1 dicembre 1941 – R.E. Alvise Da Mosto

di Marino Miccoli

…ovvero quando gli Uomini della Regia Marina si battevano come leoni!

In ogni rischio e con ogni arme”: questo era il motto del  Regio Esploratore Alvise Da Mosto; la frase era tratta dall’opera di Gabriele d’Annunzio “Merope”.
I Regi Esploratori erano unità concepite per rispondere all’esigenza di avere un’efficace avanscoperta marittima rispetto alla squadra navale di cui facevano parte integrante; il loro compito consisteva principalmente in un’attività di esplorazione e di scoperta appunto, in un’epoca (fine degli anni ’20) in cui la ricognizione aeronautica era agli albori e quella disponibile era ancora insufficiente e limitata.
Le caratteristiche che queste navi dovevano possedere erano una notevole velocità e agilità di manovra non disgiunte da un armamento adeguato e idoneo a sostenere lo scontro in caso di avvistamento di unità nemiche simili.
La pregevole quanto versatile classe “Navigatori” di cui faceva parte l’Alvise Da Mosto fu realizzata tra il 1928 e il 1930; era composta da 12 agili e moderne unità che erano state varate con i nomi di celebri navigatori italiani. Nel 1938 queste unità furono classificate come cacciatorpediniere.
Mio padre fu imbarcato sull’unità dal luglio del 1934 al marzo del 1938 con la qualifica di capo-cannoniere puntatore  e partecipò alle operazioni  navali durante la guerra civile spagnola, dal 1936 al 1937.
La drammatica storia di questa stupenda nave e del suo coraggioso equipaggio è esemplare per farci comprendere oggi, a 70 anni dalla data del suo affondamento, quale sia stato il valore e il coraggio spinto fino alle estreme conseguenze dei Marinai italiani nella II guerra mondiale.
Il Da Mosto fu affondato mentre effettuava la scorta di una moderna motocisterna, sulla rotta da Trapani a Tripoli, il giorno 1 dicembre 1941.
Alle ore 13.00 dal Cacciatorpediniere furono avvistati diversi aerei caccia-bombardieri Blenheim inglesi che portarono subito un attacco alla moderna motocisterna MANTOVANI di 2600 tonnellate; questa alle ore 13.10 viene colpita ed immobilizzata da una bomba.
Il comandante del Da Mosto Capitano di Fregata Francesco Dell’Anno (*) scrisse nel suo rapporto:

“ In quel momento sono col Cacciatorpediniere di prua a sinistra del piroscafo, ordino alla cisterna di accostare di 90° a dritta e, visto che l’attacco è decisamente diretto contro di essa, rimango presentato col fianco per avere tutte le armi in campo.
Appena a distanza (2.600 metri) apro il tiro con i complessi da 120, granata contraerea e successivamente con tutte le mitragliere del lato sinistro.
Dei 3 aerei, 2 sono costretti ad alzarsi e mi sembra non riescano a colpire il piroscafo. Il terzo aereo, che era scaduto un poco rispetto ai precedenti, può continuare l’attacco prima che i miei pezzi possano fare nuovamente fuoco”.

Il Da Mosto prese a rimorchio la motonave danneggiata ma questa, a seguito di un nuovo attacco aereo che la colpì ancora, iniziò ad affondare. Dal Da Mosto provvidero a tagliare il cavo di rimorchio e a recuperare l’equipaggio del mercantile ormai perduto. Verso sera avvistarono dei fumi all’orizzonte; inizialmente essi furono attribuiti alle motovedette italiane che dovevano raggiungere il convoglio. Dopo essersi avvicinato per il riconoscimento, sul  Da Mosto ebbero la triste sorpresa di constatare che i fumi appartenevano a due incrociatori e a un cacciatorpediniere britannici.
Dopo una breve e coraggiosa azione di fuoco con i suoi cannoni da 120mm. , lo spiegamento di una cortina fumogena a protezione del suo convoglio ed avere lanciato alcuni siluri il Cacciatorpediniere fu colpito ripetutamente a poppa e nella santabarbara. Nell’affondamento, che avvenne rapidamente alle ore 18.15, perirono 138 uomini.
Il comandante Dell’Anno, che sopravvisse, fu l’ultimo uomo ad abbandonare la sua nave. Fu decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare per la sua eroica quanto disperata difesa. Nel gennaio 1942 sarà destinato al comando del  Cacciatorpediniere Scirocco.
Durante il conflitto il Cacciatorpediniere Alvise Da Mosto aveva svolto ben 79 missioni di guerra.
Mi inchino dinanzi al valore dimostrato da tutto il suo equipaggio e onoro la memoria dei suoi caduti.

Per saperne di più
(www.trentoincina.it)

Cantiere di costruzione: C.Quarnaro, Fiume
Sigla di identificazione: DM

Presenza durante il periodo bellico:

Presente all’entrata in guerra (20 giugno 1940): Sì
Presente a metà del conflitto (1 gennaio 1942): No
Presente all’armistizio (8 settembre 1943): No
Causa della perdita: Nave
– Quando: 01/12/41
– Dove: Tunisia
Dettagli della sorte: Affondato alle secche di Kerkennah  dagli incrociatori leggeri inglesi Aurora e Penelope e un caccia (la Forza K di Malta), il 1/12/41.
Caratteristiche generali della classe Navigatori:
Tipo : Cacciatorpediniere
Dislocamento (tonnellate): 2880 (2760 c.normale)
Lunghezza (metri): 107,7
Profondità (metri): 4,2
Larghezza (metri): 10,2
Potenza (cavalli vapore): 50000
Armamento principale: 6 x 120/50
Armamento secondario: 2 x 40/39
Armi minori: 4 x 13,2
Siluri : 6
Equipaggio: 173
Velocità (nodi): 38
Numero di unità della classe Navigatori: 12
Classe Navigatori:
Alvise da Mosto
Antonio da Noli
Antonio Pigafetta
Antoniotto Usodimare
Emanuele Pessagno
Giovanni da Verazzano
Lanzerotto Malocello
Leone Pancaldo
Luca Tarigo
Nicolò Zeno
Nicoloso da Recco
Ugolino Vivaldi

(*) Capitano di Fregata (M.O.V.M.) Francesco Dell’Anno
Nacque a Taranto il 16 ottobre 1902. Allievo dell’Accademia Navale di Livorno dal 1918, nel 1920 conseguì la nomina a Guardiamarina e nel 1922 la promozione a Sottotenente di Vascello. Imbarcò su varie unità siluranti di superficie e nel 1925, promosso Tenente di Vascello, assunse prima l’incarico di Ufficiale in 2a sul cacciatorpediniere Missori, poi sul cacciatorpediniere Vincenzo G. Orsini ed infine sulla torpediniera Giuseppe Sirtori.
Promosso Capitano di Corvetta nel 1934, ebbe il comando di siluranti di superficie e sommergibili, al termine del quale fu destinato presso il Ministero della Marina. Promosso Capitano di Fregata nel gennaio 1939, imbarcò sull’incrociatore Giovanni delle Bande Nere con l’incarico di Comandante in 2a. Assunto prima il comando dell’incrociatore corazzato radiocomandato San Marco e poi del cacciatorpediniere Antonio da Mosto, il 1° dicembre 1941, durante una missione di scorta alla motocisterna Mantovani in navigazione per Tripoli, contrastò aspramente l’attacco portato da una preponderante formazione navale avversaria, composta da due incrociatori scortati da cacciatorpediniere, portandosi all’attacco e lanciando contro le unità maggiori i siluri di bordo.
Colpita l’unità al suo comando nella Santabarbara, e in procinto di affondare, dava tutte le necessarie disposizioni per la salvezza del suo equipaggio e per ultimo lasciava la nave.
Nel gennaio 1942, assunto il comando del cacciatorpediniere Scirocco, partecipò alla seconda battaglia della Sirte al termine della quale, nel Canale di Sicilia, a causa della violenta burrasca  che imperversava, scompariva in mare con l’unità e l’intero equipaggio, il 23 marzo 1942.
(Notizie attinte dal libro ” Le Medaglie d’Oro al Valore Militare” dell’Ufficio Storico della Marina Militare del 1992)

Motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare
“Comandante di Cacciatorpediniere in servizio di scorta ad una nave trasporto, con spirito animoso e con pronta manovra, impiegando ogni efficace accorgimento ed ogni mezzo di offesa e difesa, tentava di proteggerla dai ripetuti attacchi aerei nemici.
Colpito ed inutilizzato il trasporto a lui affidato, con manovra difficile e con perizia, tecnica, sempre sotto l’azione di bombardamento, ne tentava il rimorchio.
Attaccato da una forza navale decisamente superiore, che lo inquadrava col tiro intenso e ben diretto delle artiglierie, cosciente del rischio e deciso nell’intento, le muoveva incontro audacemente tentandone per due volte il siluramento.
Lanciati tutti i siluri, colpita irrimediabilmente la sua nave incendiata da uno scoppio di munizioni, sereno al suo posto di comando, continuava ad infondere energia al suo equipaggio, che rispondeva ancora al martellante tiro nemico, quando l’acqua aveva già invaso la coperta e lo sbandamento preludeva l’imminente inabissarsi.
Esempio di alte virtù militari e marinaresche, di combattività eroica e indomita volontà animatrice, lasciava per ultimo la sua nave, quando questa sprofondava
nelle onde, spiegando ancora al vento la bandiera di combattimento”.
(Mediterraneo Centrale 1° Dicembre 1941)

Note
– foto collezione privata famiglia Miccoli
– la sede di Taranto dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia (A.N.M.I.) è intitolata al Capitano di Fregata (M.O.V.M.) Francesco Dell’Anno. (www.anmi.taranto.it)

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23 risposte a 1 dicembre 1941 – R.E. Alvise Da Mosto

  1. Raimondo Barrera dice:

    Ciao Marino apprezzo molto il tuo articolo

  2. Danele Lazzari dice:

    L’avevo conservato nel cuore e l’ho trovata molto molto bello. Mi hai fatto emozionare…tu l’hai saputo fare…devono entrare dentro l’anima e toccare le corde del cuore…pazienza se spesso ci scappa qualche lacrima di commozione…

  3. Tore Sechi dice:

    Grazie SIGNOR MICCOLI che il futuro si faccia più splendente sia per noi che abbiamo raggiunto una certa età, e sia per i nostri giovani che allo stato attuale brancolano nel buio.

  4. ezio vinciguerra dice:

    E’ un bell’articolo. Complimenti Marino.
    Ne approfitto anche per farti gli auguri di Santa Barbara.
    Un abbraccio. Ezio

  5. Marino Miccoli dice:

    E’ un bell’articolo per una persona che merita come sei tu, Ezio.

    Ricambio gli auguri per Santa Barbara; protegga sempre noi e le nostre famiglie.

    Ti abbraccio.

    Marino.

  6. Fabio Urbinati dice:

    “un uomo che non si interessa allo stato noi non lo consideriamo innocuo ma inutile…” Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

  7. Vito Lumino dice:

    La vita è troppo breve per NON essere italiani

  8. Roberto Casalone dice:

    bellaaaaaaaaaaaaaaa

  9. Marino Miccoli dice:

    Desidero ringraziare Raimondo Barrera per il suo apprezzamento; ha la costanza di leggere i miei modesti contribuiti al bellissimo sito del maresciallo Vinciguerra e di questo ne sono onorato.
    Anche a Tore Sechi, a Vito Lumino (anch’egli legge spesso i miei scritti) e agli altri lettori che hanno lasciato commenti vanno i miei ringraziamenti.
    Ci ritroveremo con piacere prossimamente su questo schermo… anzi su questo sito!

  10. Amalia Ronciglia dice:

    Grazie…grazie a Lei ho saputo qualche cosa in più…mio nonno era a bordo del Da Mosto e purtroppo non è tornato a raccontare…
    Sono capitata su questa pagina per caso. Stavo rispondendo a delle domande dei miei nipotini sulla guerra e ho cercato una foto per fargli vedere la nave su cui ha navigato il loro nonno.

  11. ezio dice:

    Grazie a Lei per avere lasciato una traccia sincera, commovente e profondamente solidale
    e una testimonianza che tornerà certamente utile ai suoi nipoti ed ai lettori di questo blog
    Ezio

  12. Marco dice:

    Buonasera a tutti.
    Mio padre Francesco classe 1915 è stato imbarcato sul Cacciatorpediniere Giovanni da Verrazzano.
    Ci ha sempre raccontato della sua prigionia in Africa, dopo l’affondamento avvenuto nel 1942, in un campo di concentramento americano credo a Massaua (Eritrea).
    Ringrazio anticipatamente chiunque possa contribuire con delle notizie più dettagliate.

  13. Marino Miccoli dice:

    Buongiorno signor Marco, sono lieto di fare la sua conoscenza.

    Mi chiamo Marino Miccoli e anch’io, come Lei, avevo il padre imbarcato sul Regio Esploratore LEON PANCALDO. Esattamente mio papà ha fatto parte dell’ equipaggio di quella stupenda unità (che ha scritto diverse pagine gloriose dimostrando tutto il suo valore durante l’ultimo conflitto mondiale e non solo) dal 1.7.1930 al 31.8.1933; dopo questa data fu destinato ad altra unità della medesima Classe NAVIGATORI: il R.E. ALVISE DA MOSTO. Pertanto, anche in considerazione di quanto Lei scrive nella sua mail, credo anch’io che sia possibile il fatto che i nostri due genitori si conoscessero personalmente. Mio padre (classe 1910) all’epoca (1930/33) era nella specialità Cannonieri con il grado di comune di 1^ Classe / Sottocapo. Anche mio padre fu preso prigioniero dagl’inglesi, dopo l’affondamento della sua unità, il Regio Incrociatore FIUME a Capo Matapan nel 1941, e fu internato in un campo di prigionia in Sud-Africa.

    Gentile signor Lanfranco, ho trattato diffusamente del LEON PANCALDO nei miei articoli che potrà trovare qui:

    http://www.trentoincina.it/mostrapost.php?id=320

    http://www.trentoincina.it/mostrapost.php?id=335

    http://sixtant.net/site/index.php?option=com_content&task=view&id=1225&Itemid=2

    http://www.lavocedelmarinaio.com/2011/01/15-gennaio-1931-unimpresa-memorabile/

    http://www.lavocedelmarinaio.com/2011/01/15-gennaio-1931-un%e2%80%99impresa-memorabile/

    Mi congedo da Lei facendole un regalo: in allegato troverà una rara fotografia, è l’immagine del PANCALDO che conservava mio padre nel suo album di ricordi, credo che Le farà piacere riceverla.

    Marinareschi saluti e una calorosa amichevole stretta di mano le giunge da Marino Miccoli.

  14. C’era anche mio zio quel maledetto giorno. Mancuso Giuseppe marinaio nato a Ganzirri Messina. Era imbarcato da poco, destinato sotto coperta a rifornire il cannone poppiero di munizioni, praticamente la santa barbara poppiera.Che boato povero zio mio è stato fatto in mille pezzi.Mia mamma(sorella del marinaio)bambina aveva il compito di andare ad una data ora nell unica radio del paese ad ascoltare il bollettino di guerra, mentre sua sorella adulta la guardava dal balcone di casa.Alla notizia segue il pianto della bambina(mia madre) e la sorella osservando la scena aveva capito che ad uno dei suoi 3 in mare fratelli era successo qualcosa di grave.Mio zio è stato dato per disperso ed i suoi genitori non hanno portato il lutto per ottimismo. Finita la guerra i prigionieri tornavano a casa , ed ogni volta che l’autobus si fermava sotto il balcone dei miei nonni, i poverini si affacciavano e speravano quello che purtroppo non poteva accadere. Onore ai caduti,poveri ragazzi il mio cuore è con voi.

  15. Vorrei sapere di più sul cacciatorpediniere Da Mosto. Ho fatto tutte le indagini possibili, ma il raccolto è stato molto modesto.Eravamo un popolo di gattopardi e leoni, adesso siamo un popolo di iene e sciacalli.

  16. silvio santocchini dice:

    Mio padre Annibale Santocchini classe 1920 fu
    imbarcato sul regio caccia torpediniere Niccolò Zeno
    per 30 mesi consecutivi di guerra.Tornò a casa dopo
    l’auto affondamento della nave l’8 settembre 1943.

  17. pierluigi magno dice:

    Buongiorno a tutti, specialmente a lei sig. Miccoli,
    Un mio prozio, Giuseppe Paiano, è perito sul Da Mosto nell’assolvimento dei propri doveri di sottocapo cannoniere puntatore. Mio nonno, suo fratello, era particolarmente affezionato a lui ritenendolo un esempio da seguire: lo zio Pippi non solo sapeva leggere e scrivere ma ne era appassionato.nelle sue lettere descriveva la Marina come una via ascetica di riscatto in cui le difficoltà quotidiane univano e miglioravano persone diverse e apparentemente distanti.
    Sono un ufficiale di marina e non vorrei essere Nient’ altro anche se tante cose sono cambiare da allora.
    Se qualcuno avesse conosciuto mio zio o avesse notizie di quel periodo di imbarco, sarei onorato di conoscerlo.
    Un sincero e caloroso ringraziamento.

  18. Marino Miccoli dice:

    Egregio signor Pierluigi,
    il mio compianto padre, come il suo indimenticabile zio Pippi, fece parte dell’Equipaggio (in qualità di Sottocapo Cannoniere prima e Secondo Capo Cannoniere poi) del Regio Esploratore Alvise Da Mosto. Precisamente Egli fu imbarcato su quella che divenne una delle più gloriose Unità della classe NAVIGATORI della Regia Marina durante la II G.M. nel seguente periodo: dal 1/9/1933 al 15/3/1938. Poi ricevette l’ordine d’imbarco sul Regio Incrociatore FIUME, dell’affondamento del quale (28.3.1941 CAPO MATAPAN) fu uno dei pochi sopravvissuti (veda negli allegati che Le invio). Pertanto, considerato il lungo periodo d’imbarco di mio padre su quella Unità, la categoria a cui apparteneva (quella dei Cannonieri, ovvero la medesima di suo zio) non escludo, anzi mi sento di affermare è probabile che i nostri due congiunti si conoscessero personalmente.
    A lei esprimo il mio compiacimento per la considerazione e il riverente ricordo di suo zio il Sottocapo Giuseppe Paiano e le dico di essere sempre fiero di Lui perché sono gli Uomini dotati di quella tempra, di quei sentimenti, di quegli ideali che hanno fatto grande la nostra Marina.
    Signor Pierluigi, mi auguro di avere, un giorno non lontano, il piacere di conoscerLa personalmente e di stringerLe la mano.
    Mi piace pensare che quel giorno sarà un po’ come se i nostri due amati congiunti si siano ritrovati!
    Con stima la saluto cordialmente
    Marino Miccoli

    http://www.lavocedelmarinaio.com/2011/03/quelle-urla-mai-dimenticate/

    http://www.lavocedelmarinaio.com/2014/03/28-marzo-1941-capo-matapan-per-mai-scordare/

  19. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Buongiorno Marino e buongiorno signor Magno.
    Le rotte di internet come le rotte dei marinai spesso si incontrano.
    Questa rotta, denominata banca della memoria per non dimenticare mai, va ad attraccare nel porto dell’umana cristiana solidarietà.
    Adesso riposano in pace fra i flutti dell’Altissimo ed io aggiungo grazie per questa mia, ma sono certo anche vostra, gioia di marinaio di una volta e quindi marinaio per sempre.
    Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

  20. daniele dice:

    Mio padre Puosi Mario era li sopra!!! mi raccontava spesso che lui era rimasto attaccato con un braccio rotto ad un pezzo della nave che galleggiava.Ciao papà

  21. Tonti paolo dice:

    Mio padre imbarcato Antonio pigafetta tonti giuseppe

  22. Mario Fuselli dice:

    Buongiorno a tutti,
    sono il nipote di Rodolfo Balbo, secondo ufficiale del CT Da Mosto dal 1940 al 1° dicembre 1941, quando la nave fu affondata durante quella tragica ma anche eroica azione.
    Mio nonno mi ha sempre raccontato la storia di questa azione ed ho sempre capito l’affetto particolare che lo legava a quella nave ed al suo equipaggio.
    Facendo ordine tra i suoi documenti, ho rinvenuto infatti copiosa documentazione sia dell’epoca che successiva, quando il nonno e gli altri superstiti del Da Mosto si incontravano insieme ai reduci della tp Prestinari che li salvò dopo il naufragio.
    In una lettera che mio nonno scrisse nel 1966, in occasione di un raduno dei reduci, alla famiglia di un marinaio scomparso durante l’affondamento, vi riporto questi stralci: “I superstiti si sono riuniti a Livorno per rievocare l’azione durante la quale il vostro congiunto trovò morte gloriosa. (…) So bene che le parole non potranno lenire un dolore che neppure il tempo potrà cancellare (…) Il vostro caro è stato ricordato con immutato affetto da tutti coloro che con lui hanno affrontato le dure vicende della guerra. (…) Rievocare le gesta del Da Mosto significa soprattutto esaltare l’opera di coloro che per il Da Mosto fecero sacrifico della vita (…)”.
    Mi piacerebbe molto scrivere un libro sull’azione del Da Mosto, ricco soprattutto delle testimonianze di coloro che hanno partecipato e che, come scriveva mio nonno, hanno condiviso con lui le dure vicende della guerra.
    Chiedo pertanto a chi legge e a chi fosse interessato, se può contattarmi e se vuole fornirmi documenti, fotografie o anche solo una testimonianza – come alcune di quelle toccanti pubblicate in questa pagina – per includerle ne libro.
    Un cordiale saluto.
    In caso, chi volesse contattarmi può farlo scrivendomi a mario_fuselli@libero.it

  23. ercole pieroni dice:

    con la perdita del cacciatorpediniere Da Mosto credo che peri un mio zio di cognome Martini che non fu mai confirmato come morto. Mi piacerebbe poter saper se una lista dell’equipaggio esiste e dove si troverebbe.

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