20.2.1943, i fulmini di Zonderwater

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra e Marino Miccoli

AL SOTTOTENENTE BONETTI RUGGERO

Zonderwater - www.lavocedelmarinaio.comZonderwater è una vasta area situata a circa 40 km Nord Est dalla città di Pretoria ed è vicina alle note miniere di diamanti del Cullinan, nel Sud-Africa. L’altopiano (1500 mt. s.l.m.) in cui si trova è incluso nella Provincia del Transvaal. Nel 1941 è stato realizzato un grande campo di prigionia, suddiviso in blocchi, dove sono stati raccolti moltissimi prigionieri di guerra italiani e tedeschi. Dalle navi mercantili dove erano stati stivati, i prigionieri erano sbarcati nel porto di Durban; da qui in treno in due giorni di viaggio arrivavano a Zonderwater. I primi prigionieri italiani arrivarono alla fine dell’inverno del 1941.

Alcuni prigionieri a Zonderwater
Zonderwater, che in lingua Afrikaans significa senza acqua (anche se in realtà l’acqua era presente e abbondante nel sottosuolo), è una località costituita da una pianura arida con alcune ondulazioni. La flora è rada e bassa. L’orizzonte è costituito da modeste colline. La vasta zona riservata ai prigionieri (dall’aprile del 1941 al marzo del 1947 furono accolti nel campo più di 100.000 prigionieri italiani) era situata da un lato sulle colline e dall’altro si apriva verso il piano. Il clima è quello continentale del nord est del Sud Africa. Le stagioni sono essenzialmente due: estate e inverno. L’estate va da novembre ad aprile e l’inverno da maggio a ottobre. Il vento regna, anzi impera nella zona di Zonderwater: infatti le tempeste di sabbia, le trombe d’aria fanno volare tetti, coperture, lamiere, tende, staccionate e recinzioni; i venti hanno una forza e un’intensità tale da “togliere il fiato”.

prigioneri a Zonderwater - foto internet
Dopo il vento arrivano quasi sempre i temporali e con essi i fulmini. A Zonderwater i fulmini erano un concreto pericolo per i prigionieri della tendopoli, dal 1941 al 1943 (a partire dalla fine di questo ultimo anno si iniziò la costruzione delle prime baracche), le punte dei pali di ferro che reggevano le tende si trasformavano in vere e proprie calamite per i fulmini; così i prigionieri che si trovavano a contatto o vicino ai pali metallici morivano fulminati. Molti di loro rimanevano vittime dei frequenti fulmini che si scatenavano durante i temporali, forse a causa di una composizione particolarmente ferrosa del suolo, e ogni temporale era vissuto da loro con terrore. A testimonianza di quanto sopra, a Zonderwater per commemorare i non pochi prigionieri folgorati è stato poi edificato un monumento che è possibile visitare ancora oggi, così come il cimitero dei prigionieri italiani.

testimonianze zonderwater

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7 risposte a 20.2.1943, i fulmini di Zonderwater

  1. EZIO VINCIGUERRA dice:

    …una storia dimenticata troppo in fretta

  2. Cuomo Beniamino dice:

    c’è un bellissimo libro sull’argomento che feci presentare dall’autore Carlo Annese al mio paese: I diavoli di Zonderwater….due amici di mio padre furono prigionieri in Sud Africa

  3. Marco Mascellani dice:

    Ne parla anche Valeria Isacchini nel suo “Fughe”, altro libro molto intressante

  4. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Buonasera a voi carissimi Cuomo Beniamino e Marco Mascellani, grazie della compagnia e anche delle preziose informazionie recensioni librarie che faranno sicuramente piacere a chi, come noi, si ostina ancora a dire che non c’è futuro senza ricordare il proprio passato.
    A mio modesto parere, questa è un’altra storia di cui si è parlato poco nei testi scolastici di storia e più in particolare degli I.M.I. (Internati militari italiani ma la sigla è tedesca… e non mi avventuro nella traduzione 🙂 )

  5. Palombaro Nero dice:

    🙁

  6. Roberto Tento dice:

    Guerra…maledetta Guerra !!!!

  7. Marino Miccoli dice:

    Congratulazioni all’autore dell’articolo. Dopo essere stato tra i pochi sopravvissuti della tragica notte di Capo Matapan, mio padre fu preso prigioniero dagl’inglesi e internato proprio a Zonderwater. Quel campo negli anni della guerra arrivò così a contenere fino a 100.000 (centomila) prigionieri italiani. Anche mio papà parlava dei numerosi prigionieri morti folgorati e dei seri rischi di folgorazione che si correvano durante gli improvvisi temporali.

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