A Te o Grande Eterno Iddio…

di Marino Miccoli

A proposito di PREGHIERA DEL MARINAIO…
Ho letto con grande piacere e interesse lo scritto di GABRIELE GIORNI pubblicato il giorno 18 marzo 2010 sul nostro blog (1). Mi congratulo con  lui per la chiarezza e la ricchezza di particolari che caratterizza l’articolo. Mi ha fatto ricordare due cose: la prima è la commozione che si prova nel recitarla; un sentimento, questo, comune a gran parte di coloro che hanno servito la Patria per anni in Marina.

Al riguardo il mio ricordo personale è questo: nella casa paterna mio padre Antonio Miccoli (2), Maresciallo della Regia Marina in pensione, aveva  appeso in soggiorno un quadretto (che conservo gelosamente ancora oggi)  recante la Preghiera del Marinaio. Ebbene, Egli non riusciva a leggerla per intero senza che i suoi occhi si bagnassero di lacrime. Allora se ne  andava, si allontanava come se non volesse rammentare i ricordi che la  lettura di quella Preghiera gli riportava alla mente.
L’altra cosa che porto all’attenzione di chi legge questa mia lettera è  una vecchia fotografia. E’ un’immagine un po’ rovinata, poiché appare un  alone grigio nella parte inferiore  ma è comunque bellissima e significativa; infatti questo lieve difetto non impedisce di apprezzare  un preciso e intenso momento: proprio quello della PREGHIERA DEL MARINAIO.

Guardatela bene, questa fotografia. Vi invito a soffermarvi sui  particolari : siamo in coperta, a poppa. La nave è il superbo quanto  temibile Regio Incrociatore “Fiume”, un vero e proprio gigante di 10.000  (ripeto: DIECIMILA) tonnellate di stazza, appartenente alla meravigliosa  classe ZARA.
Senza dubbio tra le migliori unità di cui disponeva la Regia Marina  prima della II Guerra Mondiale.
Troverà la sua tragica fine al largo di  Capo Matapan la notte del 28 marzo 1941. E’ proprio la nave che in quell’agguato subì il maggior numero di vittime: degli 841 uomini che componevano l’equipaggio, 813 perirono. Mio padre scampò a quella immane tragedia con altri 27 superstiti. Giova precisare che all’epoca in cui è stata scattata la fotografia (fine anni ’30), mio padre vi era imbarcato in qualità di Maresciallo capo-cannoniere Telemetrista. Ma torniamo alla nostra immagine; sullo sfondo, nella scia del FIUME, si  vede un’unità gemella (sarà il POLA?). Adesso guardiamo l’equipaggio: sono tutti a capo scoperto, divisi in due settori e ordinatamente allineati. I Marinai e i Sottufficiali davanti, gli Ufficiali dietro, sono tutti rivolti verso la Bandiera che sta per essere ammainata proprio mentre il più giovane Guardiamarina recita la Preghiera del Marinaio: ” A TE GRANDE ED ETERNO IDDIO, SIGNORE DEL CIELO E DELL’ABISSO…(3)(4)


Note:
(1)
http://www.lavocedelmarinaio.com/gen10/marinaio.php
(2) http://www.lavocedelmarinaio.com/blog/2010/04/28-marzo-1941-matapan/
(3)
http://www.lavocedelmarinaio.com/apr09/preghiera.php
(4)
http://www.lavocedelmarinaio.com/apr09/preghiere.php

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Una risposta a A Te o Grande Eterno Iddio…

  1. Ho letto la lettera ed ammirato la foto, e l’unica cosa che posso dire e’; che tutt’ora ogni qualvolta leggo o ascolto la Preghiera (Cosa che facciamo in sede tutte le volte che ci riuniamo, oppure alle varie cerimimonie) a me viene la pelle d’oca ed un nlodo alla gola mi assale verso la fine. Nelle ultime Feste in onore di Santa Barbara, a sentirla leggere da mio figlio (Membro simpatizzante)in inglese; e nel vedere l’enfasi che mette nel leggerla, il corpo viene attraversato da brividi indescrivibili.
    Viava La Marina, Viva l’Italia e noi Marinai passati, presenti e futuri!!!

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