Donna di Gianfranco Jannuzzo

Vieni… vieni qui a sederti…
accanto a me… su queste colonne
che un tempo puntavano al sole,
che nessun vento ha mai fatto
vacillare, piantate in questa terra
come segni di un eterno ritorno…
siedi e troverò le parole che forse
non ho mai pronunciato… noi,
noi uomini dalle mani sempre
un po’ troppo grosse, dai gesti
impacciati, dagli abbracci goffi
e sbadati, noi uomini a volte tiranni
a volte signori indulgenti,
noi uomini che lasciamo ai poeti
sempre i versi migliori, noi uomini
che amiamo una donne senza
dirglielo mai… tu, invece, paziente,
lo hai desiderato in silenzio,
hai sperato che la tua fragilità
trovasse riparo nelle mie parole,
se mai ci fossero state, e per questo
ha saputo aspettare… lo so bene,
sono le parole di chi ti ama a
renderti più forte…ora lo so  e sono
pronto a raccontarti tutte le donne
che vedo, quando vedo te…
donne di mare, donne di terra,
rocce e sirene, sagge come questi
olivi e forti come queste querce,
tenaci e impenetrabili come
i veli neri che coprono il capo
delle nostre vecchie, donne con
le labbra rosse e la pelle cotta
dal sole, donne così facili da amare
che vivono nei campi come zingare
a bagnare mani nell’acqua,
a lavare vesti di uomini che
a loro solo appartengono,
oppure silenziose sui ciottoli
sconnessi del sagrato di una
cattedrale, donne dagli occhi
come binari che corrono fino
alle terre dove tutte le memorie
sono custodite…

(*) tratta dall’opera teatrale “Girgenti amore mio”
di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo
regia di Pino Quartullo

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