciascuno fu adottato un abito di tipo profondamente diverso che distingueva a prima vista l’ufficiale di vascello dal costruttore navale, il nocchiere dal cannoniere. Talvolta, dove l’organico prevedeva in un grado anche una sola unità, la divisa di chi la portava era differente da tutte le altre.
Non si trattava come oggi solo di fregi di dettaglio, ma anche di colori: era raramente usato il blu per la marina (nella Repubblica di Venezia l’uniforme era marrone e nel Regno d’Italia napoleonico era verde), era sconosciuto il grigio verde per l’esercito mentre si abbondava di combinazioni squillanti: verde bottiglia, rosso, giallo, in una casistica molto articolata che raggiunse la sua massima complessità e vistosità nel periodo di Napoleone.
Con la restaurazione del 1815 seguì una graduale semplificazione e una maggiore uniformità cromatica: gli antichi colori che distinguevano le uniformi degli ufficiali delle diverse specializzazioni e corpi sopravvissero solo come accessori, riportati sui colletti o sottoforma di altri piccoli dettagli come il contorno delle bande laterali dei pantaloni.
La marina dell’Italia unita, come per quasi tutto il resto, seguì l’uso di quella inglese che già da diversi anni adottava i gradi con sottopanno colorato per i vari corpi anche se i colori usati erano diversi. La normativa di oltre 150 anni fa precisava che il tessuto doveva sporgere in “modo evidente”.
Cerchiamo di sintetizzare l’evoluzione di questo settore a partire dal 1861.
Genio Navale. E’ sempre stato adottato il velluto cremisi
Armi Navali. A seguito dell’istituzione del Corpo, avvenuta nel 1926, fu adottata una sottopannatura bianca, poi diventata rossa nel 1929 e nera dal 1934. Nel 1939 fu introdotto per ultimo il colore marrone.
Corpo degli ufficiali Piloti. Il corpo fu soppresso nel 1866 e, fino ad allora, per essi non era prevista sottopannatura.
Corpo ufficiali macchinisti. In origine si trattava di personale civile a contratto, spesso straniero e quindi senza divisa . Dopo l’incorporazione alla Marina Militare ebbero regolari uniformi con sottopannatura in velluto nero. Il Corpo fu soppresso nel 1926, ma per coloro che restarono iscritti ad un particolare ruolo transitorio fino alla fine della seconda guerra mondiale fu prevista una sottopannatura in panno rosso scuro (o rosso fegato).
Corpo Sanitario-Medici. Sempre sottopannatura in panno turchino chiaro , talvolta definito cilestrino o celeste metilene.
Corpo Sanitario-Farmacisti. Panno verde o verde malachite. Con l’ingresso in Marina di psicologi, odontoiatri e biologi, il verde è stato esteso anche ad essi indistintamente.
Commissariato. Sempre panno rosso (a volte definito chermisino o porpora)
Capitanerie di porto. Come corpo civile istituito nel 1865 e militarizzato nel 1915, non portavano sottopannatura. Dal 1924 panno grigio-verde
C.E.M.M. Corpo istituito nel 1888. Sottopannatura di velluto nero.
Cappellani. In origine, fino alla loro soppressione avvenuta nel 1878, non portavano uniforme. Il ruolo fu ripristinato durante la guerra 1915-18, e fu ricostituito definitivamente nel 1923, con distintivi di grado provvisti di sottopannatura in seta viola
Corpo di Maggiorità. Panno scarlatto. Si trattava di personale addetto esclusivamente all’amministrazione degli ospedali. Il Corpo soppresso il primo gennaio 1877.
Ufficiali di arsenale. Grigio. Corpo soppresso nel 1878
Contabili di magazzino. Velluto Violetto. Diventati impiegati civili nel 1878
Devono infine essere aggiunti gli ufficiali del Reggimento Real Navi, cioè la Fanteria di marina, e gli Ufficiali dei bagni penali, un tempo gestiti dalla marina. Il primo corpo fu soppresso nel 1878, il secondo nel 1866 e il suo personale passò al Ministero dell’Interno. Entrambi avevano una divisa con ricami scarlatti, ma l’uniforme era molto diversa da quella della Regia Marina.

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Note
Le foto sono prese da Internet e di pubblico dominio.
1 – L’ammiraglio Nelson. Si nota l’occhiello che ferma la manica.
2 – L’ammiraglio Persano in un’immagine precedente al 1866. L’occhiello non è ancora previsto.
3 – Benedetto Brin, Ispettore del Genio Navale in un’immagine successiva al 1880. Correttamente non vi sono occhielli.
4 – Diversi tipi di occhielli: Esercito, Aeronautica, Polizia dell’Africa Italiana, Vigili del fuoco.
(*) Per saperne di più sull’autore digita il suo nome e cognome sul motore di ricerca del blog.

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20 risposte a A proposito di occhielli, di tessuti e di colori, ma non si tratta di cucito…

  1. Francesco Carriglio dice:

    Interessante articolo. Grazie

  2. Nico Rivano dice:

    mi piace complimenti

  3. Fabio De Chiara dice:

    Interessantissimo

  4. Giovanni Parisi dice:

    Interessante. Argomento di storia sconosciuto ai più.

  5. Fiorenzo Belliardo dice:

    condivido

  6. Mario Terralavoro dice:

    condivido

  7. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Un abbraccio grande come il mare e complimenti per questo bellissimo spaccato di curiosità storiche

  8. Guglielmo Evangelista dice:

    Mille grazie. Altri ne seguiranno. In tanti anni ho raccolto tantissime notizie e documenti e la pagina si presta ad ospitare articoli brevi e riduce i tempi di pubblicazione

  9. Marinaio di Lago dice:

    Buongiorno e complimenti a Guglielmo Evangelista per questa disamina storica interessantissima su occhielli e tessuti delle uniformi.

  10. Manrico Mascia dice:

    Caro Ezio mi permetto sommessamente di far notare che l’Ammiraglio Brin in realta’era il Generale Brin come venivano definiti gli ufficiali non di Stato Maggiore ossia GN,AN,CP,SAN,Cappellani CREMM CEMM .Commissari . Tanto e’ vero che abbiamo continuato a rivolgerci a Loro chiamandoli Maggiore X Colonnello Y .Un caro saluto Fratelli

  11. Francesco Baldini dice:

    Giusto manrIco. ..fu una c riforma degli anni ’70 che ha equiparato la t erminologia dello stato maggiore avuti gli altri corpi. Anche il giro di butta in origine solo lo SM lo portsva fu una legge degli anni ’30 che lo estese a tutti gli ufficiali di Marina!

  12. Guglielmo Evangelista dice:

    Adesso qualunque ammiraglio non porta più la sottopannatura colorata e non ha diritto alla sigla del corpo

  13. Francesco Baldini dice:

    Chi l’ha detto sig. Evangelista?

  14. Guglielmo Evangelista dice:

    Lo avevo già sospettato guardando molte immagini e ne ho avuto conferma in un forum.

  15. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Carissimi e stimatissimi Manrico Mascia e Francesco Baldini mi aspetto un vostro commento alla risposta di Guglielmo Evangelista .
    Mi aspetto anche che possiate redigere articoli eccc. ecc. all’argomento e a vostro piacimento in modo da impreziosire la cultura e lo scambio di condivisioni e pareri.
    Un abbraccio a tutti grande come il mare.
    P.s. sul motore di ricerca del blog vi prego di digitare il nome e cognome dell’articolista.

  16. Paolo Baroni dice:

    Articolo molto interessante, grazie Ezio.

  17. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Ciao Paolo Baroni prego ma il merito è di Guglielmo Evangelista. Un abbraccio grande come il mare e come il tuo cuore

  18. Marzio Cangemi dice:

    Bellissimo articolo dell’amico Guglielmo Evangelista

  19. Giovanni Castellaro dice:

    condivido

  20. Lupo Alberto dice:

    condivido

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