L’odio

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

Ci siamo sempre posti degli obbiettivi da raggiungere nella nostra vita.
Lo hanno fatto anche i nostri predecessori, a volte pagando un prezzo altissimo, pur di garantire ai discenti, ai propri figli, alle nuove generazioni, un futuro migliore.
La storia insegna a capire e per capire bisogna soffermarsi e pensare.
Pensare piano ma con i sentimenti!

Pensare per prima cosa di non ripetere più gli sbagli del passato che siano essi personali o paradossalmente generazionali.
Nell’era della globalizzazione tutto ci sembra a portata di mano  o almeno  “virtualmente” tutto può essere alla nostra portata.
In questo “grande mercato” virtuale, capita anche di essere inconsapevoli testimoni di frasi, slogan e messaggi, fatti e situazioni, che evocano rancori, gelosie e odio verso il prossimo, che pensavamo fossero stati assopiti e sepolti nel tempo.
Nell’era del grande fratello, dei social network, dei blog, ognuno può dire la sua e, per certi aspetti legati alla democratica convivenza, può anche andar bene così.
E allora mi sia consentito dire la mia.
“La storia siamo noi, ribelliamoci a modelli di violenza gratuita, anche verbale, e difendiamo i valori della vita che vengono calpestati quotidianamente. Il figlio prende l’esempio dal padre o  da chi lo ha preceduto e l’odio di chi ci ha preceduto non è mai un bagaglio da ereditare”.

Questo articolo è dedicato a Magdi Cristiano Allam.

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