24.5.1941, Luciano Minchio e il Conte Rosso

di Lorenzo Longo e Luciano Crestan

Tratto dal libro “De Maris Profundis – Dagli abissi del mare le vicende di tre marinai di terraferma

Da quel 24 maggio 1941 di Luciano Minchio non si seppe più nulla. Ma il suo nome non è stato dimenticato. Per tutti quelli che lo conoscevano era “Cesare della Sunta” ma nel Comune di Zimella risultava registrato come Luciano Minchio di Fortunato e Assunta Dittonghi.
Nacque il 5 marzo 1920 e trascorre l’infanzia non diversamente dai suoi coetanei forse un po’ più esuberante, insomma un’infanzia vivace e serena vissuta in quella povertà materiale condivisa dalla stragrande maggioranza della gente del paese. Povertà certamente, ma non miseria, perché non mancava il necessario a vivere con dignità e lo spettro della fame restava lontano dalla porta di casa.
Un’infanzia tutto sommato felice quella di Luciano, vissuta nell’affetto dei cinque fratelli, dei genitori, dei nonni, di una zia paterna e nell’allegria della banda dei tanti compagni di scuola e di giochi.
A Luciano piace studiare ma è limitato dalle ristrettezze delle risorse economiche ma viene ospitato nel collegio dei padri Comboniani a Thiene dove frequenta il seminario per diventare prete missionario in Africa. Cresce nella rigidità dello studio e della preghiera, finalizzata alla formazione spirituale ma anche per permeare un carattere forte e di solida cultura. Il ragazzo torna in famiglia un paio di volte all’anno. Qualche volta è la famiglia che va a trovarlo. Ci va anche la sorella Giulietta che ricorda:
Mi facevo 50 chilometri in bicicletta. Sedere in fiamme per le strade sconnesse e la rigidità del mezzo. E poi la polvere. Ma ne valeva la pena. Ritrovavo mio fratello con quel sorriso che non dimentico. Lui mi faceva sedere accanto a sé vicino al pianoforte e suonava arie incantevoli. Che straordinario pianista era mio fratello”.

Lorenzo Longo, Giulietta Minchio e il Capitano di Fregata Marconi - Tratta  dal libro De Maris Profundis di L.Longo-L.Vresta f.p.c. a www.lavocedelmarinaio.comnA 17 anni Luciano interrompe gli studi. La notizia è accolta in famiglia come un fulmine a ciel sereno, qualcuno sostiene che fu una scelta dettata dall’impellenza economica ma non si ha conferma che avvalorino questa ipotesi.
E’ certo che in quell’epoca avere 17 anni imponeva scelte già chiare e precise e Luciano anziché gravare sul magro bilancio familiare coglie l’opportunità di arruolarsi nella Regia Marina. Poco dopo infatti lo troviamo a Pola, in Istria, che allora era territorio italiano.
Grazie agli studi praticati nella cittadina istriana frequenta il corso di Segnalatore di Marina.
A 19 anni è in Africa con l’incarico di Segnalatore presso il porto di Massaua, in Eritrea allora facente parte della Colonia d’Africa Orientale Italiana (AOI). Qui operavano, all’inizio del conflitto, 90.000 soldati delle tre Armi.
Nel marzo del 1939 Luciano si imbatte in Mario Martello suo vicino di casa che sta svolgendo il servizio militare nell’Aeronautica che sta per imbarcarsi su una motonave per rimpatriare. Luciano si rende immediatamente disponibile indicandogli il piroscafo “Francesco Crispi”, l’ora della partenza è mezzanotte. I due non si rivedranno mai più.
Ma l’intreccio dei loro pur diversi destini è invece appena iniziato. Di lì a poco infatti Martello inizierà a frequentare la sorella  di Luciano, Giulieta, e nel 1948 i due si uniranno in matrimonio.

Luciano Minchio motivazione medaglia argento foto tratta dal libro De Maris Profundis di L.Lomgo-L.Cresta p.g.c. a www.lavocedelmarinaio.com)
Nel 1940 Luciano Minchio è richiamato in Italia pe essere destinato a bordo della nave da crociera “Conte Rosso”. Con l’entrata in guerra la Marina Militare requisisce le più importanti unità del naviglio mercantile per rifornire il Nord Africa e le Colonie dell’Africa Orientale di truppe e materiali. Molti di queste navi coleranno a picco in quella che gli storici definiscono la “Battaglia
Il transatlantico Conte Rosso fa la spola tra Napoli e Tripoli e il 24 maggio 1941 è pronta per espletare il suo servizio di routine. Non sarà così…
La nave ospita 2729 fra soldati e membri dell’equipaggio (fra i quali Luciano Minchio). Salpata dal porto partenopeo, il destino attende il bel piroscafo poco oltre il passaggio dello Stretto di Messina. Qui un singolo sommergibile inglese, di ritorno della base di Malta, ha nei tubi gli ultimi due siluri.
Sono le ore 20.30, incomincia a far buio. Sul nero mare si accendono due lampi, sono i due siluri che sono andati a segno, che hanno centrato il Conte Rosso mandandolo a picco.
Tutto avviene in 15 minuti, la prua del piroscafo colpito a morte si inabissa come una lama gigantesca che penetra i flutti. Appena il tempo di impartire l’ordine di abbandonare la nave…
Ci si affolla attorno  le scialuppe, ci si aggrappa al primo oggetto che galleggia a mo’ di zattera, si afferrano le cime che pendono dalle mura della nave in attesa che qualcuno ti venga a salvare.
Gran parte dei soldati trasportati non sa nuotare e per loro la sorte sarà ancora più crudele…
In quei momenti di drammatica frenesia Luciano Minchio riesce a mantenere la freddezza necessaria per calare in acqua le scialuppe di salvataggio, aiutare i naufraghi a salirvi e raccomandare loro di allontanarsi il più possibile dal transatlantico. All’ultima barca manca il tempo. Il Conte Rosso inabissandosi genera un gorgo gigantesco nel quale è risucchiata la lancia sulla quale sono saliti Luciano e altri poveri soldati. Due volte naufraghi. Nel disastro qualcuno vicino a Luciano si salva e ci potrà narrare l’operato eroico del nostro Marinaio.
Quello che per la Marina Italiana è una tragedia, per quella inglese è invece una vittoria. Questo vuole la regola perversa della guerra; un costume peraltro comune a tutti i belligeranti. Per questo successo il comandante del sommergibile inglese fu decorato co la Victoria Cross.
Per i naufraghi del Conte Rosso la guerra è appena iniziata: infatti furono in seguito mandati a combattere su tutti i fronti, dall’Africa alla Russia dove patirono altre drammatiche prove…
L’atto eroico di Luciano Minchio fu segnalato al Ministero della Guerra. Qualche tempo dopo il Re d’Italia, con proprio Decreto del 15 gennaio 1942, conferiva alla memoria del Sottocapo segnalatore Luciano Minchio, la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Luciano Minchio croce al merito di guerra (foto tratta dal libro De Maris Profundis di L.Longo-L.Crestam p.g.c. a www.lavocedelmarinaio.com)
La notizia della sua scomparsa non tarda molto ad arrivare a casa Minchio a Zimella,  il cugino Luigi Smeraldi è fra i pochi in paese a possedere una radio. Attorno all’apparecchio si raccolgono la sera alcune persone di scarsa fede fascista, per ascoltare Radio Londra, che informa sull’andamento delle operazioni belliche con trasmissioni anche in lingua italiana. Il 25 marzo vengono a conoscere dall’emittente inglese dell’affondamento del  Conte Rosso e dei numerosi scomparsi in mare.
Non tarda neanche la notizia ufficiale alla famiglia che viene data direttamente dal Potestà ingegner Luciano Corain: Luciano Minchio è scomparso in mare e può considerarsi deceduto.

Intitolazione via Luciano Minchio a S. Stefano di Zimella (VR) foto tratta dal libro De Maris Profundis di L. Longo-L.Crestan p.g.c. a www.lavocedelmarinaio.com)
Il padre Fortunato affronta il lutto con rassegnato fatalismo. Lui ha fatto la Grande Guerra. Ha visto la morte passargli accanto mille volte ed ha imparato a conviverci.
La madre no. Per lei la ferita non si sarebbe più rimarginata. E quando arrivava la stagione dei cavalieri più che foglie di gelso, distribuiva sospiri e lacrime sulla lettiera dei bachi da seta.

Luciano Minchio (fotoritratto dal libro De Maris Profundis di L.Longo-L.Crestan p.g.c. a www.lavocedelmarinaio.com)

Testimonianza tratta dal sito web www.trentoincina.it

Ecco come racconta l’agonia del transatlantico Conte Roso il sopravvissuto radiotelegrafista Angelo Padello:

“Mi imbarcai assieme ai miei compagni sulla bellissima nave Conte Rosso che svolgeva servizio per trasporto truppe. Purtroppo la sera del 24 maggio 1941 alle ore 20,41 circa, due siluri di un sommergibile inglese la colpirono e la mandarono a fondo in brevissimo tempo. Annegarono 1297 ragazzi in pochi minuti.
La nave quando è stata colpita si vedeva a colpo d’occhio che si sarebbe inabissata in poco tempo. Quindi si può immaginare la mia paura dal momento che non sapevo nuotare.
Si vedevano gruppi di ragazzi inginocchiati a pregare e il cappellano che li benediva. Ad un tratto si  sentì la voce del capitano che gridò: “Si salvi chi può!”.
Io non volevo morire dato che mio fratello era già morto durante la Grande Guerra del 15-18. Quando fecero  scendere in mare l’ultima scialuppa carica di ragazzi, senza pensarci due volte, tra pugni, calci e spintoni riuscii ad avvicinarmi alla ringhiera e saltandola mi ci buttai sopra e come me fecero tanti altri  ragazzi. Ad un tratto la calata si bloccò e la barca non andava né giù né più su. Mi guardai attorno e vidi una corda penzolare dalla nave e calarsi in mare; mi gettai nel vuoto per aggrapparmi e prima di fermarmi, scivolai per alcuni metri scorticandomi le mani, tanto era ruvida quella corda. Riuscii comunque a calarmi e a gettarmi nell’acqua, ma non essendo legato al salvagente, cominciai a bere e a gridare a squarcia gola “Aiuto!”. Ad un certo punto, vidi un ufficiale staccarsi da uno zatterone e venirmi incontro dicendomi: “Calma ragazzo … ti tengo io…”.
Con me attaccato come un peso morto, il mio salvatore non poteva più ritornare alla zattera poiché si era trasformata in un formicaio di persone che si spintonavano per salvarsi la pelle. Cercò di portarmi al largo il più possibile. Intanto l’acqua non era più acqua, ma bensì un mare di nafta perché i serbatoi della nave furono colpiti e distrutti dai siluri. In quel momento ci terrorizzava il fatto che tutto il mare intorno a noi potesse incendiarsi e finire così tutti quanti arrostiti. In quelle condizioni siamo rimasti fino alle 05.00 del mattino seguente, quando ci raccolsero altre navi di soccorso che ci hanno portato al porto più vicino, cioè ad Augusta in Sicilia”.

Transatlantico Conte Rosso - www.lavocedelmarinaio.com

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3 risposte a 24.5.1941, Luciano Minchio e il Conte Rosso

  1. Francesco Carriglio dice:

    Grazie agli autori per questa memori. Grazie Ezio per averla profusa. Un’altra giovane vita spezzata per una insensata guerra.

  2. Francesco Ortega dice:

    poi mi devo sentir dire da qualcuno che visto che siamo in europa basta con il ricordare i morti e le guerre , mi spiace che chi ha scritto queste cose e un ex marinaio ma io aggiungo anche un ex uomo ! ONORI AI NOSTRI CADUTI che R.I.P.

  3. Ezio VINCIGUERRA dice:

    Ciao Francesco Ortega non ti curar di lui è solo un peccatore…noi marinai di una volta e quindi marinai per sempre continuiamo la navigazione, in questa affollatissima piscina denominata vita, senza lasciare indietro nessun marinaio: vivo, che sia salpato per l’ultima missione o come tantissimi che non fecero più ritorno all’armeggio.
    Un abbraccio a te grande come il mare ed il cuore dei Marinai per sempre!

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