La tribù dei nasi rossi

dal sito www.latribudeinasirossi.org

…ci sono luoghi dove i bambini non dovrebbero proprio stare.

Purtroppo ci sono momenti della vita in cui anche bambini e bambine devono recarsi in ospedale ed essere ricoverati per periodi che vorremmo sempre brevi, ma a volte può capitare anche lunghi. Già la “restrizione” in ambienti ospedalieri è di per se una gabbia innaturale per i piccoli. Poi ci sono le cure, a volte vengono loro imposte anche tecniche poco gradite, come le iniezioni, le flebo, o semplicemente le ricerche diagnostiche, con raggi, ecografie, prelievi e quant’altro.
L’azienda sanitaria, nelle proprie pediatrie cerca di alleviare ogni disagio con la professionalità e la sensibilità del proprio personale, ma ciononostante arriva sempre da parte dei bambini ricoverati il momento in cui individuano in quegli uomini e donne con il camice bianco, coloro che procedono alle cure.
Dal 2.000, sono arrivati i “dottori clown”: clown vestiti da medici e da infermieri, per smitizzare la figura dell’operatore professionale che per curare “fa male”, e rubare qualche sorriso a bambini che soffrono.
Si tratta di un supporto terapeutico importante e ormai insostituibili dicono i medici del reparto. A differenza degli adulti, ogni interruzione della propria condizione di ammalato nei piccoli pazienti, rappresenta un miglioramento tangibile e una capacità di reazione alla malattia stessa.
E allora ecco i dottori clown (sotto la maschera e il trucco ci sono giovani e meno giovani), persone che impiegano alcuni pomeriggi liberi per vestirsi da medici e infermieri, ma con i volti pitturati, i nasi finti, i camici disegnati, le parrucche e strani strumenti di cura: le siringhe che diventano gigantesche e senza punte, le flebo trasformate in strani macchinari che miscelano allegria, gioia, sorriso, gioco. In coppia il dottore-clown e l’assistente infermiere-clown ad uno ad uno “visitano” i piccoli pazienti che diventano “impazienti” nel farsi visitare.

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