Il mio primo viaggio in aereo

Roberta – Ammiraglia88 (*)


Fino a qualche anno fa ho sempre pensato che mai avrei viaggiato in aereo, ma ho dovuto ricredermi e confermare che vale spesso il detto: “mai dire mai”.
Ho sempre odiato l’aereo. Non mi piace sentirmi rinchiusa, non poter aprire il finestrino, non poter alzarmi dal mio posto. E’ vero che non sei incollato al sedile, ma è come se lo fossi. Pensa a cosa succederebbe se tutti i passeggeri si alzassero per fare due passi!
In più non c’è un panorama da vedere, un qualcosa di nuovo da conoscere e che varia. No, lì vedi solo il cielo! Pur essendo una bella visione però è soltanto quella ed è molto limitata: o vedi il cielo, o vedi le nuvole, e se è notte nemmeno quelle, e il discorso finisce lì. Non sai nemmeno dove sei, nessuno ti comunica dove ti trovi e cosa stai sorvolando. Se succede qualcosa, tipo un’avaria? Sei in aria e non puoi far altro che cadere, e da quell’altezza … non ci voglio nemmeno pensare. Fin da bambina, ho sempre pensato che mai sarei salita su un mezzo così anomalo e orripilante.
Per raggiungere la città di Lisbona via mare, con una crociera (viaggio che adoro), ho dovuto scegliere un itinerario in cui era previsto il ritorno in aereo da Amsterdam. Prima di prenotare ho riflettuto bene, perché l’aereo di certo, come hai appena letto, non è mai stato nei miei pensieri.
Alla fine però ho deciso. Quella poteva essere l’occasione per fare il mio primo decollo ed il primo atterraggio. Peccato che poi, la sorpresa finale è stata che ne ho dovuti fare due. Era previsto infatti uno scalo a Monaco e il cambio dell’aereo. Non ti dico i pensieri che mi vorticavano in testa e come stavo. Dopo lo choc iniziale ho amaramente accettato questo imprevisto. Posso pertanto affermare di aver preso ben due aerei in un solo giorno; due decolli e due atterraggi a distanza di poche ore, un record per una contraria come me!
Oggi posso perfino dire che sono stata fortunata! Se il viaggio fosse stato solo quello fatto con il primo aereo, è sicuro che mai sarei salita su un altro! Sembrava una scatola di sardine ed era rumoroso. Pur essendo di una Compagnia molto rinomata era piccolo (una cinquantina di posti, due file da due sedili ciascuna divise da uno strettissimo corridoio) e quindi molto traballante, specialmente alla partenza. All’inizio inoltre non si decideva a decollare, non so quanti km (infiniti!) ha fatto sulla pista. Già non ero tranquilla e in più non sentivo altro che quel rumoroso asfalto sotto le ruote. Ad un certo punto ho pensato: “o si decide a decollare subito, o scendo!”.
Il pilota poi è sembrato poco esperto anche nell’atterraggio, infatti abbiamo rimbalzato un po’.
Durante il volo abbiamo incontrato anche dei vuoti d’aria. Il mio piccolo finestrino è rimasto regolarmente chiuso, né io, né mia madre abbiamo avuto il coraggio di aprirlo.
Appena ero salita, mi aveva subito colpito il fatto che un signore davanti a me, non eccessivamente alto, che si trovava vicino al finestrino, aveva pochissimo spazio tra la sua testa e il soffitto incurvato del nostro “pullman volante”, anzi credo proprio che un pullman sia più grande!
Il pilota aveva dato un avviso solo in lingua tedesca e inglese (in fretta) e perciò non avevo capito un bel niente! Ho visto che tutti si allacciavano le cinture e così ho fatto anch’io. La hostess ha fatto un po’ di gesti (tipo quelli che avevo visto qualche volta in televisione) e … questo è stato il mio primo imbarco su un aereo!
La scena comica è stata al momento di slacciarsi le cinture. All’improvviso ho visto tre persone davanti a me slacciarsi le cinture, nello stesso istante, saltare in piedi e dirigersi verso il bagno. Sembrava che avessero una molla sotto il sedile. Vedendo questo improvviso e rapido movimento, verso quella destinazione, mi sono un po’ allarmata e mi sono detta: io sono qui relativamente tranquilla, mi devo per caso agitare?
Aver cambiato l’aereo a Monaco è stata la mia fortuna! Con il secondo è andata molto meglio, anche se ho avuto un piccolo inconveniente con lo schienale del sedile durante la manovra di salita in quota.
L’aereo era più grande e i sedili molto comodi e larghi, sembravano quasi poltrone. Alla partenza dietro di me erano seduti anche due piloti (o loro colleghi in divisa). Il vederli mi ha dato un po’  di sicurezza; un aereo che ha a bordo, tra i passeggeri, alcuni loro dipendenti deve essere un aereo sicuro!
Il decollo e l’atterraggio sono stati molto delicati tanto che non me ne sono nemmeno accorta.
Il contrattempo di cui ti ho accennato è successo al decollo. La hostess aveva controllato (o meglio, aveva fatto finta di controllare) gli schienali dei vari sedili, compreso il mio, prima di partire. Dico che aveva fatto finta perché poi, per raggiungere la quota prestabilita, l’aereo ha iniziato la salita e questa volta l’ha fatta proprio in verticale! Man mano che si metteva sempre più “in piedi”, il mio schienale si piegava sempre più indietro e praticamente mi sono trovata a testa in giù. Immaginati la scena: io praticamente in verticale e mia madre, che guardava in avanti e perciò non se n’era accorta, che mi chiede come va. La risposta è stata: “bene, se non fosse che sto facendo la verticale!”.
Il resto del viaggio è andato molto bene. Durante il volo il pilota, che era italiano ed aveva anche una voce bellissima, molto rassicurante, ci ha comunicato i dati esterni e qualche altra notizia.
Ad un certo punto la curiosità ha avuto il sopravvento, anche se non completamente. Ho avuto una briciola di coraggio ed ho sbirciato dal finestrino del mio vicino. Ho intravisto un po’ di neve sulle montagne (presumo fossero le Alpi). Ho allora convinto mia madre ad aprire un po’ la “tapparella” del nostro finestrino. La nuova apparizione assomigliava ad un lago; era forse il lago di Garda?
E’ stato un po’ impressionante l’avvicinarsi a Verona, aeroporto dove eravamo diretti. Questo perché anche la manovra dell’atterraggio è avvenuta precisamente come il decollo, praticamente in verticale. Avevo appena cominciato, con un po’ di spavalderia, a guardare fuori dal finestrino, quando ho dovuto girarmi subito dall’altra parte. Le case, piccole da quell’altezza, diventavano spaventosamente grandi e troppo velocemente. Il nostro aereo sembrava precipitare e non si decideva a mettersi “normale”, almeno un poco in orizzontale. Procedeva sempre e comunque a tutta velocità e perpendicolare. In questi attimi mi sono pentita di essere salita a bordo!
Alla fine per fortuna si è raddrizzato e l’atterraggio è stato morbidissimo, non me ne sono nemmeno accorta. Che mano delicata quella che ci ha fatto finalmente toccare terra, complimenti al pilota!
Nel complesso, dopo questa nuova esperienza, posso dire che grazie al secondo aereo successivamente ho avuto il coraggio di salire un’altra volta su uno di questi mezzi di trasporto. Non è mai stato, e penso che mai sarà, il mio preferito.
Se proprio sarò costretta, ma solo in questo caso, probabilmente salirò nuovamente su un aereo, ma la meta dovrà essere un luogo che merita questa penitenza.

(*)
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