Lucio Dalla e Padre Pio (ultima parte)

di Piero La Porta (*)
www.pierolaporta.it

Estratto per gentile concessione dell’autore a www.lavocedelmarinaio.com.
Per la stesura completa digitare:
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Lucio Dalla e PadrePio f.p.g.c. Piero Laporta a www.lavocedelmarinaio.com
Lucio e padre Pio
La radice della fede vissuta da Lucio fu chiara a Michele fin da quando il cantante gli raccontò d’aver servito numerose volte la Santa Messa a padre Pio, iniziando in tenera età e proseguendo sino a quando aveva potuto.
Il buon frate era certamente santo, ma la pazienza gli sfuggiva e non mancò di rampognare e persino far volare qualche scappellotto, più leggero di quanto avrebbe voluto a causa delle stimmate, quando quel chierichetto birbante dava le prime avvisaglie del suo estro musicale, proprio nel sacro istante dell’Elevazione, suonando il campanello in maniera inappropriata.
La voce del frate, mentre Lucio cresceva, si fece più severa e da un certo momento in avanti, sebbene il giovane non mancasse di presentarsi al confessionale, padre Pio tuttavia smise di concedergli l’assoluzione. I peccati s’erano fatti pesanti.
Di solito, quando padre Pio reputava un penitente indegno di assoluzione, aggiungeva per buona misura parole brusche, cacciando il reprobo in malo modo, talvolta non consentendogli neppure d’accostarsi all’inginocchiatoio tarlato, usando a piene mani una severità che a taluni spiacque e a tantissimi giovò.
Non fu così per Lucio. Egli andava a confessarsi da padre Pio, il quale lo ascoltava, gli dava consigli e ammonimenti con la consueta severità, infine lo congedava negandogli l’assoluzione, tuttavia quietamente, senz’asprezze. Quel comportamento di padre Pio era inconsueto; Lucio lo sapeva e ne era disorientato, ricavandone un’inquietudine che lo interrogò a lungo, sino a pochi mesi prima della scomparsa di padre Pio.
Era l’inizio dell’estate del 1968. La madre telefonò a Lucio chiedendogli di raggiungerla per andare insieme da padre Pio che, a detta della donna, stava molto male.
Lucio suppose che accampasse il pretesto della salute pericolante del frate, per convincerlo a interrompere la lunga assenza dalle sua braccia, causata anche dagli impegni del giovane cantautore, non ancora pienamente affermato .
In piena notte partì da Bologna alla volta di Manfredonia, dove dimorava mamma Jole; da lì salirono a San Giovanni Rotondo, quando essa confermò i timori per la salute del frate che egli non vedeva da molto tempo.
Il suo legame col frate, dalla prima volta che lo aveva incontrato nel giardino del convento, quando aveva sette anni, s’era fatto mano a mano più forte, mentre Lucio intuiva che egli era una scintilla di Dio, la cui forza tuttavia gli rimase paradossalmente ignota finché fu assiduo presso di lui. Non di meno lo ascoltava. Quando il frate lo redarguì per le sue ambizioni di attore, ingiungendogli: «Tu devi cantare. Hai capito? Tu devi cantare!» Lucio non ubbidì subito ma infine accantonò i sogni hollywoodiani, germogliati sullo schermo del cinema arena Impero.
Aveva partecipato ad alcuni film a Cinecittà; dopo qualche tempo dall’intimazione di padre Pio finì per concentrarsi solo sulla musica. Ora stavano arrivando i primi contratti importanti. Non poteva ancora dire d’avere sfondato. Era pieno di dubbi; riguardavano la sua carriera di cantante e, ancora più profondamente, le sue intime convinzioni, la sua fede, la sua combattuta fede e il suo stesso io, com’è naturale in un giovane di 26 anni.
Quel mattino andò ancora una volta a confessarsi da padre Pio, paventando che anche questa volta il tribunale della Penitenza avrebbe negato la sentenza assolutoria e non di meno per lui era un grande sollievo accostarsi al frate per confidarglisi.
Non immaginava che sarebbe stata l’ultima volta, sebbene il frate fosse visibilmente provato e sofferente; gli occhi chiusi, la voce molto debole mentre risparmiava ogni briciola delle residue energie.
Lucio s’inginocchiò e il confessore non fece mostra di riconoscere il suo discolo chierichetto. Era passato tanto tempo dall’ultima volta e il frate non dette neppure i medesimi segni di paterna contrarietà, gli ammonimenti e i dolci rimproveri come nelle confessioni precedenti. Lo si sarebbe detto indifferente all’identità del penitente.
«Non m’ha riconosciuto» pensò Lucio e decise d’approfittarne per pulire a fondo la coscienza.
«Me’ fatte na’ scarécota» scaricai tutto, confidò anni dopo a Michele. Visto che padre Pio pareva quieto e seguitava a ignorare l’identità del penitente, Lucio ne volle profittare per confessare tutti i peccati, questa volta senza troppe angosce, proprio tutti, insomma «na’ scarécota».
Si compiacque per la sua trovata quando, senza alcun rimprovero di sorta per le sue innumerevoli colpe, inaspettata giunse l’assoluzione, come non accadeva da moltissimi anni, almeno dall’adolescenza.
Nonostante il sollievo della remissione dei peccati, Lucio avvertì tuttavia una certa delusione, come avesse perduto qualcosa, come se padre Pio non fosse più quello che egli aveva conosciuto, come accadrebbe davanti a un vecchio genitore che non ci riconosce più a causa della memoria svanita. Non osava pensare che il frate fosse divenuto l’ombra di quello conosciuto da bambino. Si levò dall’inginocchiatoio col pensiero echeggiante: «Non m’ha riconosciuto, non m’ha riconosciuto» allontanandosi angosciato.
Non aveva completato tre passi e il frate lo inchiodò:«T’aggije canusciute… t’aggije canusciute…» la voce tornò per un momento quella antica, la montagna che parla scuotendoti.
Lucio non ebbe forza di girarsi; avvertì una scossa; guadagnò in fretta il sagrato mentre i dubbi d’un momento prima si scioglievano. Fu catturato e commosso dallo spettacolo del golfo, di qua la montagna e sopra il cielo azzurro, lo stesso cielo che un attimo prima aveva parlato con la voce che perforò il suo cuore. La sua fede non vacillò più.

Lucio-Dalla-visto-da-Milo-Manara

Piero Laporta per www.lavocedelmarinaio.com(*) Piero Laporta, dal 1994, è progressivamente immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo. Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, non solo italiani (Il Tempo, Libero, Il Giornale, Limes, World Security Network); corsivista del quotidiano Libero dalla sua fondazione nel 2000 sino al 2006; di ItaliaOggi dal 2006 al 2012. ha collaborato col il settimanale Il Mondo del Corriere della Sera, sino alla sua chiusura. Cura le rubriche “Tripwire” per il Corriere delle Comunicazioni (dal 2004) e “Il Deserto dei Barbari” per il mensile Monsieur (dal 2003) . Ha scritto oltre 4mila articoli. Oggi il suo più spiccato interesse è la comunicazione su internet.

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3 risposte a Lucio Dalla e Padre Pio (ultima parte)

  1. EZIO VINCIGUERRA dice:

    AUGURI DI BUONA PASQUETTA A TUTTI VOI E UN ABBRACCIO A PIERO LAPORTA

  2. Giuseppe Megna dice:

    Buona Pasquetta!!!

  3. Gennaro Ciccaglione dice:

    Onore a grandi Uomini di Mare. Ma c’è di più…. Stavolta ho fatto veramente anch’io il marinaio (la minusola è voluta date le mie qualità… marinare) perchè leggendo quest’articolo mi sono fatto lusingare da un titolo e da un nome nel “banner” (si dice così, Ezio?… io direi indice, riquadro…). Il titolo è “Lucio Dalla e Padre Pio”, il nome è quello dell’Autore. E che c’è di strano, mi dirà che legge… c’è di strano che oltre a a passeggiare per Manfredonia con Michele Bottalico e Lucio Dalla, tra l’Acqua di Cristo e l’Arena Impero, incontrando il mio compianto parroco Don Mario Carmone (chiesa della Croce dove è stata battezzata mia figlia), ho forse ritrovato (nell’autore dell’articolo che ho divorato tutto d’un fiato, sebbene pubblicato in tre riprese) anzi senza forse, sicuramente è lui, il figlio del Maresciallo Pasquale La Porta, Reduce della Campagna di Russia e già Comandante della Stazione di San Giovanni Rotondo, proprio il padre di un tale Piero di cui andava follemente orgoglioso, conosciuto da me quale giovane aspirante Ufficiale, poi Cadetto a Modena, quindi Ufficiale del Genio…. Gira gira, caro Ezio, i Carabinieri, come i Marinai ed i figli degli uni e degli altri, alla fine si incontrano… Ed ora ritorno a leggere la Gazzetta Ufficiale che hai voluto condividere sul mio diario provocando una tempesta di ricordi! Agli ordini, Signor Generale La Porta!…..

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