La scoperta del Natale

di Guido COPES (*)

Nel periodo di Natale cresce l’interesse per Gesù, specialmente da parte dei non credenti. A loro (e a noi credenti pressati da dubbi e insinuazioni) potremmo proporre questo esperimento: immaginate per un attimo che la nascita di Gesù sia veramente il centro della storia, ovvero la stella a cui hanno guardato i profeti nella notte delle epoche precedenti e che ha illuminato la vita degli uomini venuti dopo.
Circa quindici secoli fa, quand’erano in tanti a crederlo, ha iniziato a diffondersi l’uso di contare la storia a partire da quella data, dividendola in prima di Cristo e dopo Cristo. Per la Chiesa che stava plasmando la civiltà europea, infatti, con l’incarnazione di Gesù l’eternità di Dio è entrata nel tempo di una vita umana, estendendo a tutti gli uomini la dignità di “figli di Dio”. Pertanto, fino alla scristianizzazione di massa di pochi decenni fa, molte persone interpretavano a partire da essa tutti gli eventi di ogni epoca, cogliendo collegamenti e analogie che oggi a noi risultano quasi incomprensibili.
Già negli anni venti del Novecento, l’insegnante di storia dell’arte Guido Battelli aveva notato che i suoi alunni non capivano le opere d’arte religiosa del Medioevo e del primo Rinascimento, ignorando le storie che le avevano ispirate, e per aiutarli ne aveva raccolto alcune in un libro, dal titolo “Le più belle leggende cristiane”. Significativamente, la prima di esse, una versione della “Legenda Aurea” di Jacopo da Varagine, riguarda proprio la nascita di Gesù, e sia dal testo che dalle note di Battelli emerge una lettura della storia cristocentrica. L’autore medievale, dopo averci ricordato che la pace romana era funzionale alla nascita di Gesù, ci informa che il profeta Geremia aveva rivelato ai sacerdoti egizi che i loro idoli sarebbero caduti quando una vergine avesse partorito un figlio, per cui essi avevano iniziato ad adorare l’immagine di una donna incinta. Battelli in nota aggiunge che il culto della vergine che deve partorire era diffuso anche presso i Druidi delle Gallie.
Queste connessioni, in tempi recenti, sono state ripetutamente messe in luce da alcuni programmi televisivi, ma per sostenere l’interpretazione opposta, ovvero che la devozione alla Madonna col bambino sarebbe stata la continuazione mascherata di precedenti culti a Iside e altre divinità della fertilità. Allo stesso modo, la storia di Gesù è stata presentata a milioni di telespettatori come un plagio di quella di Mitra, il dio indo-persiano del sole, il cui culto era molto diffuso prima del cristianesimo e contese a lungo il predominio alla nuova religione.
In effetti, fino a poco tempo fa, quasi tutte le persone colte davano per scontato che la Chiesa avesse scelto il 25 dicembre, come data del Natale, per contrastare e sostituire le feste pagane dei giorni del solstizio d’inverno. Questa interpretazione era propagandata come verità soprattutto dagli intellettuali anticlericali, ma il cristianesimo si fonda sulla realtà ed esistono dei fatti che nemmeno gli intellettuali possono ignorare o modificare per sostenere le proprie teorie. Uno di essi è la scoperta del professor Shemarjahu Talmon dell’università ebraica di Gerusalemme, che, nonostante una buona pubblicità, molte persone ancora non conoscono, ed è quindi utile ricordare.
La Chiesa festeggia l’Annunciazione, ovvero l’incarnazione di Gesù, il 25 marzo (9 mesi prima del Natale), e secondo il Vangelo di Luca in quel periodo Elisabetta era al sesto mese di gravidanza. Dunque, se questa data fosse storicamente fondata, la cugina della Madonna avrebbe dovuto concepire il figlio intorno al 25 settembre precedente, nei giorni in cui, secondo lo stesso Vangelo, suo marito Zaccaria, appartenente alla classe sacerdotale di Abìa, officiava al tempio. Ebbene, il professor Talmon è riuscito a precisare l’ordine immutabile con cui si susseguivano le 24 classi sacerdotali che prestavano servizio liturgico al tempio, per una settimana due volte all’anno, stabilendo che uno dei due turni della classe di Abìa cadeva proprio nell’ultima settimana di settembre. Dunque, in base a questa scoperta storica e ai dati contenuti nel Vangelo di Luca, che dichiara di aver fatto ricerche accurate sui fatti, è molto probabile che Gesù sia nato proprio un 25 dicembre.
A questo punto, i non credenti potrebbero voler sapere qualcosa di più sulla storia di Gesù e della Chiesa. Un buon libro a riguardo dovrebbe essere un regalo gradito. Dopo qualche tempo, magari all’Epifanìa, potremo quindi chiedere loro se ritengono più probabile che Cristo e la Madonna siano figure di Mitra e di Iside, o il contrario. In ogni caso, nell’attesa della loro risposta, avremo reso più salda la nostra.

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