Il pilota di porto

di Roberta – Ammiraglia 88
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Pilota a bordo!” … “Bene, spegni il radar!”.

Questa frase rispecchia praticamente la realtà. Il pilota di porto è indispensabile nelle situazioni difficili, come il passaggio negli stretti, nei canali (ad es.: Canale della Giudecca a Venezia) o in caso di navigazione con nebbia, e viene imbarcato per facilitare l’arrivo e la partenza nei porti.
Ha frequentato una scuola superiore specializzata (come l’istituto nautico), deve aver conseguito il titolo professionale di Allievo Capitano di Lungo Corso e poi, dopo un esame di prima abilitazione, è diventato Aspirante Capitando di Lungo Corso. Ha affrontato poi un altro esame per acquisire il titolo di Capitano di Lungo Corso. Successivamente ha appreso, direttamente sulle navi, maggiore conoscenza del loro utilizzo (carico, scarico, ecc.) e la loro conduzione nella navigazione in tutti i mari del mondo, il cosiddetto “lungo corso”.
Il porto è  una cosa viva, come è vivo il mare; ha le sue installazioni fisse, ma vive e cambia con il passare del tempo ed anche con il passaggio delle navi. Va perciò conosciuto. Oltre ai fondali, alle correnti, ai posti d’ormeggio, bisogna essere pratici del tempo atmosferico: le calme piatte, i venti dominanti, se quella in corso è una grecalata di tempo buono o di traversia. Ma non basta. Deve padroneggiare anche le manovre, che sono sempre una diversa dall’altra e che ogni volta sono una sfida.
Il suo posto di lavoro è sul ponte di comando della nave. Ci arriva in modo singolare e rischioso.
La pilotina lo conduce dal porto alla nave (quando il natante è in arrivo in porto), e al contrario dalla nave al porto (quando invece salpa ed ha raggiunto il mare aperto). Dalla pilotina può arrivare al ponte di comando attraverso la biscaglina (e viceversa). Passa perciò da un mobile ad un altro, entrambi in movimento in un fluido, difficili da coordinare con il bel tempo e ancora di più quando le condizioni sono avverse. Al movimento normale dei natanti a volte sono da aggiungere il rollio e/o beccheggio di entrambi. La pilotina può anche avere oscillazioni in altezza, rispetto alla biscaglina, superiori agli otto metri. Scalando  la biscaglina, che può essere alta fino ad una ventina di metri, si deve arrampicare, solo con la forza di braccia e gambe, fino al ponte di comando. A fine lavoro dovrà poi ovviamente ridiscendere dalla stessa.
Una volta in cima alla biscaglina cammina, a volte corre, fino a raggiungere le sovrastrutture della nave, spesso anche al buio. Sale scale fisse, interne e illuminate, che consentono l’accesso ai vari ponti, che variano a seconda della grandezza della nave e possono essere anche 8 o più.
La conduzione della nave è effettuata dal comandante. Egli è responsabile della spedizione, oltre che dal punto di vista prettamente marinaro, anche da quello commerciale e giuridico. Consulta varie pubblicazioni, costantemente aggiornate da appositi enti (come l’ Istituto Idrografico della Marina Militare), per fissare un piano di navigazione, e condurre la propria nave in prossimità di tutti i porti del mondo.
Considerato che è più facile che una nave faccia, o subisca, danni in prossimità della costa e/o manovrando in acque ristrette, al comandante è stato affiancato il “pilota di porto”.
Questi ha il compito di consigliare il comandante sulla rotta da seguire. In realtà con la stretta di mano di saluto fra il comandante e pilota, al momento dell’arrivo di quest’ultimo sul ponte di comando, avviene un simbolico passaggio di consegne.
La manovra di una nave può essere pianificata solo a grandi linee. La “programmazione” dell’esecuzione, da parte del pilota, va fatta minuto per minuto, improvvisata in funzione dei comportamenti della nave: un mobile completamente immerso in un fluido e che risente, nei porti, l’influenza della vicinanza del fondo marino alla sua carena.
C’è differenza poi fra il pilotare una nave col tempo buono o col cattivo tempo. E’ nel secondo caso che affiora la vera professionalità del pilota, proprio quando il vento ulula fra le sartie, fa garrire le bandiere a riva fino a strapparle, fa vibrare le sovrastrutture della nave e gonfia il mare facendolo urlare.
La cultura professionale non è sufficiente, per condurre una nave dentro e fuori il porto. Per ogni pilota di porto contano molto anche l’ “arte” della manovra e l’esperienza, che portano a fare la cosa giusta al momento giusto, valutando appropriatamente tendenze, velocità, tempi d’azione, ritardi, forze, ecc. perché in questo lavoro non si può sbagliare!
I piloti, in ogni porto, sono più di uno ed operano contemporaneamente. Ognuno sa dove si trovano, e cosa fanno, i colleghi in mare e sa regolarsi, oltre che per se stesso e la nave che sta manovrando, anche per le possibili mosse e/o rotte che possono assumere i colleghi.
Riassumendo, si può dire che il pilota:
“E’ un uomo che porta la nave dove vuole lui, come vuole lei”.

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5 risposte a Il pilota di porto

  1. Salvatore Atzori dice:

    Il Pilota, in realtà, è uno che di mare ne sa tanto. Una volta ci voleva la patente da CLC.

  2. ezio vinciguerra dice:

    Ciao Ammiraglia

    🙂

    cota e pelata …speriamo di aver indovinato.
    Ti ringrazio, ti abbraccio e ti stringo forte forte al cuore.
    Ezio

  3. Roberta Ammiraglia88 dice:

    Ciao Ezio

    …no, ma ci sei quasi!

    copa, pela e magna

    (copa = uccidi; pela = pelala, spiumala, ecc. a seconda dell’animale; magna = mangia) cioè appena ucciso, preparalo per cucinarlo e poi mangialo e tutto avviene subito per questo si intende qualcosa di fatto velocemente: cacciato, spiumato e mangiato).

    ottimo lavoro “marinaio”! ah ah ah

    avevo scritto anche due righe sulle polene delle navi, ti può interessare? Ma mi pare che qualcosa avevi già scritto se non ricordo male.

    buona serata ciao ciao
    Roberta

  4. ezio vinciguerra dice:

    Ciao Roberta,
    lo sai che a te ti pubblico sempre con piacere perché hai più sale in zucca tu che alcuni pseudo marinai ministeriali.
    Mandami tutti gli articoli che desideri e pubblica sul tuo tutto ciò che desideri di me.
    Ho scritto sulle polene ma penso che agli amici fa piacere leggere i tuoi interessantissimi articoli.
    Ti abbraccio e ti stringo forte forte al cuore
    Ezio

  5. Luca dice:

    Ho scoperto solo tardi (grazie al papà della mia attuale compagna) questa affascinante professione…purtroppo ho 31 anni e vedo dai concorsi che bisogna essere CLC + 6 anni di navigazione…insomma…una vita nel mercantile. Come molti altri, un sogno irrealizzabile.

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