Incendio a bordo

a cura di Collegio Nautico

Affinché si possa innescare un incendio deve esserci la presenza contemporanea di tre fattori, Combustibile, Comburente e Temperatura di Accensione.
Per soffocare un incendio basta eliminare uno o tutti e tre gli elementi che contribuiscono all’incendio. Infatti gli incendi si spengono:
– per soffocamento cioè si elimina l’ossigeno (comburente);
– per raffreddamento portando la temperatura al di sotto di quella di combustione;
– eliminando l’afflusso del combustibile.
Per prevenire la formazione di incendi a bordo è bene rispettare alcune norme:
– spegnere il motore durante i rifornimenti;
– non fumare;
– spegnere eventuali fiamme accese;
– asciugare la sentina, in particolar modo se si imbarca benzina, perché evapora anche a temperatura ambiente;
– controllare i circuiti elettrici per evitare cortocircuiti.
– Il carburante di scorta deve essere conservato in apposite taniche omologate per tale uso.
In caso di incendio durante la navigazione:
– chiudere il rubinetto del carburante per intercettare l’afflusso al motore;
– manovrare per metter il focolaio sottovento fumo e fiamme fuoribordo;
– spegnere il motore quando non si deve più manovrare;
– fare indossare le cinture di salvataggio e sistemare il personale lontano dal pericolo, pronto ad un eventuale abbandono dell’imbarcazione;
– se il fuoco si sprigionato nei locali interni chiudere i boccaporti e tutte le vie d’aria affinché possa soffocare.

Classi di incendio
Classe A
Rientrano in questa classe gli incendi creati da combustibili solidi quali, carta, legno, stoffa, etc…
Classe B
Rientrano in questa classe i combustibili liquidi quali benzina e gasolio.
Classe C
Rientrano in questa classe i combustibili gassosi come le bombole di gas in questi casi si dovrebbe interrompere la fonte di fuoriuscita del gas.
Classe D:
Fuochi di metalli difficili da domare per la loro altissima temperatura non si può usare l’acqua in quanto potrebbero verificarsi reazioni che sprigionano gas tossici o esplosioni.
Classe E
Rientrano in questa classe gli incendi causati da materiale elettrico e/o elettronico non usare mai acqua o sostanze che la contengono.

Estintori
Esistono vari tipi di estintori da usare in base al tipo di incendio.
Estintore a C02
Hanno una forte capacita soffocante e raffreddante quindi in ambienti chiusi risulta essere pericoloso per chi lo usa, sono idonei per incendi di classe A, B, C ed E.
Estintore a schiuma
Sono idonei negli incendi di classe A e B, mentre non vanno usati su apparecchiature elettriche alimentate (classe E), perché contengono acqua e potrebbero creare cortocircuiti.
Estintore a polvere
Sono idonei per qualsiasi classe di incendio.
Gli estintori devono essere omologati dal Rina e su ognuno di essi devono essere riportati:
– un numero 13 21 o 34 che ne identifica la capacità estinguente espressa in litri;
– una lettera A, B, … che indica la classe di fuoco per cui è idoneo.
Sulle unità da diporto possono essere presenti estintori di classe A o C, purché siano omologati anche per la classe di fuoco B.
Per le unità marcate CE gli estintori sono già collocati a bordo ed indicati nel manuale del proprietario.
La verifica periodica degli estintori non è richiesta.
Il controllo consiste nell’accertamento del buono stato di conservazione e l’indicatore di pressione,
quando esiste, deve essere nella posizione di carico (zona verde).

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39 risposte a Incendio a bordo

  1. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Incendio a Bordo (a cura di Collegio Nautico) …che Santa Barbara ci protegga.
    Chi di voi ha avuto esperienze di questo tipo?

  2. Mario De Luca dice:

    Ezio, Io ho avuto un’ esperienza di questo tipo.

  3. EZIO VINCIGUERRA dice:

    🙁 Minkia spero nulla di grave Mario

  4. Mario De Luca dice:

    Grazie al Signore, NO…solo alla nave che si affondo’ dopo parecchie ore.

  5. Gianluca Orlando dice:

    Per fortuna mai .ciao caro Ezio

  6. Maria Carla Torturu dice:

    mio marito ..è una storia lunga, se vuoi te la racconto

  7. Carlo Mignogna dice:

    caro Ezio su Nave Veneto di incendi medio grandi ne abbiamo avuti pochi, uno in particolare durante i grandi lavori che ha coinvolto tutto il centro nave, i piccoli focolai…. lasciamo stare… meno male che eravamo addestrati…………….

  8. Carlo Luigi Crea dice:

    Ciao Ezio Pancrazio Vinciguerra,mai incendi a bordo grazie a DIO, facevamo solo esercitazione Abbandono NAVE ed altro

  9. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Anch’io per mia (e nostra) fortuna non ho avuto questa esperienza carissimi Gianluca e Carlo Luigi.
    Invece mi interessa far conoscere anche ai lettori attraverso il vostro racconto le storie di MariaCarla Torturu e di Grandfather Carlo Mignogna (tra l’altro espertissimo di squadra antincendio) Rimaniamo in attesa.
    Se scorrete tra i link del gruppo su facebook il Marinaio di lunghissimo corso Mario DeLuca ha postato le sue esperienze attraverso articoli di giornale…impressionante!

  10. Carlo Di Nitto dice:

    Io ho avuto questa spiacevole esperienza sulla petroliera “Agip Genova” il 14 maggio 1973 dove ero imbarcato come allievo ufficiale di macchine. Erano le 07.30 ero di guardia in sala macchine e alle 08 dovevo smontare. Si stava operando il lavaggio di alcune cisterne e la presenza di residui di gas (nonostante l’abbondante ventilazione durata l’intera notte) provocò un’esplosione ed il conseguente incendio, dei residui del carico, che dopo un po’ si estese. Il comandante, visti inutili i tentativi di estinzione delle fiamme, alle otto diede l’abbandono nave. Ci recuperarono alle ore 14 gli elicotteri di Maristaeli Catania. Grazie all’intercessione di Santa Maria di Porto Salvo e di Santa Barbara, tutti incolumi.

  11. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Mink 🙁 Ciao Presidente Carlo Di Nitto meno male che non ci siano state vittime. Noi marinai sappiamo che il fuoco è il nemico numero uno di bordo.

  12. Mario De Luca dice:

    Il sinistro accadde nell’Atlantico Oceano, 250 miglia da Casablanca il 9 Ottobre 1954.

  13. EZIO VINCIGUERRA dice:

    accidenti…ciao Mario

  14. Carlo Di Nitto dice:

    LA MIA ESPERIENZA DI INCENDIO A BORDO

  15. EZIO VINCIGUERRA dice:

    mink 🙁 accidenti…stanno arrivando molti articoli di giornale. Non pensavo e mi scuso per avervi fatto ricordare episodi così dolorosi.
    La prevenzione non è mai troppa.
    Grazie Presidente per questa testimonianza

  16. Mario De Luca dice:

    Ciao Ezio, dopo 59 anni grazie a Dio sono ancora vivo e in buona salute.

  17. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Carissimo Mario proprio pochi istanti prima avevo pubblicato questo articolo sul blog. Coincidenze?

    La vita è bella
    di Toty Donno

    Pronunciare questa frase “la vita è bella“, nel tuo periodo più buio, non è cosa da niente.
    Dirlo forse è più semplice che crederci, ma se ci credi, forse riuscirai a comprendere il vero significato di questa vita. La vita è bella non perché tu hai, ma perché tu dai, nonostante tutto.
    La felicità la trovi nei piccoli gesti quotidiani, nei silenzi ascoltati, nei vuoti riempiti, nei sorrisi regalati e nell’amore vissuto. La vita è bella se cerchiamo di vivere la felicità e non d’inseguirla.
    http://www.lavocedelmarinaio.com/2013/02/la-vita-e-bella-toty-donno/

  18. Mario De Luca dice:

    Ezio non e solo il naufrago. tutti gli episodi che ho passato

  19. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Me ne sono reso conto e qualcuno lo abbiamo pubblicato come il bombardamento al porto di Napoli …non ci pensare più goditi la vita

  20. Mario De Luca dice:

    🙂 sono soli brutti ricordi cmq ho preso il Tuo consiglio. Grazie

  21. Maria Carla Torturu dice:

    Torno indietro nel tempo anno 1974, 22 febbraio …nave Giovanna Lollighetti, ore/oil, siamo nell’Oceano Pacifico (tra la California e le Hawaii). Durante il turno di guardia notturno dopo le 24, esplode una cisterna a prua; il secondo ufficiale Roberto Barberi da l’allarme al comandante e corre in coperta insieme al nostromo Giuseppe per arginare l’incendio cercando di salvare nave ed equipaggio ed a quel punto l’inferno : iniziano ad esplodere tutte le cisterne ed i due uomini restano bloccati dal fuoco, decidono di buttarsi a terra sapendo che la fine è lì, vicinissima, in quel fuoco che li avvolge e che poi si ritira.

    La nave inizia ad affondare : il primo ufficiale cerca di convincere Roberto a gettarsi in mare ma lui risponde che non ce la fa, comincia a star male (il 1° uffciale non lo ritroveranno più insieme alle altre otto persone che prese dal panico si sono lanciate in quell’abisso di buio ed acqua) . Ormai è il panico, si buttano in mare le scialuppe, Roberto nuota verso uno zatterino e da lì i suoi ricordi si dissolvono. Fortunatamente una nave norvegese Tamerlane vede i bagliori delle fiamme e dirige in soccorso della Giovanna LG, raccoglie i superstiti compresi Roberto e Giuseppe che sono gravemente ustionati e contemporaneamente allerta l’emergenza soccorso di Honolulu che richiede la presenza di navi con medico a bordo.

    Rispondono il Novikov Priboy, peschereccio russo, e il Mellon, nave della guardia costiera americana, i due medici decidono di trasferire Roberto sul Mellon ( lì verrà visitato anche da Chuk Williams – mio amico di fb ) che dirige verso le Hawaii.

    Dal Mellon, Roberto, che è il più grave dei due, verrà trasportato in elicottero all’ Ospedale di Honolulu dove verrà curato per 6 mesi dall’ 80% di ustioni di 1°, 2° e 3° riportate su tutto il corpo.

    Dei primi due mesi di ricovero non ricorda nulla ….ed ora è qui che mi racconta ancora una volta questa drammatica esperienza …

  22. Gianluca Orlando dice:

    Davvero grande storia ..

  23. EZIO VINCIGUERRA dice:

    per fortuna Roberto è qui e racconta, ancora una volta, questa drammatica esperienza…Grazie MariaCarla Torturu penso di farla conoscere, col tuo consenso, ad un pubblico più vasto.

  24. Carlo Mignogna dice:

    Le esercitazioni per spegnere gli incendi a bordo delle unità ha sempre fatto parte della nostra cultura, la costante preparazione degli uomini e la maniacale manutenzione delle attrezzature in moltissimi casi ha fatto la differenza. Questo che voglio raccontavi è stato il mio battesimo del fuoco anche se altri episodi hanno movimentato il mio imbarco. Durante una delle solite esercitazioni svolte nel 1978 o giù di li, l’unità si mise alla fonda in un porto siculo (ora che i ricordi si fanno più vivi mi viene in mente che molti di essi sono legati a quel posto, a volte i casi della vita), ma torniamo a noi, ero di turno nella Centrale di propulsione (CP) della motrice di poppa, durante un giro di controllo notai del fumo e una strana luce provenire dal frontale caldaia, scesi di corsa la scaletta e rimasi attonito da ciò che vedevo, il capo guardia in caldaia (non riporto il nome per correttezza) con in mano una bottiglia di acqua tentava di spegnere le fiamme che uscivano dalla sentina e lambivano il quadro comando delle caldaie. Per un attimo fui rapito da quella scena ma l’emergenza si impadronì di me e corsi a dare l’allarme. L’incendio fu spento dopo diverse ore e furono impiegati tutti i dispositivi antincendio in dotazione. Cosa era successo per provocare un tale incendio. Voglio premettere che nave Veneto prima dei grandi lavori bruciava nafta pesante questa doveva essere prima riscaldata e successivamente pompata nei bruciatori delle caldaie, l’acquaiolo di servizio (chi è del mestiere sa di chi parlo) stava travasando nafta dalle casse centrali a quelle di servizio di poppa, preso da molteplici impegni si dimenticò il travaso così la nafta fuoriusci dai tubi del troppo pieno e invase la sentina del locale caldaia, qui i tubi dove passa vapore e altri liquidi bollenti fanno da padrone, questi surriscaldarono la nafta portandola al punto di autoaccensione. Vi lascio immaginare il locale caldaie invaso dalle fiamme, i ponti un brulicare di uomini che attivano tutte le contromisure per estinguere l’incendio, ma grazie alla preparazione tutto o quasi andò bene.

  25. Mario De Luca dice:

    MariaCarla Torturu, a bordo della Mellon storia. Nel corso di una pattuglia nel febbraio 1974, Mellon giocato un ruolo chiave nel salvataggio di membri dell’equipaggio che sono sopravvissuti ad un naufragio esplosione, incendio e seguenti del superpetroliera italiana GIOVANNA LOLLI GHETTI-. CGC MELLON è stato allertato a mezzanotte di una chiamata di soccorso da una posizione 230 km a sud est delle Hawaii. CGC MELLON arrivato sulla scena intorno alle 1115, il giorno dopo in cui il Tamerlano nave norvegese è stato il salvataggio superstiti che avevano abbandonato la petroliera italiana. I superstiti sono stati poi trasferiti al MELLON CGC per l’assistenza medica. CGC MELLON mettere l’equipaggio italiano in una zona di attracco e ha dato loro vestiti puliti e cibo caldo. Un vicino russo nave NOVIKOV PRIBOY arrivato con molti medici di ulteriore assistenza medica. Tutti tranne 7 dei sopravvissuti sono stati recuperati e portati sul retro CGC MELLON a Honolulu. Questo salvataggio Guerra Fredda, che è riuscito solo a seguito di una stretta cooperazione tra le navi provenienti da Norvegia, Russia e Stati Uniti, è stato un segnale positivo in questo periodo che è stato saggio altro caratterizzato da intensa competizione superpotenza.

  26. Maria Carla Torturu dice:

    Dove lo ha trovato Mario?

  27. Raffaele Gennnaccari dice:

    25/11/1988 Nave Maestrale incendio nei DD/AA di prora, caro Ezio Pancrazio Vinciguerra brutta giornata un morto, Sgt El Spanedda Francesco, ed alcuni ustionati anche in modo serio, lo ricordo come fosse ieri!

  28. Maria Carla Torturu dice:

    Mi sta dicendo Roberto che esisteva un servizio operativo chiamato amver al quale potevano aderire le compagnie di navigazione di tutte le nazionalità. Con amver le navi segnalavano la loro posizione ogni giorno alle 12, questo permise di allertare quelle più vicine alla Giovanna Lollighetti che ebbero modo di portare un soccorso tempestivo

  29. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Buonasera a Raffaele Gennaccari e grazie per questa tua testimonianza.

  30. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Carissimi amici tutti e carissimi MariaCarla Torturu, Mario DeLuca e Grandfather Carlo Mignogna a presto pubblicherò le vostre storie all’argomento. Francamente non pensavo di aver “acceso” ricordi forse dolorosi ma sono certo che attraverso i nostri racconti potremmo effettivamente dare “la voce al marinaio”… GRazie

  31. Riccardo Chen Lazzeri dice:

    Mio padre si areno’ con M/N Dora appena fuori Abidjan, una brutta storia di marineria sporca…. 10 giorni a prendere le onde di marea atlantiche e poi anche un incendio. Rimorchiatori inadeguati ecc.ecc. Quando tornò era veramente scosso, ripartì dopo due mesi…questa volta con una compagnia seria, la Texaco con cui rimase per oltre dieci anni

  32. Maria Carla Torturu dice:

    Ezio, sono io che ti ringrazio …Desideravo tanto che si conoscesse la storia di mio marito perchè lui si prodigò per salvare tutti e non ebbe nessun riconoscimento salvo un posto di lavoro negli uffici della Società dove poi avvenne la seconda disgrazia perchè si sposò con me

  33. Riccardo Rossini dice:

    DDGH550, IARD, fine estate 1980.
    Sono in Radio, imbarcato da poco tempo, ma già… da tempo facevo il turno in Radio da solo (Radioamatore ci nacqui)
    Tutti gli apparati sono alimentati con l’inverter statico. Notte tranquilla, in 80mt la diffusione da Roma S.Rosa in RTTY , la I11C (oggi si può dire ) arriva S9+40, idem la freq notturna in 130mt. Entrambe sono sintonizzate sul doppio ricevitore Collins/Elmer (sì, Americani costruiti a Pomezia) che in diversity pilota egregiamente la telescrivente Olivetti TE315, ovviamente frammezzata dalla famosa apparecchiatura decifrante NATO KW-R37 (pure questo oggi si può dire) senza neppure un bip-error byte (0,5Kb/sec, spaventoso, eh? )
    Noto che l’orologio centralizzato ha un’escursione dei secondi strana…. che, sono pazzo? Con il Radio Allocchio Bacchini R7B sto ascoltando Rock Bandstand da Radio Lussemburgo, un classico come Touch me dei Doors passa ad un nuovissimo brano di un esordiente LP dei Police (un adelle primissme volte che ascoltai “don’t stand so close to me)
    L’illuminazione a neon si abbassa, sento uno strano odore provenire dall’areazione che si ferma. tra poco smonterò… bussano alla porta…. anzi, picchiano forte alla porta!!
    “RT!! APRIII”
    Riconosco la voce di C° Cappello (non era sott/le di ispezione ma in mezzo alle rogne lui c’era sempre) che con la sua evvve moscia mi dice di abbandonare la Radio (!!!!!!!!!!) che c’è un incendio a bordo e che NON s tratta di un’esercitazione…mollo la radio così com’è, con la TTY che aveva iniziato a scrivere, mi fa uscire a centro nave, riscendiamo a poppetta dal ponte di volo e vedo TUTTO l’equipaggio a terra, in banchina scali…
    Il famoso incendio nel corridoio centrale verso poppa: prese fuoco a causa di una friggitrice dimenticata accesa una paratia unta in cucina e di conseguenza l’intero corridoio di centro nave. Nove mesi ai lavori, Km di cavi bruciati… qualche altro Ardito continuerà la storia…
    Quelli dell’Ardito

  34. Enea Remo dice:

    ma no ,non sono brutti ricordi, capitano, l’importante è risolvere il problema e imparare a prevenirli , se no che marinai siamo

  35. Franco Schinardi dice:

    Certamente, quello che un marinaio non vuole che accada sulla sua nave é un incendio. Si Ezio, io non ho di questi ricordi, ho solo il ricordo delle esercitazioni fatte a Maricensicur, a Taranto, dove affrontavamo le fiamme vere con la consapevolezza di quello che facevamo. Allo scopo di non avere mai di questi ricordi, sulle navi si faceva e si fa tanta prevenzione che non é mai troppa.

  36. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Ciao Franco Schinardi …ho postato la storia di un incendio e quasi quasi me ne sono pentito perché ho risvegliato brutti ricordi…Ma la prevenzione come l’opera di divulgazione non è mai troppa vero Direttore?

  37. Franco Schinardi dice:

    Ezio, un altro grosso problema sulle navi, e ci vuole anche quì tanta preparazione per affrontarlo, la falla. Io non ho mai avuto problemi del genere ma ne sono stato coinvolto quando ero il C° Servizio Tecnico di Marisicilia. Una notte, mentre ero a casa e a letto che dormivo sono stato svegliato dall’Ufficiale di guardia all’Operativo che mi informava che lo Storione era salito sugli scogli di Pantelleria e mi invitava a presentarmi all’Eliporto di Marisicilia per andare, assieme al C.te Natale Ruello e ai sub di Augusta , a recuperare la Nave e portarla a Messina. Arrivati a Pantelleria siamo stati presi da un’autovettura della Locale C.P. e portati sul posto dell’incidente. Quando siamo arrivati abbiamo mandato i sub sottocarena per verificare l’entità del danno e quando sono saliti in superficie i loro cenni ci hanno fatto presagire il peggio. Risaliti a bordo ci hanno spiegato che l’Unità era oramai senza chiglia, tutta asportata. Nel mentre nel locale interessato avevo dato disposizioni per tamponare la copiosa falla e ad effettuare un perfetto puntellamento. Il nostro intervento é stato provvidenziale e siamo rientrati a Messina scortati da Nave Squalo. Posso dirvi una cosa ? Lo Storione, sebbene ferito mortalmente era più veloce dello Squalo e questo mi ha fatto presagire bene per il futuro della Nave.

  38. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Ciao Franco, grazie per questa testimonianza.
    La falla è un altro problema che anch’io con l’equipaggio del Danaide abbiamo vissuto in prima persona. Ma quanta acqua abbiamo imbarcato… chissà fra gli amici se c’è qualcuno che ricorda.
    Un abbraccio

  39. Rosolino dice:

    nel 1973 , in qualità di mozzo ,ero Imbarcato sulla Giovanna Lolli Ghetti
    .Quando affondo’ il mio cuore era vicino all’equipaggio. Mi rattristai per la scomparsa degli otto uomini

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