Oh Padre

(Germano Marini)



Oh Padre,
sento scorre nel mio sangue
la tempesta della memoria
che io ho di te.
Sento scorrere nel mio sangue,
le terre violentate
e i luoghi che tu hai
veduto e vissuto senza di me.
Ascolto sulla mia pelle
il nero canto del corvo,
divinità ora grata a quelle terre,
dove per l’infinito volere del fato
non ci si indigna, ma gioisce,
per l’imminente fine del passero
che muore nel freddo delle sue moschee.
Vorrei lavare le ferite,
gettare il sangue all’orizzonte
e parlare con quei morti
che mai nessun sepolcro ha inumato.
Vorrei che le torbide coscienze di coloro
che facendosi scudo della ragione,
bruciano le ali alle rondini
che cercano la primavera…
Vorrei che la ragione
prevalesse sulla sete di potere,
vorrei che un giorno
la parola “guerra”
venisse bandita da tutti popoli,
vorrei che l’odio
non si nascondesse più
nelle diversità delle religioni.
Vorrei un fraterno abbraccio
tra palestinesi ed israeliani,
tra americani ed iraniani,
tra tutti coloro che nella diversità
hanno innalzato barriere
nei confronti dell’umanità e dell’amore.

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