Stellette a 20 anni – Libano 1984

di Antonio Barzagli

La Marina Militare all’inizio degli anni ottanta, con la partecipazione alla missione internazionale in Libano, ricomincia a muovere i primi timidi passi verso impegni significativi sul piano multinazionale. La politica del nostro Paese ritorna così a maturare la consapevolezza di quanto possa essere importante la credibilità dell’Italia sul piano internazionale e, in tale ottica, di quanto sia utile la flotta italiana quale silenzioso ma concreto strumento per l’esercizio delle relazioni internazionali dentro e fuori dal Mediterraneo.

Si sono spese molte parole e scritti libri interi sulla scarsa consistenza della politica Italiana degli anni settanta/ottanta sul piano internazionale, mentre molto poco si conosce, se non dalla viva voce dei diretti testimoni che vissero quelle vicende, di come i “marinai con le stellette” italiani, proprio da quegli anni, abbiano saputo guadagnarsi nel tempo stima e considerazione, poco a poco, “porta a porta”, su tutti i teatri internazionali dove hanno operato negli ultimi 25 anni.
La testimonianza di Antonio Barzagli assume perciò un’importanza particolarmente significativa per comprendere il “dietro le quinte”:  la quotidianità, lo stile di vita, l’impegno, i sacrifici e le emozioni dei Marinai con le stellette alle prese con questo modo tutto particolare di esportare  l’italianità.
L’efficace descrizione della realtà di bordo che emerge dal suo racconto riaccenderà ricordi ed emozioni a coloro che, come il sottoscritto, hanno vissuto esperienze parallele a bordo di altre Navi a partire dallo stesso periodo storico e negli anni successivi. E’ una testimonianza fortemente condita dall’idealità di un ventenne che getta tutto se stesso, senza compromessi, alla ricerca di una dimensione di realizzazione personale influenzata da un contesto altamente coinvolgente ma anche molto controverso per le ragioni sopra esposte.
L’autore, giovane Sergente ventenne, racconta le sue giornate a bordo dell’Incrociatore Andrea Doria impegnato nelle acque a largo del Libano in una delle prime missioni operative internazionali della Nave; le lunghe ed impegnative ore nella Centrale operativa di Combattimento della nave, trascorse sotto tensione nella vigile ricerca di aerei nemici attraverso l’individuazione dei loro echi sugli schermi dei radar;  il suo coinvolgimento, in stretta empatia con i commilitoni ed amici, negli intensi ritmi dell’organizzazione di bordo; i pochi ma importanti momenti di introspezione e “fuga” dentro la propria interiorità, che ogni “Marinaio con le stellette” nessuno escluso, ricerca per mantenere il contatto con la propria dimensione umana altrimenti snaturata dal complesso meccanismo fortemente gerarchizzato della vita operativa a bordo in zone di guerra.
Le figure di alcuni superiori, Ufficiali e sottufficiali, dipinti talvolta in maniera un po’ caricaturale dal nostro giovane sergente che ne coglie prima di ogni altro aspetto l’esteriorità prevaricante legata al ruolo.
Gli amici e commilitoni Antonio, Marco, Stefano, con i quali condivide aspettative, ansie, paure dell’impegno del “dovere militare”. Tutti insieme hanno vissuto sulla loro pelle, solo vent’anni fa, un’avventura lontana anni luce dalla piatta realtà dei giorni nostri dove intere generazioni di giovani neo-maggiorenni crescono vegetando sotto l’ombrello protettivo di un’orda di “mamme italiche” che si butterebbero nel fuoco pur di evitare ai propri “bambini” un’esperienza come quella vissuta dall’autore del libro e dai suoi commilitoni, privandoli così di una potenziale preziosa occasione di crescita personale. Mi sono sempre domandato cosa ha spinto una Nazione evoluta come l’Italia a rinunciare al servizio militare di leva che, con tutta la sua intensità e le sue contraddizioni ha comunque contribuito a far crescere autonomia ed indipendenza personale ed umana di alcune generazioni di italiani.
La narrazione risulta chiara e coinvolgente; i rapporti umani e di introspezione si alternano bene con l’avvincente racconto degli episodi bellici della Nave e di quelli di cruda violenza descritti da Vincenzo, l’ex incursore che durante una ricognizione operativa vive i tragici momenti delle stragi nei campi profughi di Sabra e Chatila, testimoniando quanta ferocia è in grado di esercitare l’uomo contro l’altro uomo quando da sfogo ai suoi peggiori istinti catalizzati da pretesti etnici e religiosi.
La lettura scorre via rapida ed avvincente, nell’interessante alternanza tra gli episodi (pochi) di svago e goliardia tra commilitoni a bordo e durante la sosta a Cipro, e le molteplici esperienze della vita operativa in mare. Nella vicenda personale dell’autore mi ha colpito, all’inizio del libro, l’influenza esercitata dalla sua professoressa di Italiano, prima di arruolarsi, durante il quarto anno dell’Istituto Tecnico Agrario. La Professoressa Annamaria B. descritta come “la classica insegnante che, in virtù della sua anzianità di servizio, si sentiva in grado di espletare non solo le funzioni docente, ma anche di arbitro generale di tutto il programma scolastico senza mai andare veramente a fondo circa i bisogni dei propri allievi.” Col suo atteggiamento stupidamente coercitivo e per niente empatico vanificò i suoi sforzi e, in qualche modo, “stimolò la reazione che lo portò a scegliere la strada dell’arruolamento in Marina.  Nell’incontro ricercato con la professoressa al termine della missione, quasi come prova del nove a conferma definitiva della propria scelta di vita,  la lapidaria frase di Antonio che gela il superficiale paternalismo della Prof. è molto significativa per comprendere fino in fondo la complessità, le apparenti contraddizioni, la consapevolezza e la forte carica di umanità che permeano l’intero racconto.
Alla fine dei giochi, e dopo il percorso attraverso molteplici splendide, folli manifestazioni dell’indole umana vissute in prima persona durante la missione, Antonio con nostalgia e profondo affetto conclude la sua testimonianza con le parole di chi attribuisce all’esperienza ed ai rapporti umani il giusto posto nella graduatoria delle proprie esperienze di vita.

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12 risposte a Stellette a 20 anni – Libano 1984

  1. Antonio Barzagli dice:

    Grande Ezio! Un abbraccio

  2. Lama Massimo dice:

    bene

  3. Ezio Maniccia dice:

    grazie Ezio….

  4. Franco Russo dice:

    Carissimo Ezio, sono sempre bellissime le tue recensioni unite ad appropriate immagini nelle quali mi ritrovo… colgo l’occasione per anticiparti che ho letto il libro e conto di vederti al più presto al raduno, non mancare.

  5. Mario Fantasia dice:

    Purtroppo la DAMNATIO MEMORIAE è ricorrente nel corso dei secoli ci siamo dimenticati di questa pagina di storia. Grazie

  6. Fernando Lesso dice:

    Grazie Ezio e una buona giornata … la storia rimane fa parte del nostro passato e analizzando personalmente non penso sia tutto negativo quel periodo …!!

  7. Salvatore Piloni dice:

    Come al solito un ringraziamento è doveroso.

  8. Maria Fantasia dice:

    Il colore del nostro mare è decisamente piu’ intenso…

  9. Marco Ximenes dice:

    grazie di cuore – Marco

  10. Toty Donno dice:

    …un solo giorno può essere più importante di molti anni…

  11. Anna Filingieri dice:

    il mare per me è tutto!!!!! è il mio ossigeno!!!!

  12. Franco Mc Elm Patricelli dice:

    Chi è stato “marinaio” a bordo sà che il suo orizzonte spazia su 360°, senza i paraocchi!

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