Un gesto di solidarietà dai Balcani

di Eugenio Marantonio e Luigi Palumbo

Dal giugno 1999, all’indomani della fine della guerra nella ex Jugoslavia  e del rientro dei profughi, opera in Kosovo il “Campo della Delegazione Regionale Caritas dell’Umbria”. La Comunità di Slokuçane che si trova nel villaggio di Radulloc (Comune di Klina) è diventato subito un punto di riferimento per la gente di tutte le etnie (albanesi, serbi, rom, montenegrini).
A dare man forte all’associazione ci sono diversi volontari  che operano su vari fronti come la ricostruzione, il sostegno alle famiglie più povere, l’emergenza sanitaria.
Sono presenti anche volontari della Chiesa Cattolica, Istituzioni locali, personale della Rappresentanza Diplomatica e del Contingente Militare Italiano che si prodigano e si adoperano quotidianamente a portare aiuto e conforto a chi è stato meno fortunato.
Fra i militari inviati in missione in area balcanica si sono contraddistinti, per l’umano gesto di solidarietà, il Luogotenente Eugenio Marantonio ed il Maresciallo Luigi Palumbo della Direzione Generale della Sanità Militare, destinati nella zona per la raccolta dei dati del personale che opera nei teatri operativi così come previsto dal cosiddetto “Protocollo Mandelli” .
I due sottufficiali, nei ritagli di tempo libero a disposizione, non esitano un istante ad aiutare e a donare alla gente della comunità, attimi di serenità.
Il campo accoglie attualmente più di 40 bambini e ragazzi che vivono in situazioni familiari difficili e di estrema povertà (a volte abbandonati per strada al loro destino).
Presso il “Villaggio Italia in Kosovo”, così è stato battezzato, sono stati ospitati circa 52 persone di cui 6 accompagnatori adulti e 46 bambini di età variabile tra i 5 e i 15 anni, il più piccolo ha 8 mesi. I giovani ospiti  sono orfani oppure vengono abbandonati dalle famiglie perché non hanno la possibilità di accudirli.
A capo di questa comunità c’è un italiano, Massimo Mazzali, coadiuvato  dalla moglie Cristina e  dalla famiglia, che non ha esitato ha lasciare l’Italia per dedicarsi alla conduzione di questo centro.

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