La prigione

di Gabriella Fogli


Le sbarre non ci sono alle finestre,
ma ci sono nelle mie gambe, nelle braccia,
sono sbarre costruite nel dolore,
invisibili eppure, paradossalmente, invalicabili.
Non esiste mezzo umano che le possa strappare,
ma sono fisse, piantate dentro i miei arti,
dentro gli organi, che come un punteruolo
scavano la carne macilenta ricoperta di piaghe.
Vorrei accoccolarmi e raccogliermi in me stessa,
così come sta l’infante nelle viscere della madre.
Ma nemmeno questo mi è concesso.
Come un burattino mi muovo a scatti.
Orrenda visione priva di armonia e gentilezza. Innaturale.

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