Lettera di una naufraga

di Gaetano Lo Verme


Prendimi la mano. Ti prego non lasciarmi scivolare via. Prendimi per la punta dell’anima, appena in tempo prima di cadere, per l’ultimo respiro leggero, per l’ultima nota di questa musica che sta morendo. Prendimi la mano. Non lasciarmi annegare, gettami la corda affinché riesca a risalire e prendere fiato, trasformati in roccia dove possa appigliarmi e tenermi salda contro il vento di tempesta. Prendimi la mano, sono fatta di nulla, dissolvendomi lentamente nell’aria di me non rimarrà altro che cenere o sabbia e qualche guscio vuoto di conchiglia. La mia nave sta affondando, non ci sono capitani né marinai, né porto dove attraccare, non ci sono mete da raggiungere né orizzonti lontani da scrutare, in cielo si sono mescolate le stelle, ho perso quella che brillava maestra. Prendimi la mano, regalami un respiro, un poco di tempo, uno spazio sicuro dove stare al riparo, un po’ di linfa dove piantare radici e fiorire. Salvami. Sfida la morte e salvami. Solo per una volta. Solo una. Sfida la morte e salvami.

E già solo a scriverle affiora inesorabile l’assurdità di queste parole. Come se al mondo esistessero eroi. Se qualcuno mai è intervenuto, altro non era che se stesso mascherato da angelo.

Allora mi siedo e aspetto. Ferma, radicata nella terra mi trasformerò in albero. Gli alberi sanno, ma rimangono muti. E io con loro.

Dedicato ad Alfonso Lavignani e a tutti i Guardiacosta del mondo.

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Una risposta a Lettera di una naufraga

  1. Gaetano dice:

    Ciao Ezio, la dedichiamo in particolare al 1° capo Maresciallo Alfonso Lavignani! per il gesto (Angelico) che ha fatto. e a tutte le Coast Guard del Mondo!

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