Garibaldi 1861 – 2011 …ma anche prima

di Ottaviano De Biase

…bandiera della Marina

Centocinquant’anni fa l’impresa dei Mille

Tutti oggi ci rifacciamo alla fatidica Spedizione dei Mille, e alle tante camicie rosse che sotto il comando di Giuseppe Garibaldi diedero inizio all’unificazione dell’Italia.
Un breve cenno su questi Garibaldini. Nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860 partirono da Quarto, nei pressi di Genova, al comando di Garibaldi, 1089 volontari imbarcati su due piroscafi a vapore, denominati “trasporti a ruota” della compagnia di navigazione Rubattino. I due piroscafi erano il “Lombardo” al comando di Nino Bixio, la cui capacità di trasporto era di circa 800 uomini e il “Piemonte” il cui pilota era il siciliano Salvatore Castiglia, dove imbarcò Garibaldi con a bordo circa 360 uomini.
Dello Stato Maggiore di Garibaldi facevano parte: Bixio, Crispi, La Masa, Sirtori e il Colonnello ungherese Turr. L’obiettivo dell’impresa dei Mille era la conquista del Regno delle due Sicilie e la conseguente caduta dal trono dei Borboni di Napoli.
Il 7 maggio 1860, Garibaldi e i Mille fecero una breve sosta a Talamone nella parte più a meridione del Granducato di Toscana, per rifornirsi delle necessarie munizioni. A tal riguardo si racconta che Garibaldi inviò il Colonnello Turr presso una caserma dell’Esercito regolare della vicina Orbetello, che dista soli pochi chilometri da Talamone, ove il Turr fece credere d’essere autorizzato dal Re a prelevare una scorta di munizioni, e anche di armi da fuoco. Durante la sosta, furono distaccati dallo stesso Garibaldi, sessantaquattro volontari che, posti al comando di Zambianchi, organizzarono una missione verso gli Stati Pontifici con l’intento di creare un minimo di diversivo. A Telamone  Garibaldi fece anche rifornimento di acqua e soprattutto di carbone, senza il quale non avrebbe raggiunto le coste della Sicilia. Talamone e Porto Santo Stefano furono perciò due soste di vitale importanza per la riuscita dell’impresa dei Mille.
La navigazione proseguì alla volta di Marsala in Sicilia, dove l’11 maggio 1860 giunsero al comando di Garibaldi 1089 uomini e una donna, Rose Montmasson, moglie di Francesco Crispi. I nomi dei 1089, furono forniti dal Ministero della Guerra e pubblicati, nel 1864, dal Giornale Militare come risultato di un’inchiesta istituita dal Comitato di Stato. Il Comitato fu creato per determinare quanti e chi erano i reali partecipanti alla storica impresa. Per la maggior parte i volontari erano lombardi 434, veneti 194, liguri 156, toscani 78, siciliani 71, di cui 45 palermitani, 35 stranieri e solo alcune decine i piemontesi.
La composizione sociale dei “Mille” era costituita da: 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti,  50 ingegneri e 60 possidenti, circa 500 tra artigiani, commercianti e marittimi. Tra le curiosità che possono essere desunte dalla lista dei nomi e delle date, vi è il numero dei caduti: circa 80 di cui 34 a Calatafimi. La legge numero 2119 del 22 gennaio 1865 concesse una pensione ai reduci e confermò il rilascio delle autorizzazioni a fregiarsi della medaglia già decretata dal consiglio civico di Palermo il 21 giugno 1860.
Dopo lo sbarco in Sicilia, Garibaldi autonominatosi Dittatore in nome di Vittorio Emanuele II, affrontò l’esercito borbonico e lo vinse pochi giorni dopo lo sbarco, il 15 maggio a Calatafimi; proseguì poi alla volta di Palermo, dove entrò dopo tre giorni (27, 28 e 29 maggio) di aspra battaglia, grazie anche all’insurrezione della città. Oltre all’aggregazione di numerosi volontari locali, i “garibaldini” furono raggiunti nei mesi di giugno e luglio, da consistenti rinforzi giunti da Genova con due successive spedizioni al comando di G. Medici e E. Cosenz. In breve tempo fu liberata la Sicilia combattendo l’ultima battaglia a Milazzo, il 20 luglio. Garibaldi, vittorioso anche nelle successive battaglie sempre più vicine al “cuore” del Regno dei Borboni, giunse allo storico incontro di Teano il 26 ottobre 1860, dove consegnò il Regno delle due Sicilie nelle mani di Vittorio Emanuele II, il quale divenne il primo Re d’Italia. Nel 1866 fu poi annesso il Veneto e nel 1870 lo Stato Pontificio.

Le celebrazioni del 1911 e del 1961

Due le commemorazioni che lo Stato italiano ha già dedicato alla sua nascita: nel 1911 e nel 1961. Nel 1911, a cinquant’anni dall’unificazione, l’intero Paese mise bene in mostra l’evoluzione economica e sociale, nonché i progressi conseguiti nella cultura e nella ricerca scientifica. Le celebrazioni si svolsero nelle città capitale del Regno d’Italia: Torino, Firenze e Roma.
Nel 1961, a cento anni dall’Italia unita, il paese si presentava assai diverso. Le due guerre mondiali, il fascismo, la resistenza e l’approvazione di una nuova Costituzione avevano modificato in maniera sensibile la coscienza storica ed umana dell’intera nazione.
Il tema del Risorgimento, ovviamente, costituì il filo conduttore delle celebrazioni. La presidenza del Comitato di “Italia 1961” fu assegnata al Ministro del Bilancio Giuseppe Pella di cui si riporta un passo significato del discorso d’apertura dei festeggiamenti: (…)celebriiamo l’Unità d’Italia, e quindi il trionfo sarà non delle città ospitanti, ma di tutti gli italiani, che accorrendo alle manifestazioni dimostreranno come non solo si è fatta l’Italia, ma si son fatti anche gli italiano.

Garibaldi e la Marina Militare Italiana

La nostra Marina Militare non poteva non inserire, tra i suoi allori, i più eccellenti garibaldini che avevano partecipato alla campagna di Sicilia, normalmente detta Spedizione dei Mille. E non poteva essere altrimenti se poi il primo a vedersi in vita il proprio nome su una fiancata di una nave fu Giuseppe Garibaldi. Difatti, con decreto dello stesso Garibaldi, del 7 settembre 1860, tutte le navi e gli arsenali della ex marina borbonica furono incorporati nella Regia Marina del Re d’Italia e due giorni dopo la fregata Borbone veniva ribattezzata Giuseppe Garibaldi.
Era una nave con scafo di legno, impostata a Castellammare di Stabia il 1° aprile 1857. Dislocava 3680 t.; il motore aveva potenza nominale di 450 HP ed effettiva di 1041; aveva tre alberi con vele quadre; il suo armamento comprendeva 16 cannoni da 20 cm, 16 da 16 cm e 6 da 8 cm. Imbarcava 25 ufficiali e 470 tra sottufficiali, graduati e comuni.
Il 2 gennaio 1861, la Garibaldi fu inviata nelle acque di Gaeta, ancorando tra Mola di Gaeta e Castellone. Partecipò al fuoco del 22 gennaio contro le batterie di Ponente e di punta Stendardo. La notte tra il 5 ed il 6 febbraio bombardò la breccia provocando, nelle mura della fortezza, l’esplosione della polveriera Sant’Antonio.
Di fronte a un tale risultato strategico, leggiamo in una nota, Per essersi distinta durante il blocco e l’assedio della fortezza di Gaeta, furono premiati con Medaglia d’Argento al Valor Militare i seguenti componenti l’equipaggio: Sottotenente di Vascello Giovanni Cafora, Guardiamarina Giulio Coscia, Sottotenente Fanteria Real Marina Emilio Daneo, Luogotenente di Vascello di 2.a classe Giovanni Degli Uberti, Guardiamarina Roberto De Luca, Guardiamarina Francesco Grenet, Sottotenente di Vascello Federico Guarini, Guardiamarina di 1.a classe Teodoro Milon, Sottotenente di Vascello Giuseppe Palombo, Guardiamarina Luigi Palumbo, Sottotenente di Vascello Cesare Romano, Luogotenente di Vascello di 2.a classe Cesare Sanfelice, 2° Macchinista Luigi Stammati, Pilota di 2.a classe Raffaele Trapani, 1° Macchinista Edoardo Vallace, Luogotenente di Vascello di 2.a classe Ernesto Viterbo. In seguito la nave fu adibita a nave ospedale.
La seconda nave, con nome Giuseppe Garibaldi, fu un incrociatore varato nel 1899. Trattasi del primo incrociatore corazzato della Regia Marina; di 7350 tonnellate, dislocamento a pieno carico di 8100 tonnellate. Spinto da un apparato motore a carbone, raggiungeva la velocità di 19,7 nodi; imbarcava un equipaggio 555 uomini. Entrato in servizio nel 1901, prese parte alla guerra italo-turca del 1911-1912, e al bombardamento di Tripoli; fu a bordo di questa nave che nacque la tradizione di leggere, in navigazione, la Preghiera del Marinaio. Cessò l’attività il 18 luglio 1915 per affondamento.
La terza Unità fu un incrociatore, classe “Duca degli Abruzzi”, varato presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico a Trieste, il 21caprile 1936. Dislocava 11000 tonnellate a pieno carico ed era dotata di 18 cannoni, 16 mitragliere, 6 lanciasiluri, apparati per la posa di mine e due catapulte per il lancio di 4 idrovolanti leggeri da ricognizione. Il 13 giugno 1938 ricevette la bandiera di combattimento dalla città di Palermo e dalla Federazione Nazionale Volontari Garibaldini.
Durante la II Guerra Mondiale partecipò a 15 missioni, percorrendo un totale di 14047 miglia. Dopo l’Armistizio partecipò ad operazioni di pattugliamento in Atlantico e poi nel Mediterraneo. Prese parte alla cosiddetta “Battaglia di mezzo giugno” nelle acque maltesi.
Nel 1957 andò ai lavori per radicali interventi di trasformazione presso l’Arsenale della Marina Militare di La Spezia. Nel 1961 era diventato un incrociatore lanciamissili, con dislocamento di 11000 t., velocità massima oltre 30 miglia, autonomia superiore a 4500 miglia, dotato di cannoni automatici a tiro rapido, un sistema di missili Terrier e quattro tubi di lancio per i Polaris. L’equipaggio comprendeva 60 ufficiali, 130 sottufficiali e oltre 500 marinai. Andò in disarmo nel 1971.
Ultima, la Portaerei Giuseppe Garibaldi, nave ammiraglia della Marina Militare fino all’entrata in servizio della Cavour, costruita nei Cantieri Navali di Monfalcone, fu operativa fin dal 1985.
La portaerei Garibaldi ha le linee esterne tipiche di una portaerei tradizionale e la sua costruzione è scaturita dalla necessità della Marina Militare di poter disporre di una unità di altura antiaerea, antinave ed antisommergibile, con la possibilità e la capacità di far operare un considerevole numero di velivoli idonei a raggiungere obiettivi anche molto distanti dalla normale base operativa. L’unità nasce per rispondere a ogni tipo di minaccia, per essere in grado di esercitare le funzioni di centro di comando, di coordinamento e di controllo dell’intera squadra navale.
Le scelte tecnico-operative messe in atto sono quindi rispondenti anche all’ ampio disegno globale combinato in quanto offre ampie capacità per lo stivaggio degli armamenti e di ogni altro genere di materiale sia bellico che di supporto. Per questi motivi, il ponte di volo e l’hangar sono stati realizzati tenendo conto delle necessità di imbarcare aerei e mezzo della Marina Militare.
Tutte le nuove sistemazioni sono state attentamente e dettagliatamente vagliate per garantire alla portaerei sempre piena operatività e per favorirne la massima stabilità in ogni condizione di mare.
La portaerei Garibaldi è inoltre dotata di sistemi elettronici all’avanguardia, in grado cioè di coprire ogni campo d’azione, diretto ai sistemi di sorveglianza aerea e navale, all’ambiente subacqueo, alle operazioni di guerra elettronica e alle comunicazioni.

Il Gruppo ANMI di Avellino per il prossimo 17 marzo ha in programma eventi e manifestazioni in linea con le altre manifestazioni in programma qui in città, per significare il profondo attaccamento alla Patria ed ai suoi valori. In linea con le direttive della Presidenza nazionale si è anche pensato di dare una concreta visibilità, esponendo il Tricolore al balcone o ad una finestra della propria abitazione.

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