150 anni di storia (1861 – 2011)

di Francesco Garruba


…da Camillo Benso di Cavour a nave Cavour.

Il 17 marzo 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia da parte del Parlamento di Torino, nasce la Regia Marina dalla fusione delle Marine sarda, borbonica, toscana e pontificia.
150 anni di storia, guerre, battaglie, rivoluzioni che hanno interessato non solo l’Italia e gli italiani, ma anche la Marina Militare e i suoi marinai.
Scriveva Cavour: “Non è nella forza materiale che consiste la potenza d’azione energica ed efficace di una marina da guerra, bensì nella scienza dei capi, nella bravura degli ufficiali, nella perizia degli equipaggi”.
Un pensiero attuale che si rispecchia in ogni epoca della Marina Militare e prendono vita nelle imprese e nelle scelte degli uomini della Forza Armata.
Dalla sconfitta della Battaglia di Lissa, 20 luglio 1866, grazie all’Ammiraglio Simone Pacoret de Saint-Bon e al Generale del Genio Navale Benedetto Brin che ebbero la lungimiranza di comprendere che la forza di una Marina consisteva nella capacità operativa della flotta e non nel tonnellaggio, idearono un programma di rinnovamento delle unità navali. Alcune navi della Regia Marina, grazie al geniale progettista Brin, per anni rappresentarono lo stile della tecnica navale.
La Regia Marina contribuì, dal 1897 al 1902, allo sviluppo delle radiocomunicazioni assistendo gli esperimenti di Guglielmo Marconi a bordo di unità navali. Concorse anche alla genesi e allo sviluppo dell’aviazione italiana: un ufficiale della Regia Marina, Tenete di Vascello Mario Calderara, nel 1909 ricevette il primo brevetto di pilota di aeroplano.
Durante il conflitto italo-turco (1911-12) – prima Medaglia d’Oro al Valor Militare consegnata alla Bandiera della Regia Marina – cinque torpediniere italiane violarono lo stretto del Dardanelli. Quest’ultima azione testimoniava oltre l’audacia, l’elevato livello di addestramento degli equipaggi.
L’ingegnosità degli uomini della Regia Marina durante la I guerra mondiale diede i suoi frutti: idearono la Mignatta una sorta di siluro guidato e dotato di cariche esplosive (fu utilizzato nella base navale di Pola, dove affondarono un piroscafo e la corazzata Viribus Unitis); crearono i MAS, piccole e velocissime siluranti che attaccavano navi di gran tonnellaggio (nel largo di Premuda Luigi Rizzo attaccò una flotta astro-ungarica affondando la corazzata Santo Stefano. Impresa commemorata ogni anno con la Festa della Marina).
Nel II conflitto mondiale, la Regia Marina – nonostante non avesse una portaerei e il radar – riuscì a contrastare onorevolmente la Royal Navy suscitando ammirazione per le sue imprese: barchini esplosivi che affondarono naviglio nemico nella baia di Suda; i maiali, siluri a lenta corsa guidati con carica esplosiva con il quale il Tenente di Vascello Luigi Durand de la Penne, forzava il porto di Alessandria d’Egitto infliggendo un duro colpo alla Marina inglese.
Nel 1946 a seguito della costituzione della Repubblica Italiana la Forza Armata assunse una nuova denominazione: Marina Militare.
Con il Programma 1958 la Marina Militare, per far fronte ai maggiori impegni derivati dalla partecipazione alla NATO, si dotò di un numero adeguato di unità navali.
Negli anni 1980-’90, concretando quanto disposto con la Legge Navale 1975, la Forza Armata si munì di una flotta moderna ed efficiente. La nave ammiraglia, il portaeromobili Garibaldi, rappresentava il suo fiore all’occhiello.
Il programma Nuova Unità Maggiore, avviato nel novembre 2000, rappresentò l’investimento tecnologico più importante del sistema industria Difesa nazionale. I nuovi scenari geopolitici e le esperienze operative maturate dalla Marina avevano rafforzato due concetti strategici: la sorveglianza integrata degli spazi marittimi e proiezione di capacità sul mare e dal mare. La nuova piattaforma, si presentava come la più grande costruzione navale dal secondo dopoguerra, era stata progettata per fornire da sola una risposta ai requisiti di flessibilità, mobilità, comando e controllo.  Quattro unità navali in una sola, come le quattro marine preunitarie unite per creare la Regia Marina, la Marina Militare.
E quale nome poteva avere se non uno dei maggiori fautori dell’Unità Nazionale: Cavour.
E il suo pensiero ritorna ancora preponderante enfatizzando le nuove sfide del futuro che i marinai e gli italiani sapranno fronteggiare e superare.

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