Stella Maris

La Federazione Nazionale Stella Maris dedica la propria missione all’accoglienza e all’assistenza dei marittimi, dei naviganti e, in generale della gente di Mare.
La Federazione, riunendo e coordinando i centri Stella Maris situati in diversi porti italiani, si prende cura, concretamente, dei bisogni primari dei marittimi, intervenendo in caso di emarginazione, assistenza, sofferenza e solitudine sociale.
La Federazione Nazionale Stella Maris opera a stretto contatto con l’Apostolato del Mare Italiano. L’Apostolato del Mare Italiano è l’ufficio della Chiesa cattolica per il servizio della pastorale della gente di mare; situato all’interno della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana.

La storia dell’apostolato del mare italiano
L’Apostolato del Mare fu fondato a Glasgow nel 1922 ed una volta ricevuta la benedizione di Papa Pio undicesimo si e’ rapidamente sviluppato nel resto del mondo. L’Apostolato del Mare, nato come un servizio di visita alle navi offerto dai laici ai marinai, divenne parte del ministero della pastorale della chiesa dopo una lettera apostolica del 1958. In quegli anni la marineria predominava e la Chiesa gestiva ostelli per i marinai nelle maggiori città portuali, ove i marinai potevano soggiornare durante la permanenza delle loro navi nei porti che, talvolta, poteva durare diverse settimane. Centinaia di volontari provenienti dalle parrocchie locali erano coinvolti nel provvedere debita ospitalità ed intrattenimento ai marinai residenti negli ostelli, per altro spesso stracolmi.
Ad un certo punto, il commercio per mare e lo stile di vita dei marinai cambiò in maniera impressionante. Cosa accadde? La Globalizzazione!
Quella del mare e’ sempre stata un’industria internazionale per sua propria natura, ma è stata anche la prima vera industria globalizzata. La sete di maggiori margini di profitto – su prezzi di spedizione, di mano d’opera e dazi portuali – combinati al progresso tecnologico hanno cambiato per sempre il volto della marina mercantile.
Le navi divennero più grandi e i porti si spostarono più vicini al mare e fuori dai centri abitati in cerca di nuovi approdi e fondali più profondi. I marinai scomparvero dietro le barriere delle darsene. Il carico e lo scarico delle merci divenne sempre più veloce – ogni ora trascorsa in porto significava una perdita di fondi spesi in dazi portuali. Il numero dei membri dell’equipaggio si ridusse di tanto. Nel periodo delle forti migrazioni le navi cominciarono a diventare dei veri e propri mezzi economici per il trasporto di tante famiglie disperate, alla fame, sradicate dalla loro terra verso un mondo completamente nuovo ed ignoto nei costumi, nella lingua e nella religione.
Quale migliore accompagnamento per tanti disperati di terza classe ammassati con le loro povere cose e lo sguardo vuoto verso l’orizzonte se non quello di un Sacerdote. Un pastore che fosse capace di prendere tanti cuori affranti e rinfrancarli portando il dono di una Fede e di una Speranza più grandi di quelle umane. La lunghezza dei viaggi comportava, poi, anche un grande lavoro sacramentale per l’iniziazione battesimale di tanti bimbi nati in navigazione, unioni matrimoniali di tante coppie che non avevano avuto tempo e soldi per sposarsi in Chiesa e anche molti defunti. Morti per vecchiaia ma spesso per l’incapacità di reggere ad uno sradicamento insanabile dalla terra natia. Negli archivi dell’Apostolato del Mare italiano si trovano documentazioni di Sacramenti amministrati nel 1923 su navi di Compagnie ormai scomparse come il Lloyds Sabaudo o la Compagnia Italia.
Dal 1934 alcune navi da carico della Costa Crociere, che trasportavano anche migranti, cominciano ad avere, in modo continuativo, la presenza del Sacerdote a bordo per accompagnare questi sventurati in terre lontane.
Le navi da passeggeri erano divise in classi. Quanti viaggiavano per turismo di lusso erano in prima classe mentre gli altri, in base alle disponibilità economiche, in seconda e terza per trovare il pane per sfamarsi.
Quanti di noi ricordano ancora le banchine dei porti accalcate da amici e parenti che salutavano, per l’ultima volta, intere frotte di migranti assiepati in ogni spazio utile della nave.
A volte i Sacerdoti imbarcati erano anche tre. Uno per ogni classe con la grave interdizione di accedere alle classi superiori. Scemando il problema delle migrazioni molte Compagnie di navigazione hanno deciso di lasciare il cappellano a bordo.

Cappellani di bordo – Preti in missione sulle navi
Per accompagnare i marittimi nella loro vita di ” dimenticati da tutti ” esiste , in Italia, la figura del cappellano di bordo che, come un missionario, imbarca per mesi e naviga con loro per condividere, in tutto e per tutto , la vita ed il lavoro della gente di bordo. Il cappellano e’ a servizio dell’equipaggio e dei passeggeri. Il Cappellano cura il benessere spirituale e materiale della “gente di mare” occupandosi di qualche festa insieme, di momenti di ricreazione e svago, di partite a pallone ma soprattutto di un ascolto attento delle lontananze di ciascuno. Celebra la messa, e’ disponibile per le confessioni, e fa del Vangelo il suo pane quotidiano. Su queste citta’ galleggianti e viaggianti, gli equipaggi arrivano a contare dalle 600 ad oltre 1400 unita’ con fino a 4000 passeggeri. La presenza del cappellano di bordo, vuole essere la testimonianza vera e concreta di quanto si possibile essere “una famiglia lontana da casa” con questi itineranti del mare, e condividere con loro, fatiche, gioie e lontananza.

Centri Stella Maris
Il marittimo o il pescatore sono cittadini a ore, che transitano per poco tempo nei nostri Porti; ogni giorno, per tutto l’anno, i Volontari dei Centri Stella Maris, diventano, in segno di accoglienza e speranza, delle “famiglie a ore” per tutta la Gente di Mare . Il navigante scopre nei nostri Centri una vera e propria “Casa lontana da Casa”, offrendo a questi “stranieri in ogni porto” il calore di un’ospitalità davvero disinteressata. I Centro Stella Maris sono in trenta porti in Italia e accolgono i marittimi anche con le visite a bordo delle navi. Per tutti , c’è il bisogno di riposarsi, di mettere i piedi a terra, di giocare, di comperare un ricordo per la famiglia, di entrare in contatto con i propri cari (attraverso il telefono, internet o la posta), di leggere le notizie del proprio Paese, ma soprattutto di essere accolti e ascoltati. Tutto questo non è facile per chi non parla la nostra lingua, non ha la nostra moneta, non sa muoversi su un territorio sconosciuto e limitato dai controlli di sicurezza. Queste persone sono abituate alla totale indifferenza della città e della gente. Sono dei veri e propri “stranieri in ogni porto”. Nei nostri Centri , i marittimi, scoprono una vera e propria “Casa lontana da Casa”, dove viene offerto il calore di un’ospitalità davvero disinteressata, ma pensata, voluta, preparata. L’importanza di promuovere una vera cultura dell’ospitalità “senza frontiere”, è fatta anche di gesti concreti e di solidarietà, nel rispetto della profonda dignità del marittimo, uomo e lavoratore.

Un mare di solidarietà e speranza
Andare per mare come marittimi significa soffrire i più profondi disagi del migrante; comporta trascorrere anni della propria esistenza in un ambiente innaturale, separato dalla terra ferma, lontani dagli affetti della famiglia .Vivere e lavorare insieme a un ristretto numero di persone, superare le difficoltà di lingua , religione e cultura, rende spesso difficoltosi i rapporti interpersonali a bordo…

Centro Stella Maris – Una casa lontano da casa
“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.” (Seneca)
In queste case lontano da casa, i marittimi di tutto il mondo , ritrovano il piacere di mettere i piedi a terra, di giocare, di entrare in contato con i propri cari (internet,telefoni, posta.) o semplicemente di riposarsi e svagarsi.

http://www.stellamaris.tv

Questo articolo è stato pubblicato in Attualità, Marinai, Recensioni, Sociale e Solidarietà. Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *