Buon Natale all’equipaggio della Delphin

…dalle crociere al sequestro nel porto di Venezia.

Pubblichiamo reportage, del quotidiano Il Secolo XIX, sull’odissea della nave da crociera Delphin sequestrata e ferma nel porto di Venezia con a bordo tutto il suo equipaggio.

«Sono duecento i membri dell’equipaggio, uomini e donne quasi tutti di nazionalità ucraina, che sono bloccati dal 16 ottobre nel porto di Venezia, a bordo della nave da crociera “Delphin”, di proprietà dell’armatore tedesco Delphin Marittime Ltd, che fa capo alla MTC (Marine Trade Consulting) di Amburgo. Sono senza stipendio da cinque mesi e senza soldi per rientrare in patria. Ci sono riusciti una trentina dei 250 membri dell’equipaggio, quelli rimasti a bordo trascorrono interminabili giornate a bordo e fanno qualche puntata a terra per telefonare a casa e acquistare generi di prima necessità.
La “Delphin” assomiglia alla fortezza Bastiani del buzzatiano “Deserto dei Tartari”. Con una differenza, però. Una piccola luce si è accesa nel tunnel dell’attesa. Si stanno cercando 50 mila euro per pagare il viaggio di rientro in Ucraina con sette pullman a noleggio. I quattro filippini, i 5 tedeschi e austriaci e l’unico di nazionalità indiana viaggeranno in aereo. Sindacati, società onlus, organizzazioni umanitarie sono al lavoro per raccogliere il denaro e ottenere i visti di transito dai Paesi interessati dal viaggio. Occorrerà qualche giorno. Martedì prossimo il tribunale di Venezia si pronuncerà nel merito della richiesta di sequestro della nave (già concesso in via provvisoria) proveniente da tre soggetti: l’armatore greco Restis, la Dan Bunkering che ha fornito il carburante e appunto l’equipaggio della “Delphin”, a garanzia degli stipendi non riscossi. Fortunatamente la nave non si è trasformata in una prigione per i malcapitati marinai, per gli uomini e le donne addetti al servizio alberghiero. Sono quasi tutti di nazionalità ucraina e giovani e certamente non immaginavano di ritrovarsi in questo assurdo cul de sac.

È dura essere costretti a trascorrere giornate inoperose al buio, senza sapere se e quando arriveranno i soldi degli stipendi e la possibilità di tornare dalle rispettive famiglie. Alessandra Troygo, nel fiore dei suoi freschi 18 anni, parla un eccellente inglese e ha le idee chiarissime. «E’ una storia incredibile – si sfoga la ragazza – Tra due settimane dovrò sostenere un esame alla scuola marittima nella mia città, Odessa. E non so se ci riuscirò, ho la sensazione che dovrò restare qui ancora a lungo. Ho terminato i soldi e quando mi sono imbarcata, ad agosto, non avrei mai immaginato di trovarmi in questo pasticcio. Se sono preoccupata? Certo. E sono anche molto arrabbiata». Alessandra, che a bordo si occupa delle forniture, punta il dito contro l’armatore tedesco: «Non è la prima volta che la nave si trova nei guai. In estate a Villefranche, in Francia, l’armatore non aveva i soldi per pagare l’ormeggio in porto». Evgeni, 28 anni, addetto alle cucine, dice che a bordo non mancano cibo e acqua, ma è dura comunque non conoscere che destino ti aspetta: «A me bastano duecento euro e me ne torno a casa». Ivan Vassilj, cuoco, 27 anni, è al limite della resistenza. «Non ho più un soldo, non posso neppure andare a terra a bere un goccetto e mi devo accontentare di telefonare rapidamente alla mia famiglia, che vive a Nicolayev, in Ucraina. Ristoranti? Ma quali ristoranti! Sono io stesso il mio ristorante…». Peccato, Venezia offre tentazioni in ogni calle. L’Autorità portuale veneziana si è mostrata generosa e attraverso la VTP (Venice Terminal Passeggeri) che gestisce la banchina di San Basilio dove è stata ormeggiata la “Delphin”, il 4 novembre scorso ha rifornito la nave con 20 tonnellate di gasolio, acqua potabile e l’ha allacciata ai terminali dell’energia elettrica. Le provviste a bordo non mancano e il confort complessivo è accettabile. Ma non può durare a lungo. Sullo sfondo si profila il rischio della dichiarazione di abbandono nave se le condizioni a bordo non dessero le necessarie garanzie di sicurezza. Il comandante, Igor Gaber, ieri ha trascorso la giornata a bordo, in riunioni con gli avvocati Roberto Mantello e Antonella Pietrobon che tutelano gli interessi dell’equipaggio. Erano presenti anche Giovanni Olivieri, coordinatore dell’ITF, l’International Transport Workers’ Federation, e dirigente della Fit-Cisl. Lui e il collega Paolo Siligato ricostruiscono così la vicenda: «L’armatore tedesco MTC aveva noleggiato una nave da crociera, la “Dolphin Voyager” (quasi omonima della “Delphin”) dalla First One Cruises Ltd, dell’armatore greco Restis. Nel contratto di charter era prevista la riconversione di 72 cabine e il miglioramento delle strutture alberghiere. Secondo il noleggiatore i lavori non erano stati eseguiti e quindi aveva omesso di versare il dovuto. L’armatore greco aveva reagito chiedendo ed ottenendo il sequestro della nave che aveva noleggiato a MTC, nave che ora si trova al Pireo. MTC aveva armato la “Delphin”, di sua proprietà, con la quale aveva effettuato crociere nel Mediterraneo. Fino al 16 ottobre scorso quando, approdata nel porto di Venezia, non aveva più ripreso il mare ed era finita sotto sequestro». Olivieri e Siligato calcolano in circa 4 milioni di euro il debito accumulato dall’armatore di Amburgo. Uno e mezzo ciascuno verso l’armatore greco e la società che aveva fornito il bunker, ossia il carburante. E poco più di un milione alla voce: stipendi equipaggio.»

Tratto da Il Secolo XIX

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