La favola di Posidonia

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

C’era una volta, più di sessantamilioni di anni fa, Giove il re di tutti gli dei, che consegnò in custodia il mare a Poseidone. Il mare era troppo affollato e in quel tempo ci si viveva male a causa dei troppi predatori. I piccoli pesci non avevano vita facile, facevano fatica a rimanere in vita perché l’acqua non conteneva abbastanza ossigeno e non riuscivano a respirare. Poi ogni volta che si alzava il vento ed infuriava la tempesta persino i granchi e i paguri, che uscivano fuori dall’acqua per prendere una boccata d’aria, venivano travolti dalle gigantesche mareggiate che distruggevano le coste e le scogliere. Tutto era sommerso dal mare e la situazione era davvero insostenibile per i piccoli pescetti.

Un giorno Poseidone, mentre dimorava nel suo profondo regno degli abissi, fu avvicinato dai suoi sudditi: vongole, aragoste, gamberetti, delfini, sogliole e da tutti gli abitanti dell’immenso mare, che gli chiesero di porre fine a tutta questa distruzione. Protestarono in modo energico ed efficace dinnanzi al loro dio. Chiedevano a gran voce un po’ di cibo, vivere la loro esistenza in pace e di comune accordo con gli altri abitanti del mare, riprodursi senza essere esposti ai predatori e, soprattutto, non perdere il loro bene più  prezioso: il Mediterraneo, la loro casa!

Il persistente lamento delle sirene e il malinconico racconto dei piccoli pescetti del Mediterraneo, che per la disperazione si erano spinti fin laggiù, nel profondo buio degli abissi, impietosirono Poseidone.

Poseidone meditò a lungo prima di prendere una decisione. Pensava che fosse del tutto inutile salvare delfini, tonni, triglie, alici, calamari e pesci spada se questi poi morivano per la fame. Bisognava assolutamente fare qualcosa per rendere più vivibile il  mondo marino.

Chiese allora a sua figlia Posidonia, la più bella e generosa creatura di tutti gli oceani, di sacrificarsi per il bene di tutto il “Mare”.

Posidonia figlia ubbidiente e giudiziosa accettò, sciolse i suoi lunghi verdi capelli e li distese lungo tutte le coste, circondò le isole e creò una barriera di protezione davanti agli arenili. Da quel momento in poi conchiglie, sardine, totani, astici ed altre piccole creature marine trovarono un confortevole nido dove riprodursi, un luogo appartato e sicuro dove allevare e far crescere i propri nascituri.

I capelli della figlia di Poseidone si trasformarono in una pianta marina: la “Posidonia oceanica”. Tutti i pesci e i loro amici vissero felici e contenti, protetti dalla folta capigliatura di questa pianta marina. Per quello che aveva fatto Posidonia ricevette in regalo dal padre l’immortalità e continuò a vivere nel Mediterraneo fino ai giorni nostri.

Le enormi distese dei suoi capelli formano ancora oggi una barriera subacquea che protegge le coste e porge riparo alle varie specie di pesci, molluschi, spugne, crostacei. Sono un buon riparo per ospitare giovani pesci ed un ottimo dispenser di cibo per l’ecosistema marino, un ambiente quindi, di grande valore per la salute generale degli organismi marini.

Nonostante la sua immortalità oggi Posidonia vive sofferente a causa delle varie malattie che i cattivi “homini industrialis”, “pescatori frodus” e “fighetti navigator” le hanno trasmesso con l’inquinamento, con la pesca a strascico, con l’ancoraggio selvaggio delle barche; strappandole grandi quantità di foglie e fusti, creandole delle ferite che, con il passare del tempo, tendono ad allargarsi, minando la struttura stessa della sua esistenza. Per concludere anche la perfida strega “Caulerpa” (un’alga tropicale) che vuole a tutti costi sostituirsi a Posidonia (nel Mediterraneo), vuole impossessarsi della sua immortalità, tirandogli e strappandogli i bei lunghi capelli ogni qualvolta se ne presenti l’occasione.

Ma senza i capelli di Posidonia la spiaggia si sente mancare e sviene continuamente. Senza di lei i piccoli pescetti non sanno più che pesci pigliare. Si è sparsa poi la notizia che un giorno di questi sarà organizzato un sit-in di protesta dei pescetti e degli abitanti del Mediterraneo per protestare, come in passato in modo energico ed efficace, dinnanzi al loro dio Poseidone. Reiterano ciò che gli avevano richiesto tanto tempo fa e cioè: un po’ di cibo, vivere la loro esistenza in pace e di comune accordo con gli altri abitanti del mare e …della terra, riprodursi senza essere esposti ai predatori e, soprattutto, non perdere il loro bene più prezioso: la distesa dei lunghi capelli di Posidonia! Chissà se questa volta dio Poesidone avrà pietà per sua figlia?

La salvezza del “mare nostrum” unitamente a quella di spiagge, coste, litorali, è legato indissolubilmente alla vita e alla salute delle grandi praterie di Posidonia oceanica. Proteggiamola!

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