La chiesa di San Biagio a Venezia

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

Forse non tutti sono a conoscenza che la Marina ha una chiesa tutta sua, la Chiesa di San Biagio a Venezia. Eretta nel 1502 dalla famiglia Boncigli per comodità di “quelli che dalla parte del mare per il porto del Lido arrivavano a sbarcare a Venezia”. La chiesa fu frequentata dai commercianti greci che approdarono nella città lagunare e ormeggiavano le loro barche sulla Riva degli Schiavoni ora dei Sette Martiri. Nell’anno 1740 il consiglio dei Dieci decretò che “in alcuna chiesa della dominante potesse celebrarsi col rito greco, fuorché in San Biagio”. In seguito, nell’anno 1498, una confraternita greca ottenne il decreto di “permissione” di officiare il rito cattolico greco fino al 1513, anno in cui la comunità greca si trasferì in una nuova Chiesa di San Giorgio. La chiesa, dapprima Parrocchiale, divenne nel 1664 Collegiata.

Al tempo del Piovano Leonardo Ferruzzi la chiesa fu demolita e rifabbricata nel 1754 su disegno di Francesco Bognolo, o di Filippo Rossi, proto all’Arsenale. Venne consacrata forse nel maggio del 1757.

Nel 1807 la parrocchia, per decreto di Napoleone, divenne proprietà del Demanio e, successivamente (1810), venne chiusa e spogliata dei suoi altari. Fu riaperta al culto nel 1817 come chiesa della Imperiale e Regia Marina Austriaca e venne allestita con i cinque altari e la pavimentazione della chiesa di S. Anna a Castello. Vi officiava un cappellano militare che dipendeva dalla Marina e, in quanto rettore della chiesa, anche dal Patriarca. La chiesa data la sua collocazione, era frequentata dagli “arsenalotti” e dalle loro famiglie, dagli equipaggi del naviglio mercantile e da quello delle navi militari del vicino arsenale.

Nel 1818 venne collocata la tomba di Angelo Emo ultimo ammiraglio veneziano, il quale combatté contro il Bey di Tunisi (1784 – 1786). Provveditore Generale da Mar, insignito dell’altissima dignità di Procuratore di San Marco. “Buon marinaio, politico avveduto, soldato ardimentoso, intenditore di tecnica navale e non soltanto navale, lasciò di sé larga memoria in svariatissimi campi, curando la redazione della carta dei mutamenti verificatesi nel regime della laguna veneta, introducendo nelle costruzioni navali la foderatura degli scafi in rame, ideando batterie galleggianti. Figura insigne dell’ultimo secolo dell’indipendenza veneziana, Angelo Emo morì il 3 marzo 1792 nel porto di Malta, “non senza sospetto di veleno”. Con Emo si spense l’ultimo grande Ammiraglio della Serenissima “può anzi dirsi scendesse Ella con lui nel sepolcro; venne con lui a mancare, l’ultimo suo eroe, la grandezza veneziana sul mare si estinse affatto, come svanita era da lungo tempo nelle guerra tenutesi”.

Il monumento in suo onore all’interno del Museo Navale è firmato da Giovanni Ferrari, detto il Torretto.

Nel 1958 la Marina restituiva la Chiesa al Demanio dello Stato. Finalmente nel 1991, dopo la ristrutturazione ed il restauro dei due affreschi del soffitto, con l’intervento del Magistrato delle Acque e la Soprintendenza ai Beni Artistici, fu data al Museo Storico Navale che l’aveva richiesta come “zona espositiva”. Attualmente vengono a officiate funzioni religiose per il personale della Marina Militare da parte di Padre Manuel Paganuzzi (sottotenente di vascello cappellano militare) che ha il non facile compito di perpetuare, malgrado le ristrettezze economiche, la secolare tradizione cristiana marinara della chiesa di San Biagio a Venezia.

Per ulteriori informazioni sulle visite rivolgersi a fra.manuel@libero .it

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2 risposte a La chiesa di San Biagio a Venezia

  1. Arpalice Boldrin dice:

    C’è’ un errore: l’ammiraglio e’ Angelo “EMO” non ELmo

  2. admin dice:

    Buongiorno Arpalice Boldrin, grazie per il suggerimento.

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