L’esploratore Enrico Tonti

di Raffaele Di Zenzo (*)
(raffaeledz@aol.com)

L’Italia è conosciuta come la terra di navigatori, di poeti, di artisti, di santi. Perciò oltre ai grandi esploratori delle Americhe, come Cristoforo Colombo, Americo Vespucci, Giovanni Caboto, Giovanni da Verrazzano, si deve aggiungere  anche il nome di Enrico Tonti, il quale arrivò nella zona dell’attuale Chicago nel 1678.
Enrico Tonti era nato a Gaeta nel 1647. Il padre, per aver partecipato alla ribellione Napoletana contro i vicerè spagnoli, fu costretto a rifugiarsi in Francia con tutta la famiglia.
Il giovane Tonti giunse sulle sponde del grande fiume Mississippi, insieme ai francesi Jacque de La Salle e al gesuita Padre Luigi  Marquette. Durante queste esplorazioni in canoa lungo i cinque grandi laghi, il Tonti giunse sulle rive del fiume Checagou nel punto in cui sfocia nel lago Michigan. Il Tonti sentiva dire questo nome dalla tribù Indiana degli Iroquois della zona e la trascrisse, dando poi il nome al piccolo accampamento che con il tempo sarebbe diventata la grande metropoli di Chicago, che significa appunto cipolle selvatiche, per le cipolle che crescevano lungo le rive del fiume Checagou. Ma il presente motto municipale della città di Chicago è in latino Urbs in horto, datogli il 4 marzo del 1804, quando fu inglobato come villaggio e come futura visione della nuova metropoli che sarebbe nata sul lago Michigan e lungo le rive del fiume Chicago. Una via e una scuola elementare sono intitolate in onore e memoria di Enrico Tonti, considerato come il fondatore della città di Chicago.
Chicago, per la sua propizia posizione geografica, divenne ben presto un colosso commerciale e industriale, divenne il centro ferroviario per tutti gli Stati Uniti e il centro di trasporti sia per via ferroviaria che fluviale. Divenne anche il centro di distribuzione del grano e della carne, perchè fino al 1970, aveva un grandissimo macello e da Chicago partivano le carni per tutti gli Stati Uniti. Il poeta Americano Carl Sandburg chiama Chicago la città dalle grandi spalle, il macellaio del mondo.
A Chicago è stato perfezionato l’ascensore e, di conseguenza, è nato il grattacielo, perchè dopo il disastroso incendio dell’8 ottobre 1871, la città fu ricostruita con misure antincendio e il terreno aumentò di prezzo e perciò si incominciò a costruire a vari piani. Ma per facilitare la salita del materiale, l’ingegnere Elisha Otis ebbe l’idea dell’ascensore, prima per il materiale  e poi per le persone.
A Chicago sono nati vari personaggi illustri, come John Weissmuller, conosciuto con il nome di Tarzan, Walt Disney, creatore di Topolino, lo scrittore Ernest Hemingway, il quale si arruolò come volontario nell’esercito italiano durante la prima guerra mondiale.
Dopo Enrico Tonti bisogna aspettare circa due secoli quando la grande emigrazione italiana nel Nord e Sud America incomincia la sua grande ondata. Sui bastimenti che partivano per terre assai luntane c’era anche la suora  Francesca Xavier Cabrini, che arrivò a Chicago nel 1880 e si dedicò nell’aiuto spirituale e finanziario degli immigranti italiani, i quali erano abbandonati a se stessi sia dalle istituzioni governative della madre patria che americane.
Madre Cabrini fu mandata negli Stati Uniti dall’allora papa Leone XIII, il grande papa dell’enciclica Rerum Novarum, con la quale espose concetti all’avanguardia del mondo industriale e sociale: la santità del lavoro, la giusta paga, condizioni sicure sul posto di  lavoro, rispetto per gli operai e per le loro famiglie.
Madre Cabrini fondò a Chicago l’ospedale Columbus nel 1881 e l’ospedale Cabrini nel 1905. La piccola suora fondò pure sessantasette scuole e decine di orfanotrofi sparsi per il Nord e Sud America, specialmente in Argentina, dove, nel frattempo erano approdati moltissimi italiani. Madre Cabrini morì a Chicago nel 1917, fu canonizzata il 7 luglio 1947 e proclamata la santa patrona di tutti gli emigranti.
Gli italiani scelsero Chicago per l’abbondanza di possibilità di lavoro in vari campi: costruzione, ferrovie, canali da scavare, trasporti, fonderie, barbieri, sarti, esercizi commerciali… Sono da menzionare il siciliano Domenico Di Matteo, che da un piccolo negozio di generi alimentari è cresciuto in un colosso con circa 100 grandi negozi, dando lavoro a migliaia di persone. Il calabrese Renato Turano per aver messo su un enorme panificio, dando lavoro a circa 500 persone. Soprattutto è importante menzionare il premio Nobel per la fisica Enrico Fermi, il grande scienziato che all’Università di Chicago sviluppò l’energia nucleare. Adesso un grande centro scientifico si chiama FermiLab (Laboratorio Fermi) in suo onore e molti studiosi italiani vi lavorano nel fare ricerche sulla fisica nucleare.
Per circa quindici anni l’arcidiocesi di Chicago è stata anche guidata saggiamente e santamente dal Cardinale Joseph Bernardin, morto in odore di santità il 16 Novembre 1996.
Il cuore e l’anima della comunità italiana a Chicago è il Centro Culturale Italiano di Stone Park, vicino a Melrose Park, dove risiede una folta comunità di origine serinese. Il Centro è gestito da Casa Italia e dai Padri Scalabrini, i quali sono stati fondati dal beato Giovanni Battista Scalabrini, noto per aver dato assistenza agli emigranti italiani per il mondo.
La comunità italiana della zona metropolitana di Chicago è di circa un milione, perciò ha bisogno di un centro per unire le varie organizzazioni regionali e paesane. Qui si svolgono molte feste patronali, specialmente quella di San Francesco di Paola in agosto, quando si ritrova tutta la comunità della Calabria. A Melrose Park, invece, si celebra la grande festa della Madonna del Carmine che unisce la comunità italiana con quella messicana.
Il Centro Culturale svolge molte attività sociali e culturali. Ci sono classi d’italiano per bambini e per adulti, periodicamente si svolgono convegni e conferenze di vario genere, si presentano film come Benvenuti al Sud, Sotto il Cielo di Roma, si presentano libri, di recente quello scritto da Elizabeth Bettina, una ragazza di origine di Campagna, vicino Eboli, che descrive la presenza in Campagna di rifugiati ebrei salvati dal prefetto Giovanni Palatucci di Montella.
Il Centro Culturale è fornito di una grande biblioteca, di un museo dell’emigrazione italiana curata dal Professor Domenico Candeloro, di una replica in miniatura della Basilica e di Piazza San Pietro. Presso il Centro si svolgono pratiche per pensioni e per assistenza ad anziani. E’ fornito di campi di bocce e di calcetto. Si rinnovano usanze e tradizioni come il pestaggio di uva nei periodi della vendemmia. Il Centro pubblica anche una rivista mensile, dal titolo FRA NOI, che vuole essere non solo la voce degli italiani di Chicago ma anche la corda ombelicale tra l’America e l’Italia. A Chicago c’è un grande teatro lirico e una delle più famose orchestre sinfoniche del mondo, attualmente diretta dal Maestro Riccardo Muti.
Per gli emigranti italiani il cordone ombelicale con l’Italia non è mai stato tagliato completamente, neanche per gli italo americani di seconda e terza e quarta generazione e malgrado avessero acquistato in molti casi dei cognomi anglosassoni. Le nuove generazioni  italo americani nutrono un forte interesse per l’Italia, e per essersi completamente inseriti nella vita sociale Americana portano alta la bandiera della cultura e del contributo in ogni ramo che l’Italia ha dato al mondo: Roma, Firenze, il Rinascimento, Dante, Machiavelli, il cui Principe viene oggi studiato in quasi tutte le classi universitarie di scienze politiche, e per questo si deve il grande flusso turistico di americani e italo americani in Italia. Inoltre lo studio del Latino e dell’Italiano e’ in grande aumento sia a livello liceale che universitario, e molte università americane hanno dei programmi estivi a Roma e Firenze.  L’Università Loyola di Chicago ha un proprio Campus a Monte Mario a Roma. Quello di New York lo stesso.
Con lo studio del Latino gli studenti americani migliorano il loro inglese, in quanto la prima lingua parlata e studiata in Britannia fu appunto il Latino, come spiega Tacito nei suoi due libri etnografici Agricola e Germania, dedicati alla Romanizzazione della Germania e della Britannia, dove si vedono ville e strade romane. Difatti, l’origine di molte città inglesi è romana, come  Londra, dove c’è il Barbicon; York, Vindolanda, e  specialmente quelle città che terminano in Chester, che è la traduzione del castrum romanum, non ultime le imponenti mura dell’imperatore Adriano in Scozia. Inoltre, circa il 50% della lingua inglese è di origine latina. Tacito dice che la Britannia voleva imparare a parlare in Latino assai meglio della Gallia. Il Primo Ministro inglese Winston Churchill, nel suo libro Storia dell’Isola Britannica, fa un grande omaggio all’azione civilizzatrice di Roma: Where Caesar conquered, civilization dwelt (Dove Cesare conquistava, la civiltà regnava).
Possiamo con ciò concludere che da un piccolo raggruppamento di casupole, in una zona paludosa alla foce del fiume Checagou che sbocca nel grande lago Michigan, sorge una grande metropoli, Chicago, dove la comunità italiana contribuisce alla sua espansione in una simbiosi culturale e sociale nella vita della grande nazione Americana.

(*) L’articolo è apparso sul Corriere dell’Irpinia dello scorso 16 dicembre.


Raffaele Di Zenzoè originario di Serino (Av) e come tanti altri serinesi ha seguito i genitori, emigrati negli Stati Uniti nel 1967. Per pagarsi l’università ha lavorato nella Western Electric di Cicero, dove si costruivano telefoni. Sotto la guida del professore Rocco Montano, ora in pensione a Napoli, ma ancora insegna un corso di Letteratura Comparata all’Università di Salerno, si è laureato presso l’Università dell’Illinois, sostenendo una tesi su Giovanni Verga.
Il Di Zenzo insegna Letteratura Italiana alla Loyola University di Chicago. Ha pubblicato vari studi e traduzioni su: Forum Italicum, Italian Journal, e sulla rivista irpina Riscontri.
Di recente gli abbiamo chiesto di fornirci notizie di italiani che hanno fatto grande l’America, che da noi sono poco conosciuti. Come suo primo contributo ha scelto di parlarci di Chicago e dei suoi legami con l’Italia.

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5 risposte a L’esploratore Enrico Tonti

  1. cosimo dice:

    Direi che dovremmo lottare e caricarcci di auto stima come tutti gli emigranti sparssi x il mondo

  2. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Ciao Cosimo carissimo mi sento proprio di concordare totalmente con il tuo giudizio.
    Io l’ho fatto pubblicando in tempi non sospetti…
    Un abbraccio

  3. Marinaio Telegrafista dice:

    Ogni tanto una bell’articolo illumina la mia bacheca oltre che la mia mente. Anche questo è spiritualità .

  4. Claudia Fontanarossa dice:

    Bello !!!

  5. EZIO VINCIGUERRA dice:

    “in 336 avete letto il post…azzarola..”

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