28 aprile 1943, Romolo Lodati

di Christian Lungarini
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Il nostro eroe
di Luciano Lodati (nipote di Romolo)
Romolo LodatiRomolo Lodati (matricola 48167), nasce a Roma, il 28/02/1921, in una famiglia non certo ricca, ma che alla quale papà Antonio non fa mancare nulla, con il suo lavoro, quale capo-cantiere di una ditta di costruzioni edili, che gli consente di tirare avanti più o meno serenamente.
Una triste mattina, quando Romolo ha poco più di cinque anni, mentre si procedeva a dei lavori, papà Lodati viene colpito in peno volto da un violentissimo calcio, sferrato da uno dei cavalli che si usavano per trasportare i materiali. Non c’è più nulla da fare per il povero capo-cantiere che si accascia al suolo esanime. Ma Romolo Lodati deve ancora conoscere l’epilogo di questa già sconsolata vicenda, ancor più triste della stessa!
Si viene a sapere che papà Antonio, da tempo aveva aperto un libretto di risparmio a nome del figlio, sul quale, ogni mese, versava qualche lira accantonata dallo stipendio e si viene a sapere anche che il premio dell’Assicurazione che copriva gli infortuni sul lavoro del cantiere, sempre su disposizioni lasciate dallo scomparso genitore, doveva essere liquidato ed accreditato sullo stesso libretto a risparmio.
La madre di Romolo, Olga Castellucci, che quasi subito si è riaccompagnata con un vigile urbano, riesce, non si sa bene come, (raccontava nonna) a far nominare lo stesso vigile tutore del giovanissimo futuro eroe, e ad ottenere, sempre dallo stesso giudice, l’autorizzazione a prelevare la somma di denaro.
Da lì, il passo e breve: la signora Olga, senza tanti scrupoli, “infila” Romolo nel collegio della Marina, cosidetto dei “marinaretti”, a Sabaudia e, con la somma di denaro si risposa, andando a vivere altrove!
Il piccolo però, non può restare così, perché quello è si un collegio della Regia Marina, ma non certo un orfanotrofio. E’ così che intervengono i miei nonni: nonna Lina, al secolo Margherita Lodati, sorella dello sfortunato capo-cantiere, inizia a prendersi cura di Romolo, facendoselo affidare, si assunse l’impegno di seguirlo e assisterlo, fornendogli una casa ed una famiglia per tutto il tempo che non trascorreva in collegio.
La Marina, da quel momento, preso atto di ciò, tiene sempre come punto di riferimento, per l’allievo Lodati, questa nuova famiglia e lo stesso Romolo, sin quando va in vacanza dal collegio, sia più in là, quando iniziata la guerra e cresciuto, inizia le missioni con lo Scirè, lascerà sempre, al rispettivo Comando, l’indirizzo ufficiale di residenza di casa Ridolfi, a Littoria, in via Duca del Mare; ancora oggi, nei documenti custoditi negli archivi della Marina, ne risultano tracce evidenti.
Al rientro da ogni missione, Romolo, ottenuta la nuova licenza, si fermava lungo il viaggio, quel tanto che bastava a salutare la madre; poi filava via, di corsa dagli zii.
Il marinaio Romolo LodatiDice, però, nonno Ridolfi, che passava sì a salutare la madre, ma lo faceva solo per rispetto, forse con l’intima speranza che ella si ravvedesse e lo riconoscesse nuovamente quale suo figlio, ma dopo un po’ lasciò perdere e a Roma non si fermò più.
Usciva per Littoria, oggi Latina, con mio padre e col fratello di papà, zio Aldo, cercando di divertirsi con quel poco che offriva una cittadina ancora in embrione, e per giunta, sotto la guerra.
Dopo il pranzo trascorreva qualche ora sdraiato sul letto, nella sua cameretta ascoltando la radio, e soprattutto i bollettini trasmessi da Supermarina.
Un carattere allegro, sempre col sorriso sulla bocca, di pronta battuta, come risulta dal modo in cui inizia il diario:”…Signori miei: Romolo Lodati..:”; ed anche da una fotografia da me gelosamente custodita, che lo ritrae con altri undici compagni di equipaggio, seduti al tavolo di un bar; dietro le foto scrisse:”…Un caffè e dodici cucchiaini, ovvero quando si dice che oggi pago io!…”
Più di una volta va a Pistoia, a trovare la sua madrina di guerra, la sua “morosa”: Lory. Presto stringe amicizia col fratello della Loredana, anche lui militare, quale Allievo Ufficiale della Accademia Militare di Modena.
Quando poi la licenza termina, nel salutarlo, nonna Lina (per lui zia), si raccomanda in mille modi, ma lui è solito rassicurarla con la frase di sempre, che ancora oggi, è scolpita a grandi caratteri nelle menti di nonno e papà: “State tranquilli; finché ci sarà Borghese a comandare il battello, la pelle, a casa, la riporteremo di sicuro!…”
Triste profezia? Impossibile affermarlo; fatto è che proprio alla prima missione con il nuovo e sfortunato comandante Zelich, si inabissarono per sempre nei pressi della baia di Haifa.
Romolo, come testimoniano le sue stesse parole, impresse nel diario, nutriva una immensa ammirazione per il suo Comandante Borghese; lo avrebbe eseguito ciecamente in ogni dove, e seppure, gli avesse ordinato di gettarsi dall’ultimo piano di un grattacielo, lo avrebbe fatto!

Il sommergibile Scirè

Breve storia del sommergibile Scirè e motivazione dell’onorificenza
Per la lunga e gloriosa attività effettuata con i mezzi d’assalto, lo stendardo del sommergibile Scirè fu decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Sommergibile operante in Mediterraneo, già reduce da fortunate missioni di agguato, designato ad operare con reparti d’assalto della Marina nel cuore delle acque nemiche, partecipava a ripetuti forzamenti delle più munite basi mediterranee. Nel corso dei reiterati tentativi di raggiungere lo scopo prefisso, incontrava le più aspre difficoltà create dalla violenta reazione nemica e dalle condizioni del mare e delle correnti. Dopo aver superato col più assoluto sprezzo del pericolo, gli ostacoli posti dall’uomo e dalla natura, riusciva ad assolvere in maniera completa il compito affidatogli, emergendo a brevissima distanza dall’ingresso delle munite basi navali nemiche prescelte ed a lanciare – così – le armi speciali che causavano a Gibilterra l’affondamento di tre grossi piroscafi e ad Alessandria gravi danni alle due navi da battaglia “Queen Elizabeth” e “Valiant”, il cui totale affondamento veniva evitato solo a causa dei bassi fondali delle acque in cui le due unità erano ormeggiate.
Successivamente, nel corso di altra missione particolarmente ardita, veniva spietatamente aggredito e scompariva nelle acque nemiche, chiudendo così gloriosamente il suo fulgido passato di guerra.
Mediterraneo, 28 aprile 1943

Nel 1984, l’unità della Marina Militare Anteo, si portò sul punto dell’affondamento, nelle acque di Haifa. Furono recuperate 42 delle 60 salme dell’equipaggio.
Con una indimenticabile quanto commovente cerimonia, 42 cassette coperte dal tricolore sbarcano a Bari dove sono tumulate nel sacrario caduti d’oltremare.

Il gruppo ANMI LATINA Romolo Lodati
Il gruppo ANMI LATINA Romolo LodatiCiascun dell’associazione marinai (A.N.M.I.) prende nome da un Caduto della Marina Militare, in guerra o per causa di servizio, possibilmente nativo del luogo o della Regione, preferibilmente decorato al Valore.
La nostra storia è questa.
Eravamo agli inizi del 2007, il Gruppo ANMI di Latina era stato appena ricostituito dopo tanti anni di assenza dalla città. Era necessario individuare un Caduto al quale intitolare il Gruppo.
Latina è una città giovane. Ha sì fornito uomini alle Forze armate, sia quando era chiamata Littoria, sia dopo aver assunto la nuova denominazione, ma i requisiti erano chiari: caduto in guerra o per causa di servizio, possibilmente nativo del luogo, preferibilmente decorato al valore. Sapevamo già che la ricerca sarebbe stata difficile. In quel periodo a Latina si poteva trovare “IL BARBIERE”, periodico indipendente a distribuzione gratuita. Era il secondo numero del primo anno di pubblicazione. Lo sfogliavo perché c’era l’articolo sulla fondazione a Latina della Confraternita di Misericordia. In un attimo, a pagina 10. leggo: “Patrocinio dell’ANMI e Archivio Diaristico Nazionale al Premio “Romolo Lodati”. Si trattava di un evento letterario dedicato al giovane sottufficiale pontino.
Romolo Lodati era un ventenne che, ultimati gli studi al Collegio dei “Marinaretti” di Sabaudia ed essersi classificato primo al corso di specializzazione per radiotelegrafisti della Marina Militare, venne imbarcato sul Regio Sommergibile Scirè affondato nelle acque antistanti Haifa, il 10 agosto 1942 dopo che il battello era stato irrimediabilmente colpito da una corvetta inglese.
Nel contempo venimmo a conoscenza che nel cimitero comunale, nella cappella della famiglia Ridolfi, potevano trovarsi degli elementi per rintracciare un marinaio pontino deceduto in guerra.
La coincidenza volle che il Direttore de “IL BARBIERE” si chiama Ridolfi Luciano, il cognome era lo stesso. Bastarono due telefonate. La ricerca era conclusa e ancora adesso mi domando se fu un caso.

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12 risposte a 28 aprile 1943, Romolo Lodati

  1. Francesco Ortega dice:

    R.I.P. ONORI !

  2. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Riposa in pace.
    Un abbraccio a tutti gli associati di Latina e un ringraziamento a Christian Lungarini

  3. Patrizia Finestauri dice:

    Grazie per averlo ricordato.

  4. Giovanni Facchiano dice:

    Onore, R.I.P.

  5. Sergio Pece dice:

    condvido

  6. Pietro Serarcangeli dice:

    Grazie Ezio………Noi non dimentichiamo…..

  7. Paola Ciccarelli dice:

    Che storia!!!!….Grande, Littoria e la sua gente…e Grande, lo Scirè..!!..Grazie mille per la condivisione, Ezio…!!

  8. Lino Gambino dice:

    ciao Ezio Pancrazio Vinciguerra….

  9. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Ciao Lino Gambino

  10. Roberta Castellucci dice:

    Quando si raccontano dei fatti e si espongono le persone al giudizio degli altri, bisogna avere la certezza di ciò che si scrive, la verità non è mai assoluta e non bisogna giudicare senza conoscere veramente le situazioni….avrei tante altre cose da scrivere mi limito soltanto a ricordarvi che il rispetto è alla base dell’educazione ed in questa bellissima storia a momenti è mancato.Nessuno giudichi nessuno…io conosco l’altra faccia della storia……ed è molto diversa….scrivete di ciò che veramente avete vissuto e non per sentito dire….

  11. ezio dice:

    Buongiorno siignora Roberta Castellucci,
    nell’accettare questo suo commento, come dice Lei nel rispetto dell’educazione, mi preme sottolineare quanto segue:
    – questo blog da “voce” e non censura e se quindi ha qualcosa da scrivere o aggiungere all’articolo di quello che Lei chiama l’altra faccia della storia: lo faccia!;
    – questo suo commento per opportuna informazione sarà inoltrato all’autore dell’articolo Lungarini e all’Associazione Nazionale Marinai d’Italia sezione di Latina.
    Cordialità Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

  12. Roberta Castellucci dice:

    Ho riscontrato alcune inesattezze nell’esporre i fatti riguardanti la mia prozia Olga Castellucci, dal racconto spiccatamente di parte trovo una mancanza di rispetto nei confronti della madre, a mio parere si poteva benissimo parlare della valorosa persona quale Romolo Lodati, senza citarla in maniera denigratoria. Questo è quanto.
    Cordiali saluti

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