Soldatini che passione

di Bengj

Si può dire che da sempre i ragazzi di tutto il mondo hanno giocato con i soldatini. Soldatini di legno, di stagno, di piombo, di gesso, di cartapesta, di cartone, di carta e via dicendo. Come giustificare il fascino e l’attrazione che producono queste piccole immagini, traslazione della realtà mossa dalla imponderabile forza della fantasia?

I colori, le forme, la sconfinata gamma di combinazioni, gli echi ancestrali di remoti rulli di tamburi e squilli di tromba, l’impeto scenografico di rutilanti schieramenti e di cariche immaginarie o soltanto il “trastullo” di gioco?

Il significato “ludico” o giocoso dell’oggetto soldatino può avere mille interpretazioni, ma non si può certo tralasciare che a giocare con i soldatini si dedicarono re, principi, ministri, generali, capi di stato, scienziati, letterati, nonché artigiani, commercianti e contadini, in ogni tempo e luogo, uomini grandi e piccoli e di ogni estrazione sociale.  Dal gioco privato al collezionismo il passo non è poi tanto lungo, come testimoniano le grandi collezioni pubbliche facenti parte di Musei e Gallerie e le non meno note di privati cittadini che ai tempi odierni identificano il loro principale hobby nel costruire, da se stessi e con qualsiasi materiale, soldatini di ogni forma e dimensione raggruppando con i più svariati criteri interi “eserciti”.

La storia dei soldatini, o meglio dei figurini, dal momento che si conoscono anche soggetti civili a carattere religioso, è lunghissima e appassionante. Già nell’antico Egitto e nel mondo classico si trovano tracce di eserciti in miniatura, ma è nel seicento che i soldatini conoscono una certa diffusione, anche se si tratta di pezzi prodotti in metallo prezioso e destinati a principi e nobili. Verso la fine del settecento, in coincidenza con la produzione industriale, il figurino conquista un posto di privilegio nel mondo infantile e del collezionismo. Dai primi pezzi prodotti a Norimberga, bidimensionali in stagno, a quelli tridimensionali in piombo, da quelli in carta fino a quelli in plastica, esercitano un fascino indiscusso. Attraverso le trasformazioni di questi giocattoli è sempre possibile inquadrare l’evolversi dei materiali e dei sistemi di produzione e quindi il mutare della società, raccontandoci un frammento della storia a cui appartengono.

Nei primi anni sessanta nascono i “pezzi unici”. Creati uno per uno da abili scultori, frutto di attente ricerche uniformologiche e di plausibili ricostruzioni storiche, i soldatini moderni devono essere assolutamente fedeli, fin nel minimo dettaglio, all’originale. Ambientati in diorami che vengono costruiti per ospitarli, riproducono campi di battaglia, paesaggi ed elementi scenici (torri, edifici, alberi, accampamenti, ecc…).

Parlare di esercito e di soldati oggi, quando la pace (o meglio la sua ricerca) costituisce uno dei perni fondamentali sui quali si basa la nostra società, può sembrare anacronistico. Ma è vero che proprio in questi ultimi decenni di relativa pace (almeno nel mondo occidentale) si è andato sempre più diffondendo il collezionismo di soldatini.

Il collezionista moderno di figurine storiche è molto spesso uno studioso di storia militare, di tattica, un appassionato di uniformi, rapito dal fascino che bandiere, stendardi, elmi, sciarpe, spalline, gradi, armi bianche e da fuoco di ogni tipo, esercitano.

Quel giusto desiderio per un avvicinamento al fantastico mondo incantato dei soldatini, in bilico tra fiaba e realtà, che mette in miniatura quello che da sempre è il gioco più grande: la guerra.

Nella storia dei soldatini passa la storia del mondo, con le sue vanità, la sua disperazione ed il suo coraggio. Un mondo dove ognuno di noi ritrova le fantasie infantili ed in cui all’amore per la storia si affianca il piacere di rivivere epoche cavalleresche ed eroiche, dove il tentativo di creare un ponte ideale tra noi ed il passato ci spinge, con passione, puntiglio e tenacia a ricercare ed approfondire ogni aspetto di questo hobby che, dopo aver profuso bellezza per gli altri non tiene per se che il piacere di veder sorridere e sognare coloro che giocano o collezionano le proprie realizzazioni.

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Una risposta a Soldatini che passione

  1. carmelo dice:

    E’ stato pubblicato recentemente un libro di 96 pagine, ricco d’immagini di repertorio, che analizza in chiave antropologica i soldatini di plastica Nardi.
    Lo studio, preceduto da una breve biografia dell’autore, evidenzia l’identificazione affettiva di una generazione di bambini al gioco prediletto degli anni ’60.
    I soldatini vengono finalmente considerati come veri oggetti artistici, rivolgendosi anche a tutti gli appassionati per apportare un indubbio “valore aggiunto” alle proprie collezioni.
    Copie del libro sono presenti nella biblioteca privata delle Famiglie Nardi.

    Carmelo Sammartino
    I SOLDATINI DEL CUORE
    Analisi antropologica dei Nardi negli anni ’60
    tra arte, gioco, affettività.

    Il volume è acquistabile sul sito http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1096401
    oppure prenotabile in tutte le librerie Feltrinelli
    (ISBN: 9788891083357)

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