La Posidonia, l’erba di Nettuno

di Marco Lambertini

Su substrati sabbiosi e a detrito, da acque bassissime fino a varie decine di metri di profondità, si sviluppano delle straordinarie vere e proprie praterie sommerse. Sono costituite da Posidonia (Posidonia oceanica), una delle poche piante  fanerogame marine – e non alghe, infatti fioriscono – caratteristiche del Mediterraneo. Le loro foglie nastriformi ondeggiano tra la corrente come vere e proprie praterie fanno al vento. La Posidonia necessita di sufficiente illuminazione solare e si sviluppa da 1 a 30 metri, fino a 50 in acque eccezionalmente trasparenti. Malgrado l’aspetto omogeneo e monotono, la densa coltre di foglie nastriformi nasconde buche, rocce ed è spesso alternata a spiazzi sabbiosi e detrito. Sono un ambiente molto produttivo e ricchissimo di vita. Un ettaro produce 10 tonnellate di biomassa e accoglie fino a 400 specie di alghe e 500 specie tra pesci e invertebrati, praticamente tutti i principali gruppi sistematici. Si tratta di una delle poche piante superiori marine vere e proprie ed è tipica del Mediterraneo. Pianta con tutti gli attributi: radici, foglie, fiori e frutti. Le foglie sono lunghe e nastriformi, con nervature parallele. La pianta ha rizomi striscianti più o meno insabbiati e che terminano rivolti all’insù, da cui partono ciuffi di 5 – 8 foglie. I rizomi sono tipicamente fibrosi e “pelosi”. Le foglie giovani sono verde brillante, le più mature verde scuro e le vecchie imbruniscono in autunno, per poi staccarsi ed essere accumulate sulle spiagge e scogliere. Le foglie piatte e ondulanti sono un ideale substrato per la crescita di molti organismi, sia alghe che animali, che prendono il nome di “epifilli”, ovvero che vivono sulle foglie. Quasi ogni foglia ad un certo punto del suo sviluppo è adornata da un ricco rivestimento di “Briozoi” (che spesso appaiono come un delicato ricamo reticolato bianco), “Idrozoi e altri piccoli microrganismi. Questo fa sembrare molte foglie, come “sporche” di bianco e di altri colori. Di norma le giovani foglie sono dapprima colonizzate da batteri, alghe unicellulari e macroalghe, seguiti da protozoi come i forammiferi e quindi da idrozoi, ecc. I fiori della Posidonia sono piccoli e con stami rossi, non facili da individuare. La fioritura avviene in estate, ma non tutti gli anni – solo in condizioni di elevate temperature dell’acqua. Galleggiano per la presenza di sostanze oleose e così sono trasportati dalle correnti finché il rivestimento, marcendo, li fa affondare sperando di trovare un substrato favorevole per germinare. Spesso sono spinte sulle spiagge dalla risacca in estate. Il principale metodo di  propagazione comunque avviene attraverso la crescita del sistema dei rizomi. Alcuni sono striscianti e con radici che saldano la pianta al fondo; altri si sviluppano in altezza e questo intreccio origina con il tempo un intricato e spesso “materasso” chiamato “matta”.

Dense praterie si sviluppano sui fondali sabbiosi e detritici, talora anche sfruttando un sottile strato di detrito depositato su fondali rocciosi pianeggianti. Frequentemente le praterie si presentano a macchie, più o meno estese, inframmezzate da tratti a sabbia, detrito e rocce. In condizioni ottimali, a profondità al riparo dall’impatto delle mareggiate, un tratto continuo di prateria si può estendere per varie centinaia di metri quadrati e le foglie possono sperare il metro di lunghezza. Gentilmente mosse dalle correnti e il moto ondoso, originano un paesaggio fantastico. Sono poche le specie che si nutrono di foglie di Posidonia (alcuni ricci, le salpe), in quanto hanno un elevato contenuto di cellulosa e anche sostanze repellenti. La maggioranza degli animali che sembrano brucare le foglie in realtà si nutrono della complessa comunità di alghe e microscopici animali che le rivestono.

Durante il giorno producono un’enorme quantità di ossigeno, oltre 15 litri per metro quadro, per poi consumarne durante la notte e creare talora condizioni difficili  per specie bisognose di elevata ossigenazione.

Le praterie di Posidonia sono un’importante area di rifugio e crescita per moltissimi organismi, particolarmente in età giovanili. Pesca a strascico, inquinamento ed eccessivo traffico motonautico e  la “Caulerpa” (un’alga tropicale) hanno ridotto notevolmente l’estensione di queste praterie in molte aree, tanto da sollevare preoccupazioni per la conservazione di questo prezioso e particolarissimo ecosistema.

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