La disfatta di Matapan (2^ parte di 4 parti)

a cura di Michele Striano

Cosa sapevano gli inglesi?

Dopo la guerra si è molto parlato di ULTRA, la macchina inglese che riusciva a decifrare i messaggi radio scambiati dagli alti comandi Tedeschi della Luftwaffe, e più volte si è detto che il fallimento dell’operazione navale del marzo 1941 fu dovuto proprio a quel congegno elettronico di cui noi ignoravamo l’esistenza, ciò è vero solo in parte: già da parecchi giorni l’Amm Cunningham, comandante della mediterranean fleet, aveva notato dai rapporti delle sue navi un intensificarsi delle ricognizioni aree nell’area dell’egeo, mentre alcuni ricognitori di base a Malta avevano riferito che alcuni incrociatori italiani stazionavano nuovamente a Taranto, rimasta sempre deserta dopo l’incursione del 11 novembre 1940; Cunningham ne dedusse naturalmente che gli italiani stavano preparando qualcosa per contrastare il traffico mercantile, fino ad allora indisturbato, verso la Grecia e ordinò subito l’intensificazione al massimo della ricognizione sulle principali basi e sulle probabili rotte della flotta italiana e dirottò quasi subito tutti i suoi sommergibili in zona.
Da Londra intanto arrivarono alcuni messaggi di ULTRA che avvisavano come la Luftwaffe stesse schierandosi per coprire un uscita nell’egeo di considerevoli forze navali italiane, confermando l’intuizione di Cunningham. Ma la conferma avvenne il 25 marzo quando ULTRA intercettò un messaggio: “Supermarina informa che oggi è il giorno X-3 avvisate…” Prima ancora che le nostre navi salpassero dai propri porti Cunningham ordinava la sospensione del traffico da e per la Grecia, allertava tutta la flotta e ordinava alla 7^ Div. Incrociatori che si trovava in Egeo di salpare dal Pireo il giorno 27 per pattugliare le acque intorno all’isolotto di Gaudo.

Prime mosse

Alle 21.00 del 26 marzo la Nb. Vittorio Veneto lasciò Napoli con la scorta di una squadriglia di Ct., tutte le altre navi salparono da Messina, Taranto e Brindisi fra le 21.00 e le 23.00 dello stesso giorno. Alle 06.00 del giorno dopo la III div. si ricongiungeva con la nave ammiraglia, mentre la I e la VIII div. si congiunsero alle 10.30 a sud-est di Capo Passero. La formazione navale era così disposta: in avanscoperta la III div., seguita a 7 miglia dalla Vittorio Veneto, a sua volta seguita a 16 miglia dalla I e VIII div. Già nella prima mattinata cominciarono le apprensioni: dei previsti molti aerei di scorta si intravidero solo due Cant Z.506 che mantennero la scorta antisom per alcune ore, ma soprattutto alle 12.35 un ricognitore Sunderland avvisto e segnalò la scoperta della III div. La sorpresa, requisito essenziale per la riuscita della missione, in gran parte già compromessa era ormai perduta. Appena gli incrociatori della III div. furono scoperti, l’Amm. Iachino capì che la missione era ormai compromessa e chiese a Supermarina se doveva invertire la rotta; dopo un agitata riunione tenutasi a Roma a cui parteciparono il segretario e il sottosegretario della Marina si decise di continuare la missione perché un rientro sarebbe stato mal gradito agli alleati e a Mussolini stesso! Fu però deciso di eliminare la puntata offensiva dell’Amm. Cattaneo e gli fu ordinato di riunirsi al gruppo principale la mattina del giorno dopo. Iachino informato che la ricognizione su Alessandria delle 14.35 aveva confermato la presenza in porto di tutte le navi principali, si rincuorò; purtroppo per lui però alle 18.00 fu informato che la ricognizione serale sul porto nemico era stata annullata per motivi atmosferici.

Gli inglesi non avevano perso tempo e prima di sera tutta la Mediterranean Fleet era in mare; la cosa più grave però fu che Supermarina fu informata da due distinti messaggi, che sebbene non confermati, annunciavano la presenza in mare di una portaerei e di una o tre Nb. nemiche al largo di Alessandria, ma ciò non portò alla decisione di rinviare la missione né di informare Iachino. Avevano preso il mare le Nb. Warspite, Valiant, Barham, la Np. Formidabile e 9 Ct.; gli incrociatori della 7^ div. avevano ricevuto l’ordine di ricongiungersi con il grosso della flotta andandogli incontro.

Lo scontro di Gaudo

Per motivi politici quindi, e ben sapendo che la Royal Navy non era più nei propri porti, la missione non fu quindi interrotta; la navigazione della formazione italiana durante la notte fu tranquilla e lungo la solita rotta, che la portava dritta nelle fauci del nemico!

Alle 06.35 del 28 marzo un Ro 43, catapultato poco prima dalla nave ammiraglia, avvistava la 7^ div. inglese salpata dall’Egeo, composta da 4 incrociatori e 4 Ct., dell’Amm. Pridham  Wippel a circa 40 miglia di distanza. Iachino ordinava subito alla III^ Div. comandata dall’Amm. Sansonetti di portarsi a 30 nodi per stabilire un primo contatto con il nemico, mentre a tutte le altre unità ordinò di procedere a 28 nodi; e bene ricordare che ancora il ricongiungimento fra Cattaneo e Iachino non era avvenuto e che quindi gli ottimi incrociatori della I e VIII Div. non poterono partecipare alla battaglia. L’ordine che Iachino aveva dato a Sansonetti era quello di ripiegare una volta stabilito il contatto per attirare la forza nemica contro la Vittorio Veneto, lo stesso ordine lo aveva ricevuto Pridham Wippel da Cunningham che in quel momento si trovava a circa 90 miglia a levante. Bisogna ricordare come la fortuna questa volta non aiutò la Royal Navy, infatti durante l’operazione di partenza la Warspite aveva aspirato dai condensatori una certa quantità di sabbia e fango e ridusse la velocità massima a circa 20 nodi.

Alle 08.12 i cannoni della III div. aprirono il fuoco sulle navi britanniche a circa 25.000 metri, quest’ultimi non potendo reagire con i loro 152mm. accostarono subito verso levante, in direzione della forza principale ubbidendo all’ordine del suo superiore.

Sansonetti invece si gettò all’inseguimento convinto di avere in pugno una facile vittoria; purtroppo però le navi inglesi non furono colpite e l’Amm. Iachino, timoroso che un lungo inseguimento verso levante avrebbe messo in pericolo la divisione di Sansonetti da attacchi aerei ordinò alle 08.36 di rompere il collegamento se non fosse stato possibile ridurre le distanze con il nemico.

Dopo altri venti minuti di colpi sparati a vuoto e con le macchine a tutta forza da un’ora Sansonetti alle 08.55 ordinava di cessare il fuoco e di accostare verso ponente.

A questo punto anche gli incrociatori inglesi invertirono la rotta e si misero a tallonare la III div.; quasi contemporaneamente all’inversione di rotta delle navi italiane, arrivò a Iachino il radiogramma di un ricognitore dell’Egeo che segnalava la presenza in mare di una notevole forza nemica. L’avvistamento, fattò più di un’ora prima, indicava una posizione sufficientemente vicina a quella occupata dalle navi italiane alla stessa ora, sicchè l’errore risultò ovvio. In realtà, la forza di Cunningham si trovava a quel punto a circa 90 miglia a sud-est del Veneto e la sua presenza era sconosciuta a Iachino come del resto era sconosciuta agli inglesi la presenza della corazzata italiana. A buon conto la divisione di Pridham Wippel cominciò a tallonare Sansonetti al limite della visibilità.

Alle 10.59 l’Amm. Iachino decise di tentare un agguato accostando a sud con la sua corazzata mentre Sansonetti invertiva la rotta per prendere gli inglesi tra due fuochi. La manovra fu ben eseguita e da distanza di 23.000 metri la Vittorio Veneto apriva il fuoco, mentre gli incrociatori di Sansonetti sopraggiungevano dall’altra parte. Fu sicuramente il momento migliore per le navi italiane che avevano in pugno una divisione di incrociatori nemici, ma purtroppo gli incrociatori furono stimati troppo a sud di quanto credeva l’Ammiraglio italiano e quindi il fuoco della Veneto non si incrociò con quello della III div. che arrivò quando ormai gli inglesi erano già in fuga.

La divisione inglese, passo comunque un momentaccio, ma fu salvata anche dal provvidenziale intervento degli aerosiluranti della Formidabile. Sebbene il loro attaccò fallì, essi costrinsero la Vittorio Veneto ad accostare permettendo agli incrociatori inglesi di sottrarsi al tiro dei grossi calibri italiani e di ritirarsi con grande affanno. Iachino resosi conto che le navi inglesi gli erano sfuggite e informato che la Formidable era in zona, dette l’ordine di rientrare. Ora Iachino però sapeva che una portaerei nemica, probabilmente accompagnata da forze pesanti, era in zona.
(fine 2^ parte)

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