L’anguilla

di Pancrazio “Ezio Vinciguerra

L’anguilla vive abbondante nelle acque dolci dei fiumi di quasi tutto il mondo ma, al contrario di quanti molti pensano, esse non nascono nei luoghi dove vengono pescate. Quando si avvicina il periodo della riproduzione, le anguille abbandonano il loro habitat per emigrare verso una zona settentrionale dell’Oceano Atlantico e precisamente nel Mar dei Sargassi, non lontano dalle Bermude. Le larve, nate dalle uova deposte, vengono trasportate dalla corrente del Golfo verso l’Europa dove le piccole anguille vanno a completare la loro crescita nel corso dei fiumi e nei bacini dei laghi.
Le anguille, infatti, emergono dai fondali e nuotano in superficie seguendo l’istinto innato che le porterà a percorrere le correnti fino a raggiungere il mare e dirigersi verso il Mar dei Sargassi per riprodursi.
La stagione di pesca si protrae da settembre fino a dicembre. In molti fiumi e laghi d’Italia a settembre vengono posizionate le grandi nasse allungate chiamate “altavelli” dove le anguille rimangono imprigionate in particolare quelle che hanno raggiunto la completa crescita e la maturazione sessuale. Le nasse sono un metodo di pesca altamente selettivo che non cattura le anguille ancora immature che si muovono vicino al fondale, ma solo una parte delle anguille che, se non riuscissero a lasciare il bacino del lago o il corso del fiume, sarebbero comunque destinate a morte certa essendo arrivate alla fine del loro ciclo vitale.
Nel periodo giusto gli “anguillari” recuperano le anguille ancora vive imprigionate negli altavelli e le portano fresche alla ristorazione locale e sui mercati di ogni parte d’Italia oppure li lavorano per la conservazione.
Particolarmente apprezzati nel Lazio, le anguille vengono consumate marinate (per circa un mese in aceto di vino bianco, spezie come aglio, salvia, rosmarino e un tocco di peperoncino) oppure come tranci di pesce fritto in olio di oliva.
Testimonianza della loro pesca si trova anche nella Divina Commedia che cita le anguille di Bolsena (località a nord di Viterbo famosa per il lago) parlando del suo più celebre estimatore, Papa Martino IV, passato alla storia più per i peccati di gola che per le sua capacità di Pontefice e che pare fosse così appassionato di anguilla da morirne per indigestione. Citazione letteraria a parte, la pesca delle anguille è una pratica che vanta secoli di storia e una tecnica di pesca ancora completamente tradizionale.

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