Storia della scrittura

Quante volte abbiamo cercato una penna e quante volte l’abbiamo chiesta in prestito nei momenti di bisogno? Quanto tempo è passato da quando l’uomo primitivo incideva con una pietra o un osso le pareti per abbellire e decorare le caverne? E l’uomo, quando ha iniziato a codificare il proprio pensiero tramutandolo in segni ideografici corrispondenti ad oggetti o idee? La storia o meglio la Preistoria comincia con la comparsa dell’uomo sulla terra e finisce circa 5.500 anni fa con la nascita della scrittura. La storia, quindi, ha inizio quando l’uomo produce i primi documenti scritti. Nel Paleolitico o “età della pietra antica” (2 milioni di anni fa – 12.000 anni fa) l’uomo cominciò a vivere in clan o tribù e a comunicare non solo per mezzo di gesti ma con suoni che divennero sempre più articolati fino a costruire un vero e proprio linguaggio. In questo periodo l’uomo realizza le prime opere d’arte, incidendo e dipingendo le pareti nelle grotte in cui trovava rifugio; i graffiti e le pitture rupestri rappresentavano momenti di caccia. Nel Neolitico o “età della pietra nuova” (12.000 mila anni fa – 6.000 mila anni fa) l’uomo cominciò a perfezionare e fabbricare strumenti di vita quotidiana utili soprattutto per l’agricoltura e ad allevare ed addomesticare alcuni animali. L’abbondanza di cibo gli permetterà di non spostarsi più da un luogo ad un altro e da nomade divenne sedentario (in questa era l’uomo utilizza la terracotta e lavora i metalli). La storia della scrittura, almeno sui libri di testo ufficiali, inizia nell’ultima fase del neolitico (8.000 – 2.000 anni fa) ad opera dei Sumeri che furono i primi abitanti della Mesopotamia (oggi Iraq). I Sumeri erano politeisti e adoravano divinità legate ai fenomeni naturali. Gli dei, immortali e per lo più personificazioni di forze naturali, erano numerosissimi. Tra essi emergevano il dio del cielo (Anu), dell’aria (Emlil) e dell’acqua (Enki), e la triade astrale Namar, Utu, Inanna personificazioni della luna, del sole e della stella Venere. La scrittura dei Sumeri nacque per esigenze pratiche: i sacerdoti dovevano registrare le scorte alimentari depositate nei templi e per farlo ricorrevano a piccoli segni che incidevano su tavolette d’argilla per mezzo di un bastoncino. I segni così ottenuti, di forma triangolare, sono detti “cunei” e perciò la scrittura sumera è detta cuneiforme. Fin dalle epoche più antiche l’uomo ha lasciato tracce e segni per rappresentare oggetti, animali, persone avvenimenti. Tuttavia possiamo affermare che una vera e propria forma di scrittura nacque quando l’organizzazione economica delle società antiche divenne più complessa e gli uomini dovettero registrare le scorte alimentari che accumulavano nei templi. In un primo tempo i Sumeri si servirono dei “pittogrammi”, cioè di rappresentazioni semplificate dell’oggetto che volevano indicare (per esempio per indicare dieci vasi di vino si disegnava un vaso seguito da dieci lineette o cerchi). A poco a poco, il segno usato passò ad indicare non l’oggetto ma l’idea ad esso collegata: questi nuovi segni erano gli “ideogrammi” (per esempio nel nostro caso non il vaso di vino ma il bere). La vera rivoluzione nel campo della scrittura, però, avvenne quando i Sumeri con un segno non vollero più rappresentare un oggetto concreto, ma l’insieme dei suoni che essi emettevano ogni volta che pronunciavano il nome dell’oggetto stesso: nasceva così la scrittura “sillabica”, cioè che riproduce le sillabe delle parole. La scrittura cuneiforme dei Sumeri è la prima scrittura sillabica conosciuta (4.000 a.C.).
La sillaba per l’appunto è un suono o gruppo indivisibile di suoni che si pronunciano con una sola emissione di voce, ed è composta da una o più consonanti e da almeno una vocale. Dalla Mesopotamia la scrittura si diffuse in tutto il vicino Oriente, per usi non solo commerciali o amministrativi, ma anche religiosi e letterali. Gli archeologi, infatti, hanno ritrovato vere e proprie biblioteche e archivi di tavolette, molto utili per conoscere gli usi dei popoli che le hanno incise (vedasi articolo sul notiziario della Marina del mese di aprile 2003 “l’archivio”). Mentre in Mesopotamia si sviluppava la civiltà sumera, lungo il corso del fiume Nilo sorgeva un’altra importante civiltà, quella degli Egizi. La struttura della società egiziana si può facilmente paragonare come una loro piramide dove al vertice c’era il faraone (dio dai poteri illimitati), nobili e sacerdoti (consiglieri del faraone); scribi (uomini che conoscevano la scrittura, riscuotevano le tasse e registravano e tenevano i conti dei faraoni e scrivevano le leggi); guerrieri; artigiani, mercanti e contadini ed infine gli schiavi. A similitudine dei Sumeri anche gli Egizi erano politeisti e conoscevano la scrittura e molte delle informazioni che abbiamo oggi sulla loro civiltà ci deriva dalle iscrizioni e dai papiri. Il loro sistema di scrittura era molto complesso.I segni, chiamati “geroglifici” potevano avere più significati: infatti indicavano sia oggetti concreti sia le azioni collegate agli oggetti stessi (per esempio il disegno di un uccello indica sia l’animale sia l’azione di volare). I segni geroglifici (circa 3.000) avevano valore ideografico e fonetico. Il termine geroglifico (letteralmente significa segno sacro) fu introdotto da Clemente Alessandrino e la scrittura geroglifica fu decodificata nel 1822 dal francese J.F. Champollion. Le “civiltà dei fiumi” e le “civiltà del mare” hanno lasciato un enorme patrimonio storico sulle scritture. La storia del popolo ebraico è narrata dalla Bibbia, il libro che, secondo gli Ebrei, è stato ispirato da Dio. E che dire della cultura in Grecia considerata la base della nostra civiltà dell’Italia meridionale? In Grecia nacque la filosofia (letteralmente amore del sapere) e i primi studiosi pensatori che cercavano di rispondere a domande sulla vita, sul mondo e sull’uomo (Socrate, Platone e Aristotele). I Greci abili navigatori, esportarono la loro cultura ai popoli del sud Italia fondando le colonie della cosiddetta “Magna Grecia”. Gli Etruschi, invece, occuparono l’Italia centrale (Toscana, Umbria e Lazio) a partire dal 1.000 a.C.. Non si conosce con esattezza la provenienza di questo popolo, alcuni storici sostengono fossero giunti in Italia dall’Asia Minore, forse furono una popolazione originaria della nostra penisola. Un fatto è inconfutabile: gli Etruschi conoscevano la scrittura, come testimoniano le numerose iscrizioni ritrovate. Le parole erano scritte da destra verso sinistra ed erano unite fra loro. Per molto tempo gli studiosi non sono riusciti a decifrare l’alfabeto etrusco, ma oggi la maggior parte dei termini rinvenuti è stata tradotta. Un altro popolo della civiltà del mare abile nella navigazione e nel commercio furono i Fenici. I Fenici ebbero il merito di perfezionare e diffondere l’alfabeto, una forma di scrittura che rappresentava i suoni della voce con 22 lettere: così con pochi segni, si potevano scrivere moltissime parole.
L’alfabeto fenicio comprendeva soltanto le consonanti; furono i greci ad aggiungervi le vocali, modificare la direzione della scrittura spostandola da sinistra a destra e a trasmetterlo a noi come lo conosciamo oggi. L’origine del nome alfabeto deriva dalle prime lettere dell’alfabeto fenicio “alef” e “bet”. Sebbene rudimentali forme di alfabeto possono considerarsi le prime scritture petrografiche (correttamente, però, queste fanno parte della scrittura ideografica, espressa cioè atraverso gli ideogrammi, rappresentazioni grafiche e simboliche di un concetto), spetta ai Fenici, secondo la tradizione, il merito della prima sistematica organizzazione di questi segni, raccolti in numero di 22, di contro all’elevatissimo numero (parecchie centinaia) degli alfabeti egizi a carattere cuneiforme e geroglifico. Discorso a parte meritano le civiltà dei fiumi dell’India e della Cina settentrionale e centrale, con la pianura del Fiume Giallo e le odierne province di Henan, Habei e Shadong. Recenti ritrovamenti di alcuni ideogrammi del 6.000 a.C. porterebbero a pensare che la culla della scrittura sia in Cina e non in Mesopotamia. Infatti la scoperta di tracce di scritture sui gusci delle tartarughe risalirebbero all’ultima fase dell’età della pietra, precisamente al neolitico. I simboli individuati sul guscio delle tartarughe sono, a detta degli archeologi, 11 ideogrammi, inoltre il luogo del ritrovamento, 24 tombe dissotterrate a Jiahu nella provincia di Henan in Cina occidentale, e gli altri resti riesumati, tra cui ossa umane, non lasciano dubbi su quei segni che risalirebbero a 6.660 – 6.200 anni a.C.. Quindi, se l’interpretazione degli studiosi non è errata, gli antenati cinesi della dinastia Shang aveva ideato un metodo di scrittura ideografica, già 4.000 anni prima dei Sumeri. Su questo la comunità degli archeologi non è del tutto concorde e ritiene che i cinesi 6.000 anni fa non avessero ancora una cultura così evoluta da comprendere un sistema di scrittura.
Tuttavia i tratti che appaiono sulle uova della tartarughe decorate ritrovate sono interpretabili come segni rappresentativi di qualche significato o idea, e sono simili alla scrittura cinese degli Shang (un occhio, un riquadro a forma di finestra e i numerali). Sicuramente ciò che è stato rinvenuto non è il significato dei segni bensì la loro struttura grafica che si sarebbe evoluta più tardi nella vera e propria scrittura degli Shang. Le scritture antiche hanno permesso alle civiltà mondiali di evolversi e, grazie a questo favoloso strumento di comunicazione, gli appartenenti ad una determinata comunità dialoga attraverso il linguaggio. Tutte le scritture sono un sistema di segni arbitrari che una comunità sociale crea o adatta per il proprio uso e che permette di fissare e riprodurre le frasi parlate. Ciò significa che vi è un determinato comportamento fatto di gesti, di atti, di suoni, di segni che esprimono “stati soggettivi” (emozioni, bisogni, desideri) e “stati oggettivi” (come avvenimenti esterni e che sono percepibili dagli altri fuori di noi che sono preventivamente informati attraverso un significato legato a quei segni). La scrittura rappresenta la tappa più importante dell’evoluzione del linguaggio. Abbiamo constatato che l’uomo passando prima per una “stadio preverbale” originario e primordiale per poi arrivare ad uno “stadio verbale” con l’uso di una lingua articolata composta di fonemi identici di un dato gruppo e quindi comprensibili per tutti gli individui che compongono quel gruppo, è pervenuto “all’espressione grafica” quando ha avvertito la necessità di fissare in segni scritti rappresentazioni di eventi o stati emotivi. In questo passaggio la scrittura ha avuto tre fasi: fiosiografica, ideografica e fonetica. Nella fase fisiografica l’uomo ha rappresentato schematicamente un oggetto con un disegno, nella fase ideografica l’uomo ha aggiunto dei segni provocando una modificazione del significato da concreto ad astratto (come dimostrano l’evoluzione degli ideogrammi cinesi e giapponesi); nella fase fonetica vi è da parte dell’uomo un graduale abbandono dei disegni/oggetti e il segno grafico si lega ad un suono. Nasce l’alfabeto, la struttura sillabica, grammaticale, sintattica scritta. Segni e suoni sono identici per gruppi di individui che finiscono per usarli e che gli permetteranno di comunicare tra loro in maniera convenzionale (linguaggio). (Pancrazio “Ezio” Vinciguerra)
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