La figlia di Krakatoa

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra



Nello stretto della Sonda, tra Sumatra e Giava, si trovava un’isoletta vulcanica, disabitata, che un tempo veniva chiamata Krakatoa.
Nell’agosto del 1883 il vulcano Perbuatan, che in essa s’innalzava, si risveglio e diede luogo ad una delle più catastrofiche eruzioni che la storia ricordi. Dopo una violentissima esplosione l’isola scomparve ed il boato fu talmente forte da essere udito ad oltre 5.000 chilometri di distanza.
L’eruzione diede origine a delle gigantesche onde marina, alte fino a 20 metri, che si propagarono intorno al globo fino al Giappone ed i sintomi del maremoto furono percepiti pure nella Manica. Le onde spazzarono letteralmente le coste di Giava, Sumatra e delle altre isole circostanti, provocando per annegamento 36.000 morti.
Una nave olandese, di medie dimensioni, fu gettata verso la terraferma a due chilometri e mezzo dalla riva e si incagliò ad un’altezza di 9 metri dal mare.
Le conseguenze di tale terribile eruzione continuarono per gli anni successivi. La polvere vulcanica offuscò il cielo di mezzo mondo e le ceneri proiettate nell’atmosfera diedero luogo ad un curioso spettacolo: il sole e la luna apparvero per mesi colorati di porpora azzurro e verde. Però, per almeno tre anni la zona fu privata all’85% dei raggi solari, con gravi conseguenze per le colture agricole.
Nello stretto della Sonda, a 300 metri di profondità, si formò un vasto cratere, l’unico segno di un’isola che un tempo si era elevata a 426 metri sul livello del mare.
Nel 1929, sul medesimo posto, iniziò quasi furtivamente, una modesta azione vulcanica che fece emergere dall’acqua una nuova isola di fuoco, molto più piccola, e che col tempo si innalzò come un virgulto. Gli abitanti della zona in omaggio al vecchio vulcano l’hanno chiamata “Anak Krakatoa”, cioè figlia di Krakatoa.

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