Capo Matapan, non mangio più sardine perché si sono mangiati il figlio mio

di Marino Miccoli

…ovvero quando giunse la notizia a casa Miccoli.

Marino Miccoli  (2014) per www.lavoce delmarinaio.comNelle due vecchie fotografie in b/n che ho estratto, dall’album di mio padre Antonio (*), si può notare l’equipaggio del Regio Incrociatore Fiume riunito a poppa per la recita della Preghiera del Marinaio e le batterie che fanno fuoco. Quest’ultima immagine, inedita, rende solo in minima parte ciò che rappresentava la potenza di fuoco costituita dall’entrata in azione di quelle torri binate del calibro da 203 mm.; infatti, secondo quanto narrava il mio compianto genitore, quando queste batterie aprivano il fuoco, sprigionavano una potenza tale da far sussultare tutta la nave.

regio incrociatore  Fiume Preghiera del Marinaio - www.lavocedelmarinaio.com
All’epoca in cui è stata scattata la fotografia (fine degli anni ’30) mio padre era imbarcato proprio su questa superba unità navale con la qualifica di Capocannoniere stereotelemetrista ed aveva appena superato un corso di aggiornamento professionale sul funzionamento del nuovo telemetro, presso le Scuole del C.R.E.M. a Pola (Istria italiana). A tal proposito consiglio la seguente letturaqui: http://www.lavocedelmarinaio.com/2010/06/le-scuole-c-r-e-m-di-pola-istria-italiana/

Batterie R.I. FIUME - www.lavocedelmarinaio.com

Regi incrociatori Fiume, Pola, Zara e Gorizia
Questi i nomi delle quattro moderne Unità che costituivano la superba quanto temibile classe “Zara”; erano quanto di meglio poteva schierare la flotta della regia Marina riguardo agli incrociatori pesanti.
La I^ Divisione fu quasi totalmente annientata a largo di Capo Matapan (Mediterraneo centrale) la notte del 28 marzo 1941; scampò al sicuro affondamento il Gorizia che si trovava in cantiere a Messina per la riparazione di un’avaria ai motori.
Quella maledetta notte, nelle acque del Mediterraneo centrale, colarono a picco tre dei quattro migliori incrociatori pesanti (tipo Washington) della nostra squadra navale e due regi cacciatorpediniere della classe “Poeti”: Alfieri e Carducci.
Persero la vita oltre 2.300 uomini, tra questi amici e colleghi di mio padre come Nazareno Bramante di Siracusa (*).
Oggi possiamo affermare che da quel momento ebbe inizio il tramonto della regia Marina Italiana; la flotta, considerata fino ad allora, la quinta al mondo per numero e potenza.
L’implacabile, quanto terribilmente preciso tiro a segno notturno guidato dal radar che le corazzate britanniche della Mediterranean Fleet effettuarono sugli ignari regi incrociatori della I^ Divisione, provocò una vera e propria strage di Marinai italiani.
Dalle ore 22,27 alle 22,31: quattro minuti di fuoco bastarono a causare la carneficina.
Le corazzate britanniche azionarono i loro cannoni del calibro di 381 mm. da distanze ravvicinate, ovvero tra i 2.000 e i 3.000 metri, con alzo quasi a zero.
Il regio incrociatore Fiume fu l’unico degli incrociatori pesanti ad affondare per causa direttamente da attribuirsi alle bordate delle navi da battaglia nemiche; infatti preso di mira da due corazzate (Warspite e Valiant) ,si appoppò fino a capovolgersi per poi affondare.
Le altre due unità, Pola e Zara, furono finite dai siluri lanciati dai Cacciatorpediniere Britannici.

Copia di cartolina R.I. FIUME - www-lavocedelmarinaio.com

La storia di nonna Santa
Quanto sopra riportato fa parte della storia, ma cerchiamo di comprendere come fu accolta quella triste notizia nella famiglia di mio padre e precisamente da sua madre Santa.
Mia nonna paterna non mangiava le sardine; ella non le appetiva non per motivi legati al suo gusto, alla sua dieta o a qualche particolare allergia alimentare. Nonna Santa decise di non cibarsi di sardine o di aringhe dalla fine di marzo 1941, ovvero dal triste giorno in cui Le fu comunicato che l’incrociatore Fiume, ovvero la nave sulla quale era imbarcato suo figlio Antonio, era stata affondata dagl’inglesi la notte del 28 marzo 1941.
Per una strana coincidenza la strage di nostri Marinai, a seguito dell’agguato notturno teso dalla Mediterranean Fleet, avvenne proprio nel giorno in cui ricorreva il 31° compleanno del Capo Antonio Miccoli; egli fu tra i pochi sopravvissuti ma fu dato sin da subito tra i dispersi.
Mia nonna, sconvolta da quella notizia, si recò nella Chiesa parrocchiale del paese, a Spongano (Lecce); disperata per la triste sorte toccata al figlio, si rivolse accoratamente alla Madonna e fece questo voto: “non si sarebbe più fatta tagliare i capelli fino a quando non avesse riabbracciato suo figlio”. E poiché sapeva che le sardine sono tra i primi pesci che, attirati dai cadaveri, accorrono per divorarne le carni, nonna Santa non volle più cibarsi di esse.
A chi inconsapevolmente le chiedeva  la ragione di questo suo comportamento, addolorata e scuotendo il capo, con gli occhi bagnati dalle lacrime  rispondeva:
“percè s’hannu mangiatu lu fiju meu!” (perchè hanno mangiato mio figlio!).

Nonna Santa f.p.g.c. Marino Miccoli a www.lavocedelmarinaio.com

Quel tragico giorno anche per mio padre, sopravvissuto a quel macello, significò l’inizio di un’amarissima quanto dolorosa esperienza; cominciò per lui e per quei pochi fortunati, anzi “graziati”, che sopravvissero, un calvario di diverse ore in acqua, durante il quale vide e sentì le urla disumane dei suoi più fraterni amici e stimati colleghi, morire atrocemente tra le fiamme sulla coperta del Fiume; li vide poi morire assiderati, li vide morire annegati, li vide morire divorati dagli squali, li vide morire impazziti dalla disperazione.
Mi raccontava, con gli occhi arrossati, che i corpi dei Marinai erano attaccati prima dalle sardine che ne rosicchiavano le estremità e poi venivano improvvisamente trascinati giù, in un gorgo, dagli squali. Sulle zattere non c’era posto per tutti, e si faceva a turno tra chi era in mare, reggendosi aggrappati fuoribordo. Lunghissime ore di disperazione, nella notte, faccia a faccia con la morte, fino a quando non fu fatto prigioniero da un cacciatorpediniere inglese che lo issò a bordo con i pochi superstiti.
Ma quando in famiglia si ebbe qualche notizia sulla sorte di mio padre?
Il giorno 10 maggio 1941 (ben 42 giorni dopo la tragedia di Capo Matapan!).
Giunse a Spongano, nella casa dei nonni, una lettera della Croce Rossa Internazionale in cui si comunicava che il maresciallo della regia Marina Antonio Miccoli era tra i pochi sopravvissuti all’affondamento dell’incrociatore Fiume. Catturato in mare dagli inglesi, era stato temporaneamente imprigionato ad Alessandria d’Egitto e poi era stato internato con molti altri Militari italiani, catturati non solo in mare, in un grande campo di concentramento P.O.W. situato a Zonderwater, in Sud-Africa. Rimase  prigioniero degli inglesi in Sud-Africa per 5 anni e 2 mesi; un lungo periodo in cui patì la fame, subì angherie e maltrattamenti perché quando fu sottoposto più volte a interrogatorio si rifiutava di rivelare come era fatto e quale fosse il funzionamento del telemetro italiano (che per la qualifica posseduta egli ben conosceva) ai britannici.
Fu liberato nel maggio del 1946 e rimpatriato a Napoli.
Riprese la sua carriera di sottufficiale nella neonata Marina Militare e, dopo essere stato più volte decorato e nominato Cavaliere al merito della Repubblica dal Presidente Giovanni Gronchi, si congedò nel 1962 con il grado di Sottotenente del C.E.M.M..
Questo mio modesto scritto, oltre che ricordare e onorare la memoria degli oltre 2300 Marinai Caduti e i Dispersi di Capo Matapan, vuole anche rappresentare un’occasione per considerare e riconoscere i grandissimi meriti della Croce Rossa Internazionale che sin dalla sua fondazione svolge quell’importante missione di recare soccorso, assistenza e conforto ai prigionieri e ai familiari delle vittime delle guerre. Ritengo pertanto tributare a questa organizzazione umanitaria di avermi fatto il dono del più prezioso frutti che la civiltà e il progresso umano ha dato a tutte le nazioni: l’umana solidarietà.

Attestato della C.R.I. ad Antonio Miccoli f.p.g.c. Marino Miccoli a www.lavocedelmarinaio.com
(*) per saperne di più digita i nomi sul motore di ricerca del blog.

Questo articolo è stato pubblicato in La disfatta di Matapan, Marinai, Marinai di una volta, Navi, Racconti, Recensioni, Storia. Permalink.

20 risposte a Capo Matapan, non mangio più sardine perché si sono mangiati il figlio mio

  1. Gianluca Vallone dice:

    Onori ai caduti x la patria

  2. Roberto Tento dice:

    Ezio sono i prigionieri salvati dalla Corazzata Inglese con l’affondamento e danneggiamento delle nostre corazzate e poi deportati in Africa dove ne tornarono pochi..potevano anche consegnarli alla nave Ospedale ” GRADISCA”..erano 800 Marinai…poi gli sterminatori erano i tedeschi….di questo la storia non ne parla, loro sono i liberatori…Buona serata …se si puo’..piu’ leggo e piu’ mi incazzo..Certo Ezio come ti avevo detto dopo il loro ritorno a casa e aver perso amici , conoscenti altro che rimanere traumatizzati e non parlare di guerra..Ciaoooo Ezio sei un Grande..

  3. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Ciao Roberto Tento, io non ho l’eta per commentare quanto mi riferisci. Ricevo però testimonianze dei reduci e anche dei figli dei reduci che avvalorano la tua teoria e mi hanno documentato ache con delle fotografie di superstiti della regia nave Gradisca. Ti allego il link di seguito mandatomi da Luigi Zaccarelli (digita anche il suo nome sul motore di ricerca del blog). Buon fine settimana.
    http://www.lavocedelmarinaio.com/…/i-reduci-della…/
    P.s. …siamo grandi tutti i marinai di una volta.

  4. Roberto Tento dice:

    Grazieeeee mille Grande fratello Ezio Pancrazio Vinciguerra..

  5. Carlo Di Nitto dice:

    Nella tragedia di Matapan, la commovente storia di una grande Madre. Onore ai Caduti e alle loro coraggiose Mamme !

  6. Andy Holyred dice:

    Una storia che ti prende e ti commuove.

  7. Marinaio di Lago dice:

    Una storia che fa comprendere come una madre si sente quando perde un figlio. Per sua fortuna questo non avvenne.

  8. Gianluca Vallone dice:

    condivido

  9. Maurizio Durno dice:

    condivido anch’io

  10. Francesco Carriglio dice:

    Invito a leggere il libro “Morte per acqua a Capo Matapan” di Giuliano Capriotti – I tre minuti fatali del 28 marzo 1941. Racconto dettagliato di quei momenti tragici momenti.

  11. Francesco Carriglio dice:

    Invito a leggere il libro “Morte per acqua a Capo Matapan” di Giuliano Capriotti – I tre minuti fatali del 28 marzo 1941. Racconto dettagliato di quei tragici momenti.

  12. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Grazie Francesco del suggerimento. Un abbraccio

  13. Claudio Bressan dice:

    consigliere gruppo pordenone,a voi tutti un grande abbraccio

  14. Giorgio Sornicola dice:

    grazie Ezio spero presto ti conoscerti di persona e prenderci un caffè insieme

  15. Giorgio Sornicola dice:

    🙂 grazie Giorgio con molto, molto piacere… invitiamo anche Marino Miccoli autore dell’articolo

  16. Giacomo Vedda dice:

    Grazie per la Commemorazione vittime battaglia di Capo Matapan

  17. Fulvio Benna dice:

    Onori ai CADUTI

  18. Romano Sauro dice:

    Grande Ezio. Grazie Ezio !

  19. Roberto Lugato dice:

    ONORI

  20. Mauro Cimino dice:

    Un saluto a tutti,
    oltre che a rendere onore a tutti i caduti di quelle tragico evento sono qui a chiedere se qualcuno sa se esiste una lista delle persone recuperate dalla nave ospedale Gradisca, intervenuta per il recupero dei dispersi a seguito della battaglia di capo Matapan.
    Grazie ,
    un abbraccio a tutti,
    Mauro

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