L’invidia

di Gaetano Lo Verme


Per quelli come me, che combattono la vita con la loro ingenuità disarmante, con orgoglio, con dignità e che non mostrano il fianco all’ipocrisia…soccombono soltanto davanti a un piccolo fiore!
La tua invidia sarà la mia forza…

Essa si caratterizza come desiderio ambivalente:di possedere ciò che gli altri possiedono, oppure che gli altri perdano quello che possiedono. L’enfasi è, quindi, sul confronto della propria situazione con quella delle persone invidiate, e non sul valore intrinseco dell’oggetto posseduto da tali persone.
Si può considerare l’invidia come il peccato “opposto” alla superbia: mentre la superbia consiste in un’eccesiva considerazione di sé.
L’invidia è caratterizzata da una bassa autostima e da una esagerata valutazione degli ostacoli e delle difficoltà. Spesso, infatti, il soggetto invidioso possiede delle buone qualità che possono anche essere riconosciute, ma non le considera sufficienti e si ritiene un incapace.
L’invidia può avere radici molto profonde nella personalità di un soggetto. Può essere stata causata da una mancanza di affetto in passato, da un’eccessiva competitività o da dei desideri che sono stati frustrati. Essendo le cause cosi rilevanti, spesso è difficile per un soggetto riuscire a risolvere il proprio problema.
Alla base dell’invidia c’è, generalmente, la disistima e l’incapacità di vedere le cose e gli altri prescindendo da sé stessi: in questo senso, si può affermare che l’invidioso è generalmente frustrato, ossessivo, manipolatore, con pochi scrupoli e talvolta ipocrita.
L’invidioso assume spesso atteggiamenti e comportamenti ben precisi e, quindi, riconoscibili. Tra i più tipici comportamenti dell’invidioso c’è il disprezzo dell’oggetto invidiato (questa cosa, che io non ho, non vorrei comunque averla perché non mi piace); una celebre e proverbiale rappresentazione di questo atteggiamento è la favola di Esopo “La volpe e l’uva”.
L’invidioso può rivolgere invidia non solo verso oggetti materiali, ma anche verso presunte doti possedute dall’invidiato: per esempio, una particolare avvenenza, intelligenza o capacità, uno spiccato fascino; in tali casi, l’invidioso reagisce tentando di disprezzare o di sminuire l’invidiato, perché ai suoi occhi questo è colpevole di evidenziare ciò che l’invidioso non ha. In un certo senso, è come se si sentisse sminuito dall’esistenza dell’invidiato e, in qualche modo danneggiato da questo.

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3 risposte a L’invidia

  1. Roberta dice:

    Un attore trentino, nel nostro dialetto, in uno dei suoi monologhi diceva (più o meno) così:
    “L’è el fegato de quel che invidia che va a remengo, perchè l’invidiato no ‘l sa niente e ‘l sta’ benom”.

    Che tradotto praticamente significa: “E’ il fegato di colui che invidia che si rovina (si ammala), perchè l’invidiato non sa niente (di essere invidiato) e quindi lui sta benissimo (non ha pensieri).”

  2. ezio dice:

    Da facebook

    Non mi piace lo champgne ma non per questo invidio chi lo beve. Voglio dire che se i “sintomi: dell’invidioso sono chiari bisognerebbe evitare di giudicare basandosi su solo alcuni sintomi.
    Orazio Conte

  3. ezio dice:

    Ciao Orazio l’autore sottolineava …L’invidia è caratterizzata da una bassa autostima e da una esagerata valutazione degli ostacoli e delle difficoltà. Comprendo quello che tu dici e il tuo esempio calza benissimo. Un abbraccio
    Ezio Pancrazio Vinciguerra

    … dici benissimo Roberta!

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